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Messina - Le mini-tangenti delle imprese per far passare avanti i progetti
di Francesco Torre

Diecimila euro a pratica per velocizzare l’iter nella Commissione comunale di valutazione ambientale. Una preoccupante indagine rivelerebbe l’intreccio tra politica e cementificazione

Tags: Messina, Francesco Curcio



Messina - Corruzione o familismo amorale? A determinarlo saranno i giudici del Tribunale peloritano, ma intanto è sicuro che il ciclone che si è abbattuto nei giorni scorsi sull'ex consigliere comunale di centrosinistra Francesco Curcio si configura come un ennesimo sospetto dei pervicaci legami che intercorrono in città tra il mondo politico e quello del cemento.

L'inchiesta, passata alla cronaca con il nome di “Via Facile”, vede come indagate 11 persone tra politici, imprenditori, consulenti tecnici e funzionari comunali. Tra queste, però, ve ne sono 4 immediatamente poste ai domiciliari dalla Polizia giudiziaria con le accuse di corruzione e falso ideologico. Trattasi appunto di Francesco Curcio, della giovane figlia Roberta, del costruttore edile Aurelio Arcoraci e di Giuseppe Bonaccorso, curatore aziendale. Notificata, inoltre, dai gudici la sospensione per due mesi dall'esercizio di pubblico ufficio nei confronti di Biagio Restuccia, accusato di falso ideologico.

I fatti contestati ai 4 arrestati riguardano un arco temporale di due anni, dal 2010 al 2012, ma nel suo complesso i reati oggetto d'indagine risalgono addirittura al 2009. Nel periodo in questione Curcio si trovava all'interno della Commissione comunale di valutazione ambientale, e secondo la ricostruzione della Procura avrebbe, con il benestare di alcuni funzionari, agevolato alcuni progetti a patto che poi gli imprenditori in questione avessero assunto la figlia Roberta, ingegnere, come consulente di parte.

Il meccanismo tracciato dalla Procura era dunque abbastanza semplice. Una volta concordata una cifra pari a 10 mila euro con l'impresa per ogni singolo progetto, Curcio ne seguiva direttamente l'iter in commissione dandone precedenza rispetto a tutto il resto. Non solo, mentre nei verbali risulterebbe che, in presenza dei progetti che prevedevano il coinvolgimento della figlia Roberta, Curcio uscisse dall'aula così come prevede la legge, in realtà le intercettazioni ambientali dimostrerebbero il contrario.

Il “giochetto” pare sia stato ripetuto diverse volte, tanto che nel mirino della Procura sono finiti diversi progetti: HurbaHousing a Sperone; Emmegisrl a Sant'Agata; villetta con piscina in contrada Guarnacci; piano di lottizzazione di Torre Faro e Timpazzi e altri. Un mare di cemento finito nelle cosiddette Zps, le Zone a protezione speciale protette – si fa per dire – dalle direttive comunitarie Habitat e Uccelli.

I 4 arrestati rigettano ogni accusa, sostenendo come gli incarichi affidati alla figlia di Curcio siano reali e non fittizi. In pratica contestano l'accusa di corruzione, e intendono derubricare piuttosto la vicenda come un episodio di familismo amorale. Ma il giudizio politico e morale sulla vicenda, la città l'ha già espresso. Indipendente dalle condanne dei giudici.


Il procedimento. Intercettazioni su 20 progetti e 11 indagati

Messina - I provvedimenti di custodia sono stati richiesti dal Pm Liliana Todaro ed emessi dal Gip Massimiliano Micali.
L'inchiesta, avviata nel 2010 a seguito di segnalazioni da parte di soggetti che si sono ritenuti danneggiati dal lavoro della Commissione, riguarda solo la corruzione e non la legittimità della successiva realizzazione dei complessi residenziali finiti nel mirino della Procura.
In due anni di intercettazioni ambientali e telefoniche sono 20 i progetti interessati e 11 le persone indagate. Tra di loro Luca D'Amico, Luigi Ristagno, Vincenzo Pinnizzotto, Placido Accola, Salvatore Bonaccorso, Antonino Scimone e Massimo Fulci. Già interrogati i 4 arrestati e il funzionario sospeso.
Tutti chiedono la revoca del provvedimento cautelare, negando qualsiasi ipotesi di tangente.

Articolo pubblicato il 13 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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