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Messina - Tutti i "vizi" dei conti comunali nella dura relazione dei revisori
di Francesco Torre

Mancano i dati sulle partecipate, mentre i debiti fuori bilancio si formano in modo “strutturale”. Pur avallando il rendiconto 2012, emerge un lungo elenco di criticità tecniche

Tags: Messina, Bilancio



Messina - “Parere favorevole per l’approvazione del rendiconto 2012 limitatamente ai risultati della gestione finanziaria, mentre riguardo al conto del patrimonio non si è in grado di attestarne la completezza e l’attendibilità”. Nel percorso dell'amministrazione comunale verso la dotazione degli strumenti finanziari necessari ad evitare il dissesto tramite il ricorso ai salvacondotti nazionali e regionali, il parere dei revisori dei conti sul bilancio 2012 era sicuramente un passaggio molto atteso.
 
L’ok dei “saggi”, però, alla fine era abbastanza prevedibile, poiché un esito di diverso tipo avrebbe bloccato ogni speranza di salvare i conti del Municipio senza mettere in crisi un'intera classe dirigente. Fondi di rotazione e prestiti di varia natura, lungi dall’essere la panacea di tutti i mali (obbligheranno per lustri le amministrazioni ad avere gestioni controllate e con pochi o nulli contenuti di investimento), rappresentano infatti allo stato attuale l’unica alternativa al fallimento, con il suo eventuale corollario giudiziario alla ricerca di responsabilità dirette di politici e funzionari pubblici. Un’ipotesi che siamo sicuri sarebbe gradita ai cittadini ma che non lo è mai stata alla Giunta Accorinti, evidentemente sensibile ai destini di Casta.

Dario Zaccone, Giuseppe Zingales e Federico Basile, i tre revisori di Palazzo Zanca, hanno così approvato il consuntivo 2012, basato su un'attività di competenza del precedente sindaco Buzzanca e del commissario Croce. L’hanno fatto, come da prassi, accompagnando all’ok un elenco di criticità lungo un chilometro, infarcito di argomenti stranoti: il mancato rispetto del patto di stabilità (con sforamento di quasi 7 mln €, che però non comporterà alcun effetto negativo in virtù dei recenti pronunciamenti della Corte Costituzionale); l'uso sconsiderato delle anticipazioni di tesoreria; le eccessive ed ingiustificate spese di rappresentanza; l'assurdo mantenimento di residui attivi di dubbi esigibilità (stralciati dal bilancio oltre 25 mln €), utili solo a garantire pareggi virtuali e a svilire la veridicità dei documenti prodotti.
 
Standard anche il classico pistolotto finale: “si provveda ad adottare senza indugio tutte le misure correttive necessarie ed improcrastinabili, anche in relazione alle prescrizioni necessarie per il positivo accoglimento del piano di riequilibrio finanziario attualmente in fase di rimodulazione, ed idonee ad indirizzare la gestione dell’Ente al mantenimento strutturale degli equilibri di bilancio”. Peccato, però, che il concetto di “improcrastinabile” dei revisori sia del tutto particolare, dato che ogni anno si ritrovano a fare gli stessi appunti ma comunque ad approvare i bilanci.

L'approvazione del consuntivo 2012 da parte dei revisori dei conti di Palazzo Zanca è come un 6 dato ad un liceale che ad una verifica di latino ha fatto 50 errori in 30 parole. Come si può continuare ad approvare, infatti, un bilancio che non comprende i dati delle società partecipate, di cui ancora non si riescono a quantificare i debiti complessivi? A maggior ragione se si ritiene, come fanno i revisori, che “la formazione dei debiti fuori bilancio appare un fenomeno sistematico e strutturale nella gestione finanziaria dell’Ente ed il crescente valore degli stessi, compromette l’effettiva tenuta degli equilibri finanziari di bilancio”.
 
E come poter tollerare da quegli stessi revisori che ammettono le responsabilità diretta degli amministratori nella creazione del debito (120 mln € accertati più decine di milioni latenti), l'invito per il futuro a creare risparmio sui servizi a domanda individuale (la Giunta Accorinti ha già iniziato su questa strada eliminando l'esonero dal pagamento della mensa scolastica per le famiglie a reddito zero) approfittando delle deroghe concesse agli enti deficitari? Un'ultima riflessione: i revisori rifiutano di apporre la propria firma sul bilancio patrimoniale in quanto non sono in grado - scrivono - di attestarne la “completezza e l'attendibilità”. Qualità che però, a loro stesso dire, non ha nemmeno il conto economico.

Articolo pubblicato il 30 novembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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