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Quotidiano di Sicilia

La Sicilia vuol prendere gli Usa per la gola
di Liliana Rosano

Concluso il progetto finalizzato alle esportazioni, soprattutto agroalimentari, finanziato dall’Ue e dalla Regione siciliana. Spesi 1,7 mln per la partecipazione a fiere e comunicazione, successo anche per il settore marmi

Tags: Economia, Export, Impresa



CHICAGO (USA) - La Sicilia conquista il mercato americano. Quello dell’esportazione non è una novità per le aziende siciliane. Oggi però, con la globalizzazione, cambia il volto dell’impresa.

Entrare nei mercati più strategici del mondo è stato l’obiettivo del Progetto Paese Usa, un progetto finanziato dal PO FESR 2007/2013 e dalla Regione siciliana, assessorato Attività Produttive con l’obiettivo di incrementare la presenza nel mercato statunitense delle aziende siciliane dei segmenti food & wine, moda e lapideo attraverso la partecipazione alle più importanti fiere di settore negli Usa e attraverso delle missioni in Sicilia di selezionati operatori statunitensi.

Il progetto si è concluso da qualche mese ed è in fase di rendicontazione. La somma impegnata è di 1.425.175,00 euro per un importo complessivo di 1.710.210,0 euro, a favore del RTI Gruppo Moccia S.p.A., a valere sulla Linea di intervento 5.2.1.3 del PO FESR 2007/2013.

Si tratta di un contratto che risale all’aprile 2011 con cui il Gruppo Moccia ha gestito tutte le fasi del Progetto Paese: dalle manifestazioni alle mission alla comunicazione. Oggi la rendicontazione del Progetto Paese Usa, ancora all'esame del Dipartimento, deve essere inoltrata alla Corte dei conti e ai vari controlli del monitoraggio nonostante sia stato il progetto usa già verificato dalla Commissione Europea di controllo del PO FESR già dopo l'aggiudicazione.

Dai risultati pubblicati sul sito, le aziende siciliane sembrano soddisfatte delle trasferte negli stati Uniti. Ad esempio, all’Italian Expo Food and Wine di Chicago, dove hanno partecipato 9 imprese e 2 consorzi rappresentanti di oltre 30 imprese il 73% dei presenti ha dichiarato la totale soddisfazione, mentre il 23% solo in parte. In tal senso questi ultimi hanno evidenziato come avrebbero gradito un’affluenza ancora maggiore. Positivi i giudizi sugli interlocutori incontrati che il 36% li ha considerati di ottimo livello, il 48% di buon livello mentre il restante 18% li ha giudicati sufficienti, evidenziandone lo spessore e la competenza.

Successo anche per le aziende siciliane che hanno partecipato alle fiere dei marmi e lapidei, come quella di Chicago. La Sicilia rappresenta oggi, dopo Carrara, il secondo polo produttivo, in Italia e in Europa, ed è un importante punto di riferimento del comparto dei colorati sia come estrazione che lavorazione.

Esempi di impiego di marmi siciliani nel mondo, ove si riscontra il felice connubio fra contesto architettonico ed urbanistico e funzione tecnica sono l’Operahouse di Copenhagen (Danmark), e ancora il National Theatre di Washington DC.
Senza dubbio è il settore agroalimentare quello che riscuote più successo negli Stati Uniti. L’industria agroalimentare siciliana, partecipa con un valore pari a circa1.200 milioni di euro alla formazione del valore aggiunto nazionale, facendo registrare negli ultimi anni una tendenza all’incremento nei valori assoluti. In base alle ultime rilevazioni nel settore, si rilevano oltre 7 mila aziende ed oltre 24 mila addetti.

La Sicilia agroalimentare rappresenta in quantità il 10-15% ed in valore il 25- 30% della produzione agricola di base. In queste quantità e valori di prodotti confezionati sono compresi i prodotti di qualità, tipici con o senza denominazione riconosciuta (Dop, Igp, Doc, Docg, Igt), storici, tradizionali, biologici, con o senza marchio collettivo, con o senza certificazione di qualità.

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Italian Expo Food and Wine di Chicago
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