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Quotidiano di Sicilia

Viaggio nei call center, visti come un “antidoto” alla disoccupazione
di Francesco Sanfilippo

Strumenti Res pubblica uno studio sulla figura-tipo dell’operatore telefonico catanese e milanese. A Catania il 42% lavora fino a un massimo di 29 ore, il 37% da 30 a 39 ore

Tags: Lavoro, Call Center



CATANIA - Uno studio pubblicato nella rivista Strumenti Res presenta la figura-tipo di un lavoratore dei call center, prendendo come esempio la realtà di Catania e mettendola a confronto con Milano. Insoddisfazione per il lavoro svolto, tempi ridotti e conseguente scarsa retribuzione non aiutano a sviluppare le potenzialità delle risorse umane a disposizione delle aziende. Secondo le conclusioni dello studio, occorre puntare al miglioramento delle condizioni di lavoro e d’impiego, promuovendo transizioni più sostenibili, così da accrescere il ruolo della formazione e all’esterno le possibilità di mercato.

Per molto tempo, i call center sono stati visti come un possibile antidoto all’inoccupazione o disoccupazione della Sicilia, pur notando i limiti che quest’attività presenta. Uno studio sul fenomeno precariato nei call center, intitolato “Lavorare in un call center in una città del Sud”, è, ora, stato pubblicato nell’ultimo numero di “Strumenti Res”. Questa rivista della Fondazione Res che si occupa di tematiche socio-economiche, ha preso in esame i call center di Catania, come esempio della situazione regionale, confrontandoli con la realtà di Milano. In questo lavoro, emerge l’identikit dell’operatore di call center in Sicilia, che è diplomato, che ha più di 30 anni e non ha  figli, che ha un guadagno netto mensile che non supera i mille euro e che è insoddisfatto. In queste strutture, lavorano per lo più donne (67,7%), però, non manca la presenza maschile che è più cospicua rispetto al Centro-Nord, vista la maggiore carenza di sbocchi occupazionali alternativi. Nei call center, esiste una presenza maggioritaria di giovani adulti (il 51% ha dai 30 ai 39 anni), mentre è esigua la quota di operatori più giovani e soprattutto anziani, che sono più numerosi a Milano.
 
Il titolo di studio prevalente è il diploma (59%), poco meno di un quarto è studente universitario e il 17% ha una laurea. Inoltre, nonostante il 61% degli operatori abbia dai 30 anni in su (e un terzo ha più di 35 anni), solo il 39% ha già formato una famiglia e solo il 20% ha figli. Anche se è considerato come lavoro transitorio, gli operatori catanesi restano nel call center a lungo, perciò solo poco più di un terzo (e sono soprattutto i più giovani) ha un’anzianità di lavoro che non supera i due anni, mentre poco meno del 30% ha superato i 10 anni e circa il 20% i 5 anni. Inoltre, altre due peculiarità che sono emerse sono gli orari ridotti e le basse retribuzioni.

A Catania il 42% degli operatori lavora fino a un massimo di 29 ore, il 37% da 30 a 39 ore, gli altri 40 ore e più. La diffusione di orari di lavoro ridotti si riflette naturalmente sulle retribuzioni che per il 57% degli operatori catanesi non superano gli 800 euro medi mensili e per 4 su 5 restano al di sotto della soglia dei 1.000 euro. Se il call center offre opportunità di lavoro, sembra offrire ben poche soddisfazioni, poiché il 75% degli operatori catanesi si dicono poco o per nulla soddisfatti, seppur l’insoddisfazione più alta sia riscontrabile tra gli operatori milanesi. Secondo gli autori dello studio, Maurizio Avola e Rita Palidda, “sul piano contrattuale non sembra del tutto vero che il call center sia il regno della precarietà.

L’instabilità contrattuale è una condizione quasi esclusiva all’ingresso, ma nel corso del tempo una parte consistente degli operatori, inizialmente assunti con forme contrattuali atipiche, approda alla stabilità (37%). Si tratta sempre di un dato più alto rispetto alla media delle attività lavorative e, peraltro, non riguarda i call center con meno di 50 dipendenti, dove l’instabilità è molto più diffusa. Il raggiungimento di un inquadramento a tempo indeterminato è, comunque, una conquista che si consegue in tempi piuttosto lunghi. A Catania la quota di lavoratori stabili cresce in modo consistente solo dopo cinque anni passati all’interno dello stesso call center”.

Articolo pubblicato il 19 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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