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Quotidiano di Sicilia

Fondi Ue 2014/20, futuro ancora incerto
di Massimo Mobilia

Mentre la spesa certificata del settennio 2007/13 è ferma al 32,2%, regna grande incertezza sulla divisione delle nuove risorse. Falgares: “Lo stato dei negoziati per la nuova programmazione è molto arretrato”. Novità in primavera

Tags: Unione Europea, Fondi, Rosaria Barresi, Concetta Raia, Nino Dina, Carlo Trigilia, Vincenzo Falgares



PALERMO - Futuro ancora incerto e tutto da scrivere quello dei fondi europei di cui la Regione siciliana potrà beneficiare a partire dal 2014, momento in cui è previsto l'avvio del nuovo ciclo di programmazione comunitaria fino al 2020. Non sembrano serviti a nulla sino ad ora i continui incontri tra i rappresentanti delle Regioni, il Governo nazionale e i vertici europei nel definire l'ammontare delle nuove risorse. Resta sul tavolo della Commissione Ue la proposta del ministro per la Coesione territoriale, Carlo Trigilia, di destinare 21,1 miliardi di euro all'Italia, di cui 16,1 per le regioni Obiettivo Convergenza, cioè Calabria, Puglia, Campania e la nostra Sicilia, ma resta il mistero su quelle che saranno le singole disponibilità regionali.

A conferma di questa preoccupante fase di stallo è arrivata l'audizione in Commissione Affari europei dell'Ars, presieduta da Nino Dina - nella seduta del 2 ottobre, ora resa pubblica - da parte del dirigente generale del dipartimento Programmazione, Vincenzo Falgares, il quale non ha potuto far altro che ammettere che “lo stato dei negoziati per la programmazione 2014-2020 è molto arretrato e, probabilmente, i regolamenti saranno approvati non prima delle elezioni europee della prossima primavera”, aggiungendo che “il punto di maggiore tensione tra le parti è costituito dalla individuazione delle cosiddette condizionalità ex ante, cioè i prerequisiti che gli Stati dovranno rispettare per stipulare gli accordi di partenariato”.

Eppure mancano pochi mesi al 2014 e alla fine dell'attuale ciclo di programmazione 2007-2013 in cui, se di rispetto delle regole si vuol parlare, certamente la Sicilia non ha mai rappresentato un modello. Basta ricordare che su circa 16,7 miliardi di euro di fondi strutturali la spesa certificata al primo semestre di quest'anno è stata appena del 32,2% e non può costituire alibi la regola del N+2 secondo cui l'Ue accorda due anni di tempo in più alle Regioni per spendere le cifre impegnate. Lo ha ricordato il presidente della Commissione Ars per l'esame delle attività dell'Ue, Concetta Raia, secondo la quale bisognerà attendere il 31 dicembre 2015 per valutare correttamente il rischio di perdere risorse.

Nulla è stato detto sull'ammontare della spesa certificata da parte dello stesso Falgares, che si è limitato a ricordare come le risorse del Fesr sono scese a 4,3 miliardi di euro in virtù del dirottamento di somme a favore del nuovo Piano di Azione e Coesione, per circa 2,5 miliardi (come da tempo il QdS aveva anticipato). “Ad oggi non si può effettivamente affermare che la Regione abbia perduto finanziamenti - ha dichiarato il capo della Programmazione - nonostante non possa essere disconosciuta una certa inefficienza dell'amministrazione regionale e di molti Comuni sulla spesa", rinviando una verifica più attendibile a giugno del 2014. Ma sappiamo già, come da verifica degli stessi uffici regionali, che fino allo scorso agosto la spesa del Fesr ha raggiunto solo il 26,9%, cioè poco più di 1 miliardo e 100 milioni di euro.

Nel bel mezzo del caos che sta attraversando il sistema della formazione professionale siciliana, nessuna cifra è stata svelata invece riguardo al Fondo sociale europeo, ma i dati in nostro possesso ci dicono che in questo caso la certificazione di spesa ha raggiunto il 40,9% al primo semestre 2013 su 1,6 miliardi di euro. Il dirigente della rendicontazione Fse, Marco Montoro, di fronte alla Commissione Ars ha promesso che “il sistema sviluppatosi negli ultimi anni è destinato a sparire, carico di inefficienza e sprechi, per far posto a un sistema più efficiente ed equilibrato”.

Da sei anni si parla di riforme e spese accelerate, ma il programma sta per scadere senza nessuna novità. Il nuovo ciclo pare sia destinato a stessa sorte.
 


L’approfondimento. Il Piano di sviluppo rurale al 49,9% di spesa
 
Forte dei discreti risultati ottenuti dal Piano di sviluppo rurale (49,9% di spesa su 2,1 miliardi di euro a giugno 2013), il dirigente del dipartimento Interventi strutturali per l'Agrcoltura, Rosaria Barresi, ha rincarato la dose e di fronte alla Commissione Ars ha precisato che il 90% delle somme sono già impegnate. Sul prossimo ciclo comunitario ha detto: “Sarà necessario stipulare un unico piano finanziario nazionale per evitare il disimpegno di ingenti risorse, ma una condizione richiesta per il prossimo accordo sul Feasr sarà la presenza sul territorio di una efficiente rete stradale e ferroviaria”. In Sicilia, come chiedere la Luna.
Nella seconda metà del 2014 saranno invece approvate le nuove linee guida riguardanti il prossimo ciclo del Fondo europeo per la pesca, che prenderà il nome di Feap. Lo ha dichiarato il dirigente del medesimo dipartimento, Felice Bonanno, che in Commissione ha confermato per la programmazione in scadenza una dotazione di 150 milioni di euro e un spesa ferma lo scorso 31 dicembre a 38 milioni. “Gli ostacoli maggiori - ha detto - sono stati determinati dal recente fenomeno del fallimento delle imprese collocate in graduatoria nei bandi, con conseguente revoca delle sovvenzioni. Per una maggiore efficacia costituiremo i Gruppi di azione costiera e alcune somme non spese entro il 2015 potranno essere utilizzate nella prossima programmazione”.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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