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Quotidiano di Sicilia

Costruzioni abusive sulla costa di Marsala
di Vincenza Grimaudo

Per anni il litorale è stato deturpato dal cemento grazie anche all’indifferenza degli Enti responsabili. Ruspe a rilento e Comune in stand-by

Tags: Marsala, Abusivismo, Patrizia Montalto



MARSALA (TP) – Il territorio della vergogna. Così potrebbe essere ribattezzata la fascia costiera marsalese, simbolo di una Sicilia in cui il mattone selvaggio non ha risparmiato neanche le spiagge e il mare. Una zona dell’Isola in cui la lottizzazione è stata tale e così incontrollata da essere stati creati dei varchi al mare privati, con cancellate e lucchetti che per decenni hanno impedito l’accesso ai bagnanti. Una storia fatta non solo da abusi tout court, ma anche di infiltrazioni criminali nella Pubblica amministrazione, capace di garantire concessioni senza un minimo controllo.

Impressionanti, in tal senso, le immagini delle aerofotogrammetrie messe a confronto tra il periodo antecedente l’entrata in vigore della legge sul divieto di realizzare abitazioni entro i 15 metri dalla fascia costiera (Lr 78/1976) e il 2011, quando l’Agenzia del Territorio ha effettuato una nuova ricognizione. Si scorgono intere colate di cemento di cui prima non vi era traccia, segno che l’abusivismo incontrollato è andato avanti senza sosta.

Allo stato attuale il Comune di Marsala ha una lunghissima lista di edifici da abbattere - se ne contano per l’esattezza 519 - ma a distanza di due anni dall’avvio delle pratiche ne sono stati demoliti soltanto una ventina. Eppure l’effetto dell’abusivismo potrebbe essere anche più devastante.

Così ha fatto intendere un recente report realizzato dall'associazione Orizzonti futuri (costituita da un gruppo di marsalesi proprietari di case per cui è stata disposta la demolizione) che recentemente è tornata sulla questione fornendo altre aerofotogrammetrie del 1978. Le immagini dimostrerebbero come parecchi edifici sanati grazie alle dichiarazioni dei proprietari – i quali hanno attestato di averli realizzati prima del 1976, anno di entrata in vigore della legge regionale che vieta gli interventi edilizi entro 150 metri dal mare - in realtà sarebbero stati costruiti in epoca successiva e non potevano dunque essere regolarizzati. Nonostante ciò, non figurerebbero nella lista degli edifici da abbattere stilata dal Comune. Secondo l’associazione sarebbero oltre 2.600 le costruzioni irregolari e per questo è stato chiesto un nuovo censimento.

Anche a seguito di questi nuovi sviluppi, lo scorso dicembre il procuratore capo di Marsala, Alberto Di Pisa, ha inviato al Comune una nota ufficiale con cui si invitava l’allora sindaco Renzo Carini e i competenti uffici ad attivarsi per la verifica di tutte le licenze rilasciate in sanatoria, annullandole in via amministrativa qualora, esaminando le aerofotogrammetrie del 1978, si accertasse l'inesistenza delle strutture realizzate, sulla carta, prima dell'entrata in vigore della legge regionale numero 78 del 1976.

I proprietari che avrebbero dichiarato il falso, pur non rischiando un procedimento penale (reato estinto per prescrizione), potrebbero però subire l'acquisizione degli immobili contesi al patrimonio comunale e poi l’abbattimento con le ruspe. Un procedimento penale, però, per omissione d'atti d'ufficio, potrebbe scattare nei confronti di amministratori e funzionari comunali in caso di mancate verifiche.

Al di là della fraudolenta azione dei proprietari delle abitazioni esistono comunque delle specifiche colpe anche del Comune. Come mai non ci sono stati controlli stringenti sulle autodichiarazioni? Ma soprattutto perché l’Ente non si è mai opposto, in questi ultimi trent’anni ai ricorsi al Tar presentati da chi ha commesso abusi edilizi, anche quelli lungo la fascia costiera deturpata da mostri che impediscono l’uso del bene pubblico ai cittadini.

L’iter delle demolizioni, intanto, va a rilento. Dopo il primo lotto di abitazioni abbattute nel 2011 (22) non si è più mosso nulla. Solo la scorsa estate è stata data in appalto un’altra tranche di interventi, che però non sono ancora partiti.


Collaborazione necessaria per fermare gli irregolari

MARSALA (TP) - Un protocollo d'intesa per la demolizione dei manufatti abusivi con sentenza già passata in giudicato è stato siglato recentemente, nella sede della Prefettura di Trapani, tra la Procura di Marsala, la Sezione di Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani, Prefettura, gli assessorati regionali al Territorio e Ambiente e alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica, il Comune di Marsala e gli ordini provinciali di Ingegneri, Architetti e il Collegio provinciale dei geometri.
“Il protocollo - ha affermato il sostituto procuratore di Marsala Bernardo Petralia - prevede che gli ordini tecnici mettano a disposizione le loro forze giovanili a un prezzo irrisorio per fornire le consulenze preparatorie alle demolizioni, che i Comuni si facciano carico delle spese assolvendo a degli obblighi specifici, mentre la Procura dovrà sovrintendere sotto il controllo e la vigilanza di due assessorati regionali”.
La legge è uguale per tutti. Finora sono scattate le demolizioni per abusivismo solo a Marsala. L'intervento delle due Procure lascia presagire come si vogliano sensibilizzare tutti gli altri Comuni per adeguarsi alle disposizioni di legge. Effettivamente a Marsala, seppure a rilento, le precedenti amministrazioni hanno avviato le prime demolizioni. Ora si teme soprattutto che si possano nuovamente verificare quei problemi di ordine pubblico che già si registrarono nel 2011, quando partirono i primi abbattimenti. Il momento di maggiore difficoltà si ebbe quando diversi abusivi presidiarono il sito in cui si trovava la prima casa da demolire non permettendo di fatto ai mezzi della ditta appaltatrice di procedere all'abbattimento. All’epoca fu necessario l’intervento degli uomini in assetto antisommossa del Nucleo di Palermo, muniti di manganelli per cercare di stringere un cordone attorno alle persone radunate a protestare.


Il caso dell’assessore nella lista degli abusivi. Patrizia Montalto: “Non ho commesso alcun illecito”

MARSALA (TP) – Si vocifera che sul lungomare convergano gli interessi di molte persone. Non ci sarebbe politico o esponente delle istituzioni del passato che non abbia legami diretti o indiretti con le proprietà delle abitazioni abusive. Da qui le malelingue che vorrebbero proprio l’Ente municipale complice di uno scempio a cui si assiste e contro cui si interviene a rilento.
Due anni fa, quando ancora era in carica come sindaco Renzo Carini, esplose il caso dell’assessore Patrizia Montalto (ancora oggi in carica, nda), che venne investita dalla bufera delle polemiche per essere stata individuata come una delle proprietarie delle abitazioni abusive. Lei si è sempre difesa: “Non ho commesso alcun illecito né penale né civile, anche perché quando sono diventata comproprietaria di quella casa, di cui mia madre ha l’usufrutto, avevo appena 10 anni. Ho ricevuto l’immobile come comproprietaria nel 1985 con atto notarile attestante l’avvenuta sanatoria. Per 36 anni il silenzio assoluto, poi un avviso di accertamento da parte dell’ufficio Territorio e Ambiente”.
All’assessore Montalto è stata dichiarata la nullità della concessione in sanatoria per la villa a mare sul litorale Sud, costruita dalla nonna dopo l’entrata in vigore della legge 78/76. La nullità della concessione, o decadenza del beneficio, è stata adottata perché si è scoperto, mediante le aerofotogrammetrie fatte effettuare lungo tutta la costa siciliana dalla Regione siciliana nel 1978, che contrariamente a quanto dichiarato dall’interessata (la nonna dell’assessore, nda), nessun edificio era esistente nell’area dove insiste la villa prima del 1978 e quindi non poteva essere esistente neanche nel 1975 come dichiarato.

Articolo pubblicato il 08 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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