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Dichiarazione Iva, armonizzazione necessaria per la lotta allÂ’evasione
di Michela Forastieri

La Commissione Ue sta lavorando ad un formato standard unico per tutti gli Stati membri. Semplificare gli adempimenti è il primo grande passo verso la tax compliance

Tags: Economia, Iva, Evasione Fiscale



ROMA - Lo scorso 23 ottobre la Commissione Ue ha formalizzato la proposta di introduzione di un nuovo formato standard della dichiarazione IVA al quale dovranno adeguarsi, molto probabilmente dal 1° gennaio 2017, tutti gli Stati Europei.
Gli obiettivi che si prefigge tale decisione sono essenzialmente due.

Innanzitutto quello di semplificare gli adempimenti dei contribuenti, prevedendo la compilazione di sole 5 voci obbligatorie con possibilità, per ciascuno Stato, di aggiungerne altre 21 (quindi complessivamente 26) per consentire la rilevazione di dati riguardanti l’applicazione di particolari disposizioni in materia di esenzioni o regimi speciali. Si prevede un risparmio di oneri burocratici, in ambito europeo, di circa 15 miliardi di Euro all’anno.

Poi quello di rendere più facile il controllo fiscale, per contrastare più efficacemente l’evasione e le frodi IVA che, nel 2011, hanno raggiunto un ammontare pari a 193 miliardi di Euro. E, a tale proposito, l’Unione Europea non ha mancato di evidenziare che la presenza in alcuni Stati di aliquote elevate e di sistemi di applicazioni del tributo troppo complicati favoriscono l’evasione, auspicando evidentemente una effettiva armonizzazione dell’IVA tra tutti gli Stati dell’Unione. Molto probabilmente ha pensato pure alla mancata attuazione del regime definitivo del sistema di applicazione dell’Imposta sul valore aggiunto negli scambi intracomunitari, visto che il regime transitorio che ancora si continua ad applicare e che qui in Italia trova fondamento giuridico nel D.L. 331 del 1993, non sarebbe dovuto andare oltre il 31 dicembre 1996.

Così, dal 1° gennaio 2017, secondo quanto annunciato dalla Commissione UE, la dichiarazione IVA dovrebbe essere facilmente leggibile da tutti, con sole 5 voci obbligatorie riguardanti il credito IVA, il debito IVA, il saldo algebrico di queste due voci, l’importo da pagare e quello da rimborsare. In pratica, una sorta di semplice rendiconto periodico dell’IVA dovuta o di quella a credito.

A proposito di periodicità, secondo la Commissione Europea la dichiarazione dovrebbe essere mensile e, solo per le aziende minime, trimestrale. La maggiore frequenza delle dichiarazioni standard europee dovrebbe essere giustificata dal venir meno di altri adempimenti che attualmente affiancano la dichiarazione al fine di fornire alle Amministrazione fiscali informazioni necessarie per il controllo e per l’applicazioni di specifiche disposizioni.

Questo vuol dire che insieme alla dichiarazione in formato europeo dovrebbe essere realizzata anche una effettiva semplificazione degli adempimenti, onde ridurre al minimo non solo le indicazioni da aggiungere nella dichiarazione (che comunque, come già detto, non possono essere più di 21), ma anche le rilevazioni contabili che stanno a monte delle indicazioni e che comportano oneri amministrativi rilevanti per i contribuenti.

Comunque, il 2017 è ancora lontano. Speriamo, nel frattempo, che venga finalmente portato a compimento nel nostro Paese il progetto di semplificazione contenuto nella “delega fiscale”, semplificazione la quale, a prescindere dalla periodicità e dal formato della dichiarazione annuale così come previsti attualmente in Italia, allevierebbe notevolmente i nostri contribuenti, incrementando il rapporto di fiducia verso il fisco, facendo aumentare la “compliance” e contribuendo, con il risparmio di consistenti oneri amministrativi, a realizzare la “crescita” indispensabile per allontanarci dalla brutta palude economica nella quale, da troppo tempo, siamo immersi fino al collo.

Articolo pubblicato il 05 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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