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Quotidiano di Sicilia

Maurizio Bernava: "Al fianco dei precari e delle aziende private"
di Gaia Perniciaro

Forum con Maurizio Bernava, segretario generale Cisl Sicilia

Tags: Maurizio Bernava, Cisl Sicilia



Nell’ultimo periodo avete acceso l’attenzione della politica siciliana verso temi di sviluppo a favore di precari e disoccupati, cosa volete ottenere?
“Penso che la Sicilia abbia abusato sempre della sua autonomia; autonomia non significa fare quello che si vuole ma responsabilità. Come nella legge Monti, vorremmo che la Regione Siciliana vincoli i Comuni al confronto con i sindacati, affinché, in via contrattuale ente per ente, si possano trovare gli strumenti per ridurre i costi gestionali di servizio e del personale, evitare le esternalizzazioni e le consulenze e stabilizzare chi invece è già in organico ed è precario. Senza questa operazione di economia di scala non otterremo mai una vera ristrutturazione delle partecipate e con un’irrefrenabile reazione a catena i Comuni falliranno. In più, ora più che mai, dobbiamo riguadagnare credibilità dal Governo nazionale per ottenere le deroghe a noi necessarie”.

Cosa pensa, adesso, del Patto di stabilità?
“Secondo me il Patto di stabilità assomiglia troppo alla volontà della politica di ‘nascondere sotto il tappeto la polvere’. Gli esecutivi unitari dei sindacati, riuniti a Roma, hanno deciso un programma di mobilitazione e manifestazioni rivendicando meno tasse per lavoratori e pensionati e provvedimenti per la difesa e il futuro del lavoro. In particolare è stata richiesta una norma che destini automaticamente le risorse provenienti dall’evasione fiscale, dalla spending review e dalle rendite finanziarie al sistematico aumento delle detrazioni per lavoratori e pensionati. In Sicilia la Cisl ha legato strettamente i temi nazionali a quelli per i quali passa il futuro della regione. Così a fine novembre abbiamo proposto a Palazzo d’Orleans un Patto d’emergenza su sviluppo e sofferenza sociale”.

A novembre, mentre erano in piazza più di settemila persone davanti Palazzo d’Orleans avete ottenuto un incontro con il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta. Che risultati avete raggiunto? Vi ritenete soddisfatti?
“Il Presidente ci ha informato di aver recuperato, proprio attraverso tagli agli sprechi e risparmi come richiesto dal sindacato, trecento milioni di euro che saranno utilizzati sul fronte dei precari, ma penso non sia sufficiente. Non solo occorre stabilizzare i precari, ma anche evitare licenziamenti e il fallimento dei Comuni e delle aziende. Lunedì abbiamo incontrato il Governo regionale che ci ha illustrato i contenuti del disegno di legge sui lavoratori a tempo determinato della Pubblica amministrazione. Ma adesso bisogna fare presto e mettere da parte liti e personalismi per blindare la norma sui precari. Siamo in emergenza. Il disegno di legge dovrà seguire un percorso autonomo e urgente, temporalmente non legato a bilancio e Finanziaria, e bisognerà fare soprattutto molta attenzione al tema della copertura economica”.

Perché avete confermato lo sciopero da voi previsto per il 13 dicembre davanti Palazzo dei Normanni all’Assemblea regionale siciliana?
“Il testo che ci è stato illustrato non ci ha rassicurato, restano ancora alcuni nodi da sciogliere. Ci chiediamo ad esempio come si intenda procedere con i Comuni in fase di dissesto o pre-dissesto. Adesso occorre mettere da parte le beghe politiche interne e col Governo nazionale, intensificare il confronto col commissario dello Stato e con il ministro della Pubblica amministrazione D'Alia, e blindare un testo che consenta, nell'immediato, la proroga per tutti”.

Avete avuto modo di ragionare su questi punti anche con singoli politici?
“Vorremmo potere mettere sul tavolo un dibattito franco; ad uno o due parlamentari di ogni partito chiederemo un incontro in un luogo terzo per discutere l’impostazione che vorremmo”.
 
Dal giorno del suo insediamento come segretario generale della Cisl Sicilia, quali obbiettivi avete raggiunto nella politica interna di rinnovo del vostro sindacato?
“Il percorso che fin’ora abbiamo attuato ha seguito una linea coerente grazie anche a scelte strategiche indelebili che abbiamo avuto il coraggio di prendere. Fin’ora abbiamo dato libertà alla Cisl dallo Ial e, per razionalizzare i nostri costi burocratici, riorganizzato la Confederazione in cinque sedi provinciali. Vogliamo costruire una Cisl in controtendenza con il passato, con più consapevolezza strategica sui problemi di sanità, forestale, formazione e dei servizi come i rifiuti. In una Sicilia che non ristruttura la spesa e che quindi va verso il fallimento, occorre sempre più un sindacato diverso, dai tratti popolari e sociali oltre che contrattuali. Con l’ultimo congresso abbiamo rilanciato la strategia di un sindacato forte, autonomo dalla politica e allo stesso tempo reciproco. Parliamo con tutti i partiti politici in base alle proposte e non in base alle affinità e, sull’onda di questa nostra caratteristica, faremo iniziative fuori dai riflettori, ma importanti per le scelte del prossimo periodo che sono cruciali per la vita della Sicilia. Ci aspetta un periodo fitto di azione sindacale, sociale e negoziale”.

Ci può citare un risultato importante che ritenete di avere ottenuto con il vostro operato?
“Spero di avere scritto almeno una piccola parte della storia siciliana poiché abbiamo ottenuto la regionalizzazione dei servizi fiscali”.
 
Quale altra battaglia sperate di vincere?
“Le cronache degli ultimi anni ci hanno abituato fin troppo ad una politica che mette al centro se stessa come inizio e fine del mondo. Pian piano stiamo allontanando l’attenzione del gruppo dirigente dalla gestione amministrativa per portarla verso i veri problemi dell’economia. La crisi ha messo in discussione l’attuale classe dirigenziale e ne ha fatto emergere una nuova che vorremmo attenta all’impresa che produce, che discuta non solo su come farla lavorare o come non far licenziare i dipendenti, ma che pensi anche a come farla crescere per dare spazio a precari e disoccupati. Dobbiamo passare dal Governo di spesa a un Governo che governa la spesa. Nel 2010 spiegammo il nostro punto di vista riguardo all’utilizzo del fondo europeo. Il migliore modo per renderlo davvero efficace non è con i contributi a pioggia, ma attraverso un disegno strategico per attrarre e sostenere investimenti produttivi”.
 
In ambito industriale cosa andrebbe fatto?
“L’unico modo per attrarre investimenti da privati sui settori strategici di grande eccellenza della nostra terra con incentivi o cofinanziamenti, sarebbe quello di aumentare gli investimenti infrastrutturali. Alla fine di questa radicale ristrutturazione potremo così sistemare le zone che abbiamo come in un menù e su questo fare marketing internazionale europeo”.

E per le piccole e medie imprese cosa propone?
“Penso sia necessario favorire sistemi di aggregazione tra le singole imprese di piccola grandezza, per evitare che fondi nazionali ed europei vengano sprecati in singole operazioni di poco conto e puntare sull’internazionalizzazione dei nostri prodotti, sull’utilizzo di energia rinnovabile e alternativa, sull’innovazione tecnologica e la ricerca con l’appoggio delle università”.

Articolo pubblicato il 05 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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