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Catania - Commercio: abusivi e falsificatori creano danni per 17 mld di euro l’anno
di Melania Tanteri

Oltre ai classici ambulanti, sarebbero in crescita attività illegali di parrucchieri ed estetiste. L’appello a Bianco: rispettare le regole. Circa 70 mila aziende rischiano di chiudere

Tags: Catania, Confcommercio, Enzo Bianco, Pietro Agen



CATANIA - Uno sforzo senza precedenti per riportare la legalità in uno dei settori trainanti dell’economia cittadina, attualmente al collasso. Lo chiede a gran voce Confcommercio che, proprio per fare il punto su una situazione non più sostenibile, che vuole impegni concreti da parte dell’amministrazione comunale per fermare l’emorragia di posti di lavoro, schiacciati dalla concorrenza sleale.

“Contraffazione e abusivismo, falsando le regole della concorrenza, causano danni economici per le aziende sane – ha affermato il vice presidente nazionale di Confcommercio, Pietro Agen che ha illustrato i numeri di quella che può essere considerata una vera e propria ecatombe.

Sono 17,2 i miliardi di fatturato andati perduti per l’anno 2013 e 8,8 miliardi sottratti al commercio al dettaglio. “Le stime legate ai prodotti contraffatti sono altrettanto preoccupanti – ha continuato Agen - un fatturato da 3,3 miliardi e il tutto a fronte di una crisi del settore che vede circa 70.000 aziende a rischio chiusura ogni anno”. Una situazione allarmante anche per le ricadute occupazionali. “Basta fare un giro per il centro storico della città etnea per rendersi conto delle sacche d’illegalità diffusa – ha proseguito il vice presidente Confcommercio – e della presenza, un po’ ovunque, di abusivi che falsano il mercato nonostante l’intervento delle forze dell’ordine”.

Nel 2012 sono stati oltre 1000 i verbali elevati per mancanza di autorizzazione al commercio, un trend mantenuto nel primo semestre del 2013: stando ai dati della Polizia municipale, sono stati elevati numerosi verbali, 488 per mancanza di licenze e 467 per occupazione abusiva del suolo pubblico.
 
Numeri che, secondo Agen mostrerebbero l’impegno delle forze dell’ordine per ristabilire la legalità, ma che non sarebbero sufficienti. Oltre al classico ambulante abusivo, infatti, sarebbe in crescita anche il fenomeno di intere attività non legali, ad esempio parrucchieri ed estetiste. “C’è ancora tanto da fare – ha aggiunto: Confcommercio chiede per questo un approccio più rigido al fenomeno. “Basta con atteggiamenti “buonisti” – ha proseguito: qui non si tratta di combattere contro povere persone che cercano di sopravvivere, ma contro un sistema che, a monte, è legato a precise organizzazioni di tipo criminale, che mette in piedi queste attività sia per l’utile che ne deriva sia per garantirsi il controllo del territorio”.

Dietro l’abusivismo commerciale, secondo il vice presidente Confcommercio, quindi, non si nasconde solo la necessità, resa più grave dal prolungato periodo di crisi, ma un preciso disegno criminoso che indebolisce il sistema economico sano, distorcendo le regole del mercato e causando perdite economiche consistenti in termini di tasse evase.

“Basta provare a moltiplicare il fatturato di poche centinaia di euro totalizzato da mille abusivi a Catania per 365 giorni – ha sottolineato Agen: in un anno si otterranno milioni di euro e, ogni due venditori abusivi si perde un posto di lavoro nella catena distributiva regolare”.

Per questo il vice presidente di Confcommercio ha auspicato una svolta “newyorkese”: un’amministrazione schierata contro un fenomeno in crescita che contrasti anche il piccolo reato di strada, “porta di ingresso per grandi reati e grande illegalità”.

Articolo pubblicato il 16 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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