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Una formazione professionale lontana dal mercato del lavoro
di Francesco Sanfilippo

Progetto Faro: intervistati 3.000 cittadini e interrogate 800 imprese per capire cosa serve ai siciliani. La Regione non sa quanti dei partecipanti ai corsi hanno trovato occupazione

Tags: Lavoro, Formazione



PALERMO - La formazione professionale non è ancora d’aiuto per la Regione Sicilia. Il progetto Faro ha indicato alcune strade, fornendo alla Regione un modello per far collaborare imprese, utenti e Pa, ma quest’ultima sembra assente. Nel frattempo, la disoccupazione non accenna a diminuire.

La formazione professionale rappresenta uno strumento utilissimo per ampliare le conoscenze del personale, per favorire il suo aggiornamento e per preparare generazioni di allievi al mondo del lavoro. Così, la Regione ha emanato 36 mesi fa un bando di concorso ad evidenza comunitaria per la creazione, la sperimentazione  e l’attuazione di un dispositivo di rilevazione dei fabbisogni formativi. Ora, il progetto Faro, nato da un raggruppamento temporaneo d’imprese per individuare i bisogni delle aziende e dei cittadini, ha presentato i risultati dei suoi studi. Secondo il funzionario del Censis, Sergio Vistarini, la collaborazione della Regione è stata molto scarsa, poiché non sono stati tenuti dei monitoraggi validi che si rifacessero ai parametri Ue. Così, la Regione non sa quanti tra gli allievi che hanno seguito i corsi, avessero trovato occupazione.
 
Le indagini sono condotte sulle esigenze espresse dalle imprese siciliane e dai cittadini e sono stati intervistati 3 mila cittadini tra i 18 e 64 anni di età, mentre sono state interrogate 800 imprese. Su quest’ultimo campione, vi è stata un’interferenza onerosa della Regione che ha costretto i responsabili del progetto a cambiare metodologia per mantenere gli equilibri finanziari, limitando il campione rappresentativo. Perciò, il modello ottenuto prevedeva di fornire alla Regione uno strumento formativo efficace anche in vista della nuova programmazione europea 2014/2020. Tuttavia, il modello non è stato ancora richiesto dalla Regione, pur essendo costato un milione e 700 mila euro.

Un altro risultato raggiunto è stata la realizzazione di una mappatura socio-economica del territorio siciliano e dei suoi bisogni. Ciò ha costituito la base di un altro strumento, l’Arc-ProS (Archivio profili Sicilia) che incrocia le esigenze espresse dalle imprese con le caratteristiche dei sistemi locali del lavoro. Dalle indagini, risulta che il 65% delle imprese non ha accesso al fondo interprofessionale per fare la formazione d’impresa, il 14% delle aziende non lo conosce nemmeno e solo il 21% vi accede. Nonostante le stesse imprese destinino lo 0,30% degli introiti a questo fondo e siano seguite da un commercialista, questo strumento è sconosciuto. Un secondo dato indica che il 49,9% delle imprese cerca di mantenere l’occupazione, mentre il 24% è stato costretto a licenziare. Il terzo dato dimostra che il 70% delle imprese non ha lanciato nuovi prodotti sul mercato, mentre il 30% l’ha fatto.

La gran parte delle imprese, quindi, non ha investito in innovazioni, in particolare nel settore agro-alimentare che vede il 60,7%delle sue aziende presenti sui mercati esteri. Un altro dato indica che il 21,7% non è presente nei mercati esteri per mancanza di competenze e risorse adeguate. Tuttavia, la formazione pubblica e privata vede la soddisfazione per il 76,3% dei partecipanti, mentre 56% delle aziende ha fatto formazione ai propri addetti, i quali per il 77,4% hanno riferito che questa formazione ha avuto ripercussioni positive nel lavoro. Infine, le imprese richiedono una figura preparata in ambito giuridico-economico per rafforzare l’amministrazione e la gestione delle aziende stesse.
 


Le dichiarazioni. Il Censis sottolinea i problemi interni alla Regione
 
Il funzionario del Censis, Sergio Vistarini, ha dichiarato: “La nostra sensazione è che nonostante tutti i programmi che dovrebbero ripartire dal 2014 e che tutte le regioni stanno dando da fare, la realtà siciliana è troppo avviluppata sui suoi problemi interni. Ci sarebbe piaciuto che il decisore politico ne traesse le proprie conseguenze per avviare la strategia delle nuova programmazione, ma così non è stato finora”. L’assessore regionale dell'Istruzione e della Formazione professionale della Sicilia, Nelly Scilabra, ha aggiunto: “Ciò che avete fatto per l’amministrazione, è estremamente importante perché è emerso in questi mesi che l’offerta formativa si è mossa in totale autonomia. Spesso, non ha sentito le esigenze del territorio, incidendo poco sui tassi di disoccupazione, quale quello giovanile. Quando ho convocato questo tavolo per avviare la riforma, ho invitato, oltre ai sindacati e agli enti di formazione, anche la scuola, l’università e le associazioni di categoria che non avevano mai discusso prima con gli enti di formazione. Abbiamo così avviato questa interlocuzione che, dopo le iniziali resistenze, ha visto gli enti di formazione aprire un dialogo con le imprese”.

Articolo pubblicato il 21 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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da sinistra: Alescio, Scilabra, Giubilaro
da sinistra: Alescio, Scilabra, Giubilaro


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