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Case e aziende all'asta, lo sciopero della fame degli ex assessori
di Redazione

Protesta plateale a Vittoria contro la vendita giudiziaria. La proposta: i crediti li acquistino le banche regionali come Irfis, Ircac e Crias. 

Tags: Vittoria, Fame, Sciopero, Casa, Asta



VITTORIA (RG) - Ieri l'imprenditore ortofrutticolo Angelo Giacchi, già assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Vittoria, ha iniziato lo sciopero della fame davanti alla prefettura di Ragusa per porre l'attenzione sul triste fenomeno delle aste giudiziarie per la vendita di aziende e case; oggi a sostenerlo nella sua battaglia è intervenuto Giovanni Cirnigliaro, anche lui ex assessore comunale di Vittoria, non nuovo a queste proteste: lo scorso anno, per tanto tempo, diede vita allo sciopero della fame per la mancata apertura dell'aeroporto di Comiso.
 
Cirnigliaro ha iniziato stamani lo sciopero della fame e della sete. La protesta è la punta dell'iceberg di un fenomeno sulle aste giudiziarie che, purtroppo, lo scorso 15 maggio, portò il muratore di Vittoria, Giovanni Guarascio, a darsi fuoco perché la sua casa era stata venduta all'asta. Memore del 'caso Guarascio', Giacchi non vuole vuole perdere il suo patrimonio, avuto in eredità dal padre, ma chiede che il governo nazionale e siciliano individuino soluzioni legislative per risolvere questo dramma sociale. Proprio oggi la sua casa e la sua azienda erano state messe all'asta in uno studio di consulenza di Vittoria, ma nessuno ha presentato alcuna offerta e quindi fra 20 giorni il rito si ripeterà.
 
La proposta di Giacchi è quella di cedere l'azienda non tramite queste aste ma "vendere i crediti alle banche regionali come l'Irfis, l'Ircac e la Crias che acquistandola potrebbero garantire il ripristino dell'azienda diluendo il debito alle imprese in 10/15 anni a tasso agevolato per rimettere in moto il ciclo produttivo e salvare centinaia di posti di lavoro".

Articolo pubblicato il 06 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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