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Istruzione e formazione, un terzo dei corsi per parrucchieri ed estetiste
di Michele Giuliano

Approvati i corsi dell’Obbligo di istruzione e formazione: un terzo destinato a formare parrucchieri. In ballo circa 20 milioni di euro e 3 mila corsi: ecco gli sprechi nel settore

Tags: Lavoro, Formazione



CATANIA - “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente” scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Negli ultimi 4 anni si sono susseguiti annunci, direttive, circolari, riforme (solo in minima parte) e quant’altro eppure proprio nulla sembra essere cambiato. Esempio lampante il caso dei corsi Oif, l’obbligo di istruzione e formazione. Ebbene, a questa misura spetta una fetta di circa 20 milioni di euro che sono stati destinati alle solite figure professionali. È stata infatti emanata la graduatoria: circa 3.000 corsi foraggiati dalla Regione.

Indovinate a chi spetta lo scettro della professione più gettonata? Ma sì, proprio a parrucchieri ed estetisti. Di questi profili ne usciranno fuori all’incirca mille. Senza contare che molti di più saranno quelli che verranno formati attraverso l’Avviso 20. Insomma, i disoccupati siciliani più o meno giovani si avviano verso un’inutile formazione su un mercato del lavoro già ampiamente saturo sotto questo aspetto. Alla faccia di chi chiedeva cambiamento e di chi lo avrebbe dovuto mettere in pratica.
 
In base alla graduatoria Oif dell’anno 2013-2014 si può notare che dei 208 percorsi inseriti (compresi i corsi in riserva) ben 62 sono operatori del benessere. Si tratta quindi del 29,8 per cento del totale dei corsi finanziati. Un segmento, questo dell’Oif, ancor più delicato se si considera che a farne parte sono i cosiddetti “dispersi” delle scuole, chi cioè conclusa la scuola media non vuole proseguire. Una prima formazione che dunque sarebbe fondamentale per inserirsi nel mercato del lavoro ma in questo modo si rischia di buttare tutto all’aria. Si consolida così un sistema incancrenito e che difficilmente può essere scardinato perché tocca gli interessi di tanti, politica e istituzioni comprese.

Il governo regionale aveva parlato di tagli netti ma alla fine sono quasi tutti rimasti al loro posto gli 8.300 dipendenti degli enti di formazione, ad eccezione di qualche esubero: una quantità di personale che non ha eguali in Italia tra docenti e amministrativi, quasi il triplo dei dipendenti pubblici della Regione Lombardia.

“Il nostro sindacato – afferma Claudio Barone, segretario regionale della Uil - è del parere che il settore della formazione vada completamente ripensato. In tempi rapidi però, perché altrimenti il rischio è che a pagarne le spese siano solo le migliaia di famiglie che vivono di questo e che quindi potrebbero essere poste sotto ricatto”. “Da oltre tre anni denunciamo infatti un sistema di Formazione professionale profondamente malato, macchina da soldi, fonte di sprechi e sede di malaffare, tant’è che avevamo chiesto, senza ottenere risposta, un codice etico” sostengono Michele Pagliaro, segretario generale della Cgil Sicilia, e Giusto Scozzaro, segretario della Flc regionale. Le solite parole di indignazione e rabbia ma alla fine tutto pare rimanere così com’è, nella tipica “pax” siciliana dove vige il sistema del “vivi e lascia vivere”.



L’indagine si estende. Gdf: a Trapani e Caltanissetta altri enti coinvolti
 
Da considerare che sulla formazione si è sviluppata da qualche tempo un’ampia indagine sfociata in un pozzo senza fondo. Dopo l’indagine in corso da mesi a Messina e quella appena ufficializzata a Catania, ci sono altri due fronti avviati e riguardano le province di Trapani e Caltanissetta. I militari della Guardia di Finanza hanno sequestrato negli ultimi giorni documentazioni inerenti i finanziamenti ricevuti da vari enti. I carteggi sono stati acquisiti presso gli uffici periferici dell’assessorato regionale al Lavoro e anche nella sede centrale. Specificatamente nel trapanese gli enti coinvolti sarebbero parecchi. Ma al momento, considerato che l’inchiesta è alle prime battute, non trapela nulla riguardo all’identità di questi stessi enti coinvolti. Oramai la maggior parte del territorio provinciale è stato investito dagli scandali legati alle ruberie della formazione. Prima è toccato a Palermo, poi Messina e proprio in questi giorni è stata colpita anche Catania. Ed è probabile che non finisca qui. Lo scenario sarebbe sempre il mondo-Ciapi, con il suo fiume di soldi sprecati in mille rivoli inutili e anzi dannosi per l’immagine di questa formazione.

Articolo pubblicato il 16 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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