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Social spam e marketing virale precauzioni per il consumatore
di Emiliano Zappalà

Si può segnalare al Garante Privacy l’invasione di messaggi pubblicitari

Tags: Social Spam, Internet, Web, Spam



CATANIA - “Social spam” e “marketing virale” sono di quei termini da ascrivere alla lunga lista di complicati neologismi, tipici della nostra epoca ipertecnologica. In realtà dietro la scorza linguistica complessa ed esterofila si nascondono dei meccanismi adottati soprattutto da aziende e agenzie promozionali, semplici ma molto fastidiosi per gli utenti che navigano su internet o che utilizzano i social network. Spesso basta un “mi piace” applicato casualmente su una pagina facebook o l’inserimento di alcuni dati personali durante un acquisto on-line per venire bersagliati da vere e proprie campagne pubblicitarie d’assalto; mail continue, inviti, richieste sui social network.

Sempre più aziende ormai preferiscono infatti farsi pubblicità sulla rete piuttosto che attraverso i canali tradizionali. Oppure utilizzano i social network per cercare di studiare il profilo dei propri potenziali clienti. Il tutto a discapito della tranquillità dei consumatori.

Per evitare di essere assillati dallo spam bisogna prendere alcune semplicissime precauzioni. È necessario innanzitutto sapere che il Garante della privacy ha stabilito alcune linee guida per regolare il sistema e imporre delle norme che tutte le aziende devono rispettare, se non vogliono rischiare di subire pesanti sanzioni pecuniarie. La regola fondamentale è quella del consenso informato; l’utente deve cioè aver espresso chiaramente il proprio specifico consenso all’utilizzo dei propri dati ai fini promozionali. È bene dunque fare sempre attenzione alle clausule che ci vengono prospettate al momento di qualsiasi operazione on-line. La restrizione vale anche nel caso delle pagine facebook. Neanche lì infatti è consentita alle aziende la mancata richiesta di consenso rivolta ai “fans” o “followers”. Il tutto deve essere fatto in maniera chiara e trasparente, senza sotterfugi.

L’ulteriore rischio è che le aziende, con un solo consenso rilasciato, si accaparrino l’autorizzazione a un maggior numero di operazioni, che in quel caso diverrebbero legali. In quel caso è necessario dunque inviare all’azienda una mail in cui si revoca inequivocabilmente il consenso al trattamento dei dati. A quel punto questa non potrà più disporre di alcuna autorizzazione. Se i messaggi e lo spam dovessero continuare sarà possibile inviare una segnalazione al Garante della privacy che avrà a quel punto tutte le carte in regola per sanzionare l’azienda in questione.

Articolo pubblicato il 04 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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