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Quotidiano di Sicilia

Palermo - Nel capoluogo corre sulle rotaie il futuro del trasporto pubblico
di Gaspare Ingargiola

L’obiettivo è uno soltanto: togliere sempre più auto dalle strade in una città ostaggio del traffico. Dal tram all’anello ferroviario, dal passante fino alla Metro automatica leggera

Tags: Palermo, Tram, Trasporti



PALERMO – Da alcuni anni a Palermo è in corso un pieno rilancio delle infrastrutture per il trasporto pubblico su rotaia a basso tasso d’inquinamento. Dal tram all’anello ferroviario, dal raddoppio del passante fino all’ultima arrivata, la Metropolitana automatica leggera (Mal), l’obiettivo è uno e uno solo: togliere sempre più auto dalle strade di una città che, secondo gli ultimi dati Aci, è la capitale italiana del traffico e la quarta città più ingolfata d’Europa, con 385.372 auto circolanti nel 2012 su 657.166 residenti, quasi una ogni due persone.

Detto già più volte dello stato di avanzamento dei lavori del tram (la Linea 1 è quasi ultimata e aspetta solo il collaudo, la Linea 2 è pronta per un buon 80%, mentre la Linea 3 è quella più indietro), qual è il progresso delle altre opere? Il raddoppio del passante ferroviario dall’aeroporto Falcone Borsellino a Palermo costerà circa 600 milioni di euro, varianti incluse, e consiste nell’affiancamento di un secondo binario a quello esistente per un’estensione di circa 27,4 km che a regime consentirà una velocità di percorrenza fra gli 80 e i 120 km/h.
 
L’opera è divisa in tre stralci: la tratta A da Brancaccio a Notarbartolo, la tratta B da Notarbartolo a via Ugo La Malfa e la tratta C da La Malfa alla stazione di Carini. Da Tommaso Natale a Carini le gallerie artificiali sono pronte e il 7 ottobre sono stati consegnati alla Tecnis i lavori della tratta B, che dovrebbe essere ultimata in quattro anni e mezzo, ovvero per metà 2018. Quattro le aree di cantiere previste (Notarbartolo, San Lorenzo e due in via Belgio) per tre nuove fermate (Lazio, Belgio e Francia). Il tratto di viale Lazio-viale delle Alpi sarà realizzato in variante con un extracosto di ben 110 milioni di euro a causa delle proteste, al tempo della stesura del progetto - fra il 2004 e il 2006 - di un comitato di residenti e commercianti della zona che paventavano il rischio crolli per i palazzi e la crisi dei negozi a causa della chiusura delle arterie stradali. La loro protesta spinse i progettisti a rinunciare alla tecnica più rapida del cut and cover, facendo loro prediligere una soluzione più complicata che prevede lo scavo di una nuova galleria in asse con quella già esistente ma più profonda di 15 metri. A causa di questo imprevisto la tratta B viaggia con un ritardo di cinque anni.

Per un’infrastruttura che, in un modo o nell’altro, procede ce n’è un’altra che finalmente vede la luce: è l’anello ferroviario, ossia il completamento del circuito della metropolitana cittadina (che a Palermo è in realtà una sorta di ferrovia urbana, dato che è percorsa perlopiù da treni regionali). Per mesi l’iter burocratico è rimasto bloccato perché la Commissione europea aveva sollevato una pregiudiziale per sospetti aiuti di Stato a Rfi, che dell’anello ferroviario è soggetto attuatore e stazione appaltante. Ma adesso questo ostacolo è stato superato e la Commissione europea ha approvato lo stanziamento comunitario da 27,5 milioni, utili a finanziare una variante progettuale. Il sì dell’Ue dà così il via al primo stralcio da 154,6 milioni di euro (dalla stazione Giachery alla nuova stazione Politeama) che ha già ricevuto copertura finanziaria in parte dallo Stato e in parte dall’Europa, oltre a una piccola quota di cofinanziamento comunale. Per il secondo stralcio da 93,7 milioni (Politeama-Notarbartolo) si devono ancora trovare i fondi, anche se in tutta probabilità si scoveranno nella prossima programmazione comunitaria 2014/2020.

Piazza Pretoria, infine, ha ripreso in mano gli incartamenti della Mal, una metro elettrica guidata a distanza che trasporterebbe i passeggeri lungo un percorso in linea retta da via Oreto a Mondello. L’opera è ferma (da dieci anni) al progetto preliminare e si spera, anche in questo caso, di reinserirla nella prossima programmazione europea. Costo previsto: due miliardi di euro.

Articolo pubblicato il 27 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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