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Quotidiano di Sicilia
Messina - L’ultima "rivoluzione" dei rifiuti è già da buttare nel cassonetto
di Francesco Torre

Costi di gestione a carico dei cittadini. Enormi perplessità sugli sconti per chi fa la differenziata. Le falle del nuovo regolamento sulla Tares messo a punto da Giunta e Consiglio

Tags: Messina, Rifiuti, Raccolta Differenziata, Tares



Messina - Adesso è chiaro perché Messina è fanalino di coda in Italia nella raccolta differenziata, ed è facile anche presumere che aldilà degli slogan “rivoluzionari” e dal basso” pronunciati dal sindaco continuerà a rimanerlo per molto tempo.
 
La questione è semplice: la classe dirigente cittadina, in primis gli assessori e i consiglieri comunali, non la pratica, e non ha dunque alcun riferimento oggettivo in merito a come si attua il servizio, a quali sono i comportamenti standard dei cittadini virtuosi e a ciò che si dovrebbe fare per aumentarne il numero. Lo dimostra il nuovo regolamento sulla Tares, votato martedì notte dal Consiglio dopo cinque estenuanti sedute, che adesso è “legge” e obbligherà i cittadini a coprire interamente il costo della gestione del ciclo dei rifiuti e i servizi indifferenziati, pari a 42 mln di euro, con prima rata (33% più 30 centesimi al metro quadro di maggiorazione da versare allo Stato) in scadenza il 16 dicembre.

Lo diciamo senza usare eufemismi: quello partorito dalla Giunta e poi emendato dal Consiglio è il peggior regolamento che si potesse scrivere. E lo è non tanto nei risultati ma nei principi, e l'affermazione del vice sindaco Guido Signorino in aula secondo cui con questa tassa “pagherà di più chi inquina” è una delle più macroscopiche bugie sentite negli ultimi anni.

Scriviamo questo con assoluta cognizione di causa, in quanto giornalisti informati dei fatti ma soprattutto in quanto fruitori delle isole ecologiche messinesi, e dunque portavoci di quel 3-4% della città veramente preoccupata di inquinare meno.

Il riferimento è ovviamente al nuovo principio inserito in regolamento, fortemente voluto dal Consiglio che di fatto l'ha introdotto mentre la Giunta l'aveva tralasciato: gli sconti per chi fa la differenziata.
Cosa prevede il nuovo regolamento per le utenze domestiche? Che già per il 2013 si potrà godere di uno sconto del 25% sul totale della tassa, ma solo dimostrando di aver conferito mensilmente presso le isole ecologiche almeno 7 kg di rifiuti al mese per ogni componente del nucleo familiare. Il concetto rivela crassa ignoranza da parte di chi l'ha scritto e da parte di chi l'ha votato, per due ordini di motivi. Innanzitutto sulla possibilità di dimostrare. Da 3 anni mi reco settimanalmente alle isole ecologiche cittadine e non ho mai (e ribadisco mai!) avuto uno scontrino con l'indicazione della data e del peso del conferimento. E chi oggi si dovesse recare all'isola di Tremonti troverebbe persino la bilancia guasta, con l'addetto che pesa “a occhio” e poi appunta su foglietti volanti.

Seconda riflessione: 7 kg al mese per ogni componente del nucleo familiare. Una famiglia di quattro persone per ottenere il bonus dovrà raggiungere 28 kg di rifiuti al mese. Chi ha dato queste indicazioni a Giunta e Consiglio? Chi può conferire tali quantità, tolti i rifiuti organici che non possono essere portati nelle isole in quanto non è previsto il compostaggio? Di certo non chi in genere consuma poco, o chi ha in casa bambini ed anziani. Rimangono i grandi consumatori, ovvero i ricchi, gli unici che forse potranno usufruire dello sconto. Per gli altri, si industrieranno come possono per raggiungere l'assurda cifra richiesta. E menomale che il risultato doveva essere inquinare di meno. Con questo regolamento, al contrario, si incentiverà l'utente a produrre maggiori rifiuti. La più “ecologicamente responsabile” ed equalitarista delle Giunte – almeno a parole – si riconosce così nei valori del consumismo sfrenato e della più bieca sperequazione sociale.

Quella sui rifiuti l'hanno chiamata la delibera delle “larghe intese”, in quanto frutto della collaborazione tra la Giunta e il Consiglio. Non a caso è stata votata in modo trasversale, con 23 voti favorevoli su 25 presenze in aula, ma non totalmente condiviso. L'intera delegazione del "Megafono", per esempio, ha abbandonato l'aula, e con essa diversi singoli, mentre l'unico voto contrario è arrivato proprio da un'esponente del gruppo Cambiamo Messina dal Basso, Nina Lo Presti. La Giunta, però, sulla delibera ha proprio voluto mettere il proprio sigillo, portando in aula non solo l'artefice dell'operazione compromissoria con il Consiglio comunale, il vice sindaco Guido Signorino, ma anche gli assessori Ialacqua, Cacciola e De Cola. Insomma, quando si capirà che il nuovo regolamento non funzionerà, nessuno potrà dire di non averci messo la faccia.

Quanto agli altri dettagli riguardanti la nuova tassa, va detto che essa si pagherà in tre rate con le seguenti scadenze: 16 dicembre (33% più maggiorazione); 16 febbraio (34%); 16 aprile (33%). Sono inoltre previsti sconti anche per le utenze non domestiche: 15% per chi aderisce al “porta a porta” comunale (ma se aderisce e poi non lo fa?) + 25% per chi dimostra di avviare al recupero almeno il 50% della quota di rifiuti prevista per legge dai coefficienti per categoria.

L'unica e ultima incognita, ma non di poco conto, è legata invece alle tariffe. Quel che è certo è che si tratterà di una stangata, ma ancora è impossibile quantificare il peso su famiglie e imprese. Facendo un calcolo veloce in base alle utenze e all'obiettivo economico previsto, si potrebbe calcolare per una famiglia media un aumento dai 250 euro annui della vecchia Tarsu fino anche a 500 euro. Ma per dati più certi occorrerà attendere che la Giunta porti in aula il piano tariffario.

Articolo pubblicato il 16 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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