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Quotidiano di Sicilia

Aumentare i salari tagliando il cuneo
di Carlo Alberto Tregua

Insostenibile il costo del 220 per cento

Tags: Lavoro, Cuneo Fiscale, Inps



Se un dipendente di un’azienda privata percepisce 1.500 euro netti al mese, il costo di quel dipendente per l’azienda è di 3.300 euro, una cosa inaudita che si verifica solo in Italia. Ovviamente, la stessa enorme differenza fra quanto percepito netto e il costo del datore di lavoro vale anche per il settore pubblico. La differenza fra netto e lordo si chiama cuneo fiscale. Esso è la somma di tanti elementi: oneri previdenziali, imposte, tfr, tredicesima e quattordicesima (nel settore pubblico vi è spesso la quindicesima e la sedicesima mensilità).
Perchè l’enormità del cuneo fiscale? Vediamo alcune cause. La prima riguarda le imposte dirette, che concorrono alla fiscalità generale e servono per le spese dello Stato che complessivamente superano nell’anno corrente gli 800 miliardi. Tali spese non sono essenziali, ma finanziano corporazioni, privilegiati ed altri parassiti che succhiano dalle casse pubbliche quanto non dovuto, con la conseguenza di fare aumentare la spesa pubblica improduttiva.

Vi è poi la spesa previdenziale che va in via preponderante all’Inps, ma vi sono tanti altri enti gestiti separatamente. L’Inps è una struttura pubblica abbastanza efficiente, anche perché tutta digitalizzata, che presenta un attivo annuale.
Forse proprio per questo il governo Monti gli ha fatto incorporare l’Inpdap (Istituto di previdenza dei dipendenti pubblici), che era in forte passivo. Ricordiamo le ragioni di questa differenza.
L’Inps ha sempre corrisposto le pensioni ai dipendenti privati calcolate in base ai contributi effettivamente versati; l’Inpdap ha corrisposto le pensioni calcolate in modo figurativo o retributivo, cioè sproporzionate ai contributi versati. La conseguenza è che tali pensioni sono pagate dalla fiscalità generale, cioè da noi contribuenti e non da coloro che ne godono.
Tutti i pensionati con assegno calcolato con metodo retributivo sono dei privilegiati rispetto a quelli che percepiscono pensioni col metodo contributivo. Per il valore dell’equità, su di loro dovrebbe calare la mannaia della legge di stabilità che fissasse un contributo di solidarietà pari alla differenza fra la pensione calcolata sui contributi e quella pagata dalla collettività. Non parliamo di diritti acquisiti bensì di privilegi acquisiti.
 
Ma torniamo alla questione del cuneo. L’urgenza di abbattere l’eccedenza tra il netto percepito dai dipendenti, pubblici e privati, ed il costo del datore di lavoro (ripetiamo il 220 per cento) va fortemente ridotto. Le strade sono diverse: ridurre le imposte aumentando la no tax area da 7.500 a 10.000 euro; diminuire di tre punti le aliquote del 23 e 27 per cento; intervenire sulle percentuali previdenziali del 40 per cento sulla retribuzione, sostenute per tre quarti dal datore di lavoro e per un quarto dal dipendente.
Scatta la domanda tendenziosa: da dove prendere i circa venti miliardi occorrenti per tale operazione? La risposta è lampante, chiudere le circa 7 mila partecipate nazionali, regionali e comunali, eliminando 50 mila amministratori e revisori dei conti, dirigenti ed altri, riportando i servizi all’interno dei dipartimenti ove vi è un’abbondanza di personale.

Un intervento forte sulla spesa pubblica dovrebbe obbligare qualunque amministrazione a comprare beni e servizi a prezzi non superiori a quelli Consip; le Regioni a parametrare i prezzi massimi di beni e servizi su quelli acquistati a minor prezzo. Per fare un esempio: se l’Asp di Palermo compra la garza a uno, tutte le Asp e le Ao della Sicilia devono comprarle a uno e non a due, tre o a quattro.
La lotta agli sprechi può essere fatta solo da dirigenti integerrimi, da una classe politica integerrima, cioè onesta e capace, che non sia ricattabile perché non ha scheletri negli armadi.
Esiste tale classe politica? La risposta è mista. Vi sono politici integerrimi e politici disonesti, dirigenti bravi e dirigenti corrotti. La questione non riguarda una classe bensì la capacità di produrre all’interno di ogni struttura burocratica i necessari anticorpi per isolare la parte ammalata.
Si deve partire dall’eliminazione della spesa pubblica improduttiva e clientelare per intervenire con un taglio deciso sul cuneo fiscale, che consentirebbe a tutti i dipendenti pubblici e privati di incassare molto di più, senza oneri per i datori di lavoro. La soluzione è semplice, attuarla senza favoritismi.

Articolo pubblicato il 09 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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