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Quotidiano di Sicilia

Mentre i viadotti cittadini si sgretolano le manutenzioni sono ferme da 10 anni
di Andrea Pizzo

Sciacca (Ag). Strutture comunali senza alcun controllo.
Centro e periferia. Questi tratti di strada collegano il cuore della città con le sue parti più esterne e sono ogni giorno attraversate da centinaia di persone in auto e moto.
Correva l’anno 1999. La data dell’ultimo intervento promosso dal Comune in questa direzione: venne applicata un’impalcatura di sostegno sul cavalcavia che porta in contrada Foggia.

Tags: Antonino Turturici, Vito Bono, Ignazio Bivona, Sciacca



SCIACCA (AG) – Indispensabili per collegare il centro storico con le periferie, trafficati 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, da migliaia di automobilisti e motociclisti. Eppure da dieci anni, e forse pure di più, non sono oggetto di sostanziosi interventi di manutenzione.

Questa la sorte toccata ai tre viadotti ricadenti all’interno del circuito urbano saccense: i due che uniscono il centro con la contrada Perriera, quello rettilineo (via Orti San Salvatore) e quello curvo (via Madonna della Rocca) e il ponte sulla variante Foggia. Tutti posti sopra la strada Cansalamone. Per spiegare il madornale errore commesso dagli amministratori saccensi dell’ultimo dodicennio e comprendere che, attualmente, gli standard di sicurezza non sono rispettati in pieno, basta dare una semplice occhiata a piloni, travi, carreggiate e barriere di protezione di queste opere realizzate quasi trent’anni fa e ad oggi assai percorse. Non serve l’occhio o la laurea di ingegnere edile per comprendere che qualcosa non va come dovrebbe andare, che la loro stabilità è messa fortemente a rischio. In tutti e tre i casi (le immagini parlano chiaro) su piloni e travi si presentano crepe, spaccature, lesioni, cemento che si sgretola, tondini in ferro sporgenti. E non va meglio sulle rispettive carreggiate: guard-rail piegati, griglie arrugginite, ampie fessure nei marciapiedi, squarci nelle giunture. Tutto ciò non può che essere il risultato di anni e anni di mancata attenzione, e soprattutto, manutenzione.

Dall’ultimo intervento attuato in questo ambito - l’applicazione di un’impalcatura di sostegno sul cavalcavia che porta in Contrada Foggia, predisposto dalla giunta Cucchiara (in carica dal 1999 al 2004) subito dopo essersi insediata, sono passati all’incirca 10 anni. La giunta Turturici, al governo della città dal 2004 al 2009, sotto questo punto di vista, non ha mosso un dito. Lo ammette anche l’ex assessore ai Lavori pubblici, Ignazio Bivona: “Non abbiamo fatto manutenzione straordinaria”.

L’amministrazione Cucchiara, come detto, si è concentrata esclusivamente sul Viadotto Foggia e poi nulla. L’assessore competente, durante la parte finale di quella legislatura, era l’architetto Michele Ferrara. Anche lui confessa di non aver avviato alcun lavoro di manutenzione per gli altri due. Ferrara si è giustificato dicendo che tali infrastrutture, all’epoca, erano in buono stato e non ne avevano bisogno.

Stando ai ben informati, neanche l’esecutivo Messina bis, al timone dal 1997 a luglio  1999, si sarebbe adoperato per mettere in sicurezza tali infrastrutture. In questo caso non ci sono ammissioni: parziali o complete che siano. Per i tempi che furono attendiamo smentite.

Adesso, tocca rimboccarsi le maniche. Devono essere il sindaco Vito Bono e il suo assessore ai Lavori pubblici, Antonino Turturici, a darsi da fare. La speranza è che non seguano l’esempio dei loro predecessori. E, alla luce delle foto pubblicate, sarà meglio non perdere altro tempo. Altrimenti, i problemi, e di conseguenza i soldi necessari per risolverli, sono destinati ad aumentare. Così come i pericoli per chi si trova a percorre i suddetti ponti. I recenti fatti di cronaca dimostrano che basta il semplice distacco di calcinacci, come successo qualche settimana fa a Canicattì, per mettere a repentaglio l’incolumità di chi transita nella vie sottostanti. Nel caso di Sciacca: la strada del Cansalamone. Per non parlare della peggiore delle ipotesi: un crollo parziale o totale di tali strutture. Il cedimento di un tratto del Viadotto Geremia II sulla strada stradale 626 Caltanissetta-Gela, con relativi feriti (per fortuna lievi), ne è un esempio.

Il nostro intento non è quello di assumere le vesti di uccelli del malaugurio, né di provocare allarmismi, ma, purtroppo, vedendo le condizioni in cui si trovano alcuni ponti e viadotti presenti sul territorio saccense, è legittimo che affiorino preoccupazioni e timori. Come è legittimo che i cittadini siano messi a conoscenza di ciò che va e di ciò che non va sul territorio in cui vivono. Per non dire dei rischi che corrono quotidianamente.
 

 
Aspettando la mossa della nuova Giunta
 
SCIACCA (AG) – Come si dice in questi casi: inutile piangere sul latte versato. Il passato è passato. Bisogna guardare avanti. Si è ancora in tempo per rimediare agli errori commessi negli anni scorsi, anche perché, fortunatamente, a oggi non ci sono stati incidenti legati all’inadeguatezza strutturale dei tre viadotti oggetto della nostra inchiesta.
L’amministrazione comunale in carica, insediatasi nel luglio scorso, è dunque chiamata a interrompere il silenzio, l’immobilismo, la disattenzione che hanno avvolto la questione “ponti” in questi ultimi dieci anni. Provando, magari, a mandare definitivamente in soffitta quella brutta abitudine (tutta italiana) degli amministratori di intervenire soltanto a tragedia avvenuta. Abbiamo contattato il Comune, in quanto ente compente, per esporgli la gravità della situazione e per conoscere le loro intenzioni. La risposta che ci è stata data conferma la nostra tesi e le nostre paure, ma, alla stesso tempo, fa ben sperare: “La problematica è all’attenzione degli uffici”.
Così ci hanno risposto il sindaco, Vito Bono, e l’assessore comunale ai Lavori pubblici, Antonino Turturici. Quindi, come confermano da Palazzo dei Gesuiti, il problema “sicurezza” c’è, esiste, tanto che la nuova compagine amministrativa sembra essersi messa in moto per risolverlo. Adesso, tutto sta nel capire quanto tempo ci vorrà prima che partano i primi sopralluoghi e, soprattutto, i primi lavori di manutenzione. A tal proposito né Bono, né Turturici hanno avanzato alcuna ipotesi precisa. La speranza è che si cominci immediatamente e che la crisi finanziaria del Comune non faccia allungare i tempi.

Articolo pubblicato il 16 settembre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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