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Giovanni Pitruzzella: "Apertura dei mercati e gare trasparenti"
di Alessio Petrocelli

Forum con Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante per la Concorrenza

Tags: Giovanni Pitruzzella



Quali sono i settori in cui l'Autorità è maggiormente intervenuta, da quando ne è presidente ad oggi, per violazione di concorrenza?
“Abbiamo agito a 360 gradi, in ogni settore nel quale risultavano indizi di un illecito concorrenziale, che fosse un abuso di posizione dominante o un’intesa restrittiva della concorrenza. Era essenziale, e il Collegio che presiedo ha operato per inviare alle imprese un segnale chiaro: la crisi economica non può legittimare comportamenti anticoncorrenziali perché la storia insegna che ogni deroga alla disciplina antitrust si traduce in un rallentamento della crescita. Dal settore delle telecomunicazioni, all’energia, agli ordini professionali, ai trasporti, alle poste, alla rc auto fino alle industrie farmaceutiche, direi che non abbiamo ‘risparmiato’ nessuno. Senza una leale competizione economica si riduce lo stimolo a innovare, i prezzi tendono a essere più alti di quanto sarebbero se lasciati al libero mercato, le possibilità di scelta dei consumatori si riducono. Tutto il Paese ne viene danneggiato perché dalla concorrenza può venire una spinta formidabile alla crescita. Purtroppo, in tempi di crisi, avanza il timore che la competizione economica possa produrre costi sociali insopportabili mentre è vero il contrario: in presenza di vincoli stringenti di finanza pubblica la concorrenza è tra le poche leve azionabili per fare ripartire la crescita, creare posti di lavoro, produrre benefici per i consumatori”.

In settori chiave resistono posizioni di monopolio. Come evitare che il monopolista abusi del proprio potere di mercato?
“C’è indubbiamente il tema delle reti: penso al settore della telefonia fissa, al trasporto ferroviario, al servizio postale. Ciascuno ha le sue peculiarità e più volte abbiamo posto il tema della separazione societaria che potrebbe rendere ‘neutrale’ la gestione delle infrastrutture di proprietà del monopolista: l’obiettivo è evitare che chi possiede la rete applichi ai concorrenti condizioni più onerose rispetto a quelle praticate alla società del proprio gruppo. Sono comparti sui quali l’Antitrust vigila con attenzione, in collaborazione con le Autorità di regolazione settoriali. Non dimentichiamo però che, accanto ai grandi monopolisti, operano i monopoli locali: viviamo in una sorta di socialismo municipale che crea inefficienze e perdite economiche. Occorre convincere gli enti locali ad aprire i mercati, a bandire gare trasparenti per garantire che i servizi siano gestiti dagli operatori efficienti e al minor costo per la collettività. L’Antitrust ha utilizzato tutti gli strumenti a sua disposizione per raggiungere quest’obiettivo”.

L’Autorità può adottare programmi di clemenza. Come sta funzionando questo strumento?
“I risultati non sono ancora quelli che vorremmo. Tra le aziende italiane c’è una certa resistenza a denunciare i cartelli, nonostante le esenzioni dalle sanzioni previste dal programma di clemenza. Per questo abbiamo rivisto le condizioni in base alle quali si può ricorrere alla clemenza, semplificando le procedure e ampliando la platea delle imprese che possono avere accesso al programma. Soprattutto siamo stati molto rigorosi al momento di infliggere le sanzioni a fronte di comprovati illeciti concorrenziali. Occorre però che anche il legislatore faccia la sua parte: sul piatto della bilancia gli operatori economici mettono infatti anche i rischi di condanne penali o civili in cui potrebbero incorrere prestando la propria collaborazione all’Antitrust. Per questo l’Autorità ha segnalato l’esigenza di introdurre una serie di correttivi volti a riconoscere la non punibilità penale per le persone fisiche appartenenti all’impresa che collabora e a escludere la responsabilità solidale nell’ambito delle azioni per risarcimento del danno per l’impresa che, per la sua partecipazione ad un programma di clemenza, abbia ottenuto l’immunità dall’applicazione della sanzione. Ovviamente vanno posti paletti chiari per evitare un uso strumentale del programma di clemenza: la non punibilità penale delle persone fisiche andrebbe riconosciuta solo in assenza di indagini penali in corso al momento della presentazione della domanda di immunità all’Autorità”.
 
Clemenza a parte, quali altri strumenti ha l'Autorità per combattere i cartelli?
“Abbiamo acceso un faro sugli appalti pubblici, mettendo a punto un vademecum che aiuta chi bandisce una gara a riconoscere comportamenti ‘sospetti’ dal punto di vista concorrenziale per segnalarceli. Speriamo che questa iniziativa dia i suoi frutti: riusciremmo a sconfiggere cartelli particolarmente odiosi, con effetti negativi sulla spesa pubblica in un momento in cui le risorse da destinare ai diritti sociali scarseggiano”.

Basta la libera concorrenza per tutelare il consumatore?
“No, non è sufficiente, anche perché può accadere che una concorrenza agguerrita sia poco rispettosa delle regole poste a tutela del consumatore. Per questo insisto sempre nel dire che l’azione dell’Antitrust deve tutelare il mercato nel suo complesso: deve garantire la libera competizione ed evitare che il cittadino, quando acquista un bene o un servizio, sia tratto in inganno. È una questione di fiducia e la fiducia è un elemento cruciale della crescita. Oltretutto in questo momento di crisi non potremmo lasciare soli i consumatori: aumentano le pratiche truffaldine, il web è pieno di trappole insidiose. Per questo, anche grazie alla preziosa collaborazione del Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, abbiamo oscurato centinaia di siti che vendevano prodotti contraffatti di note marche italiane, simbolo dell’eccellenza del nostro Paese. Sono fenomeni che vanno contrastati perché danneggiano i consumatori e il Made in Italy”.
 

 
Rating di legalità, imprese siciliane prime in classifica

Liberalizzazioni: non sembra che siano in cima all’agenda del Governo Letta...
“Non appartengo alla schiera di quanti vedono il bicchiere sempre mezzo vuoto. Il Governo Monti ha dato una forte spinta alle liberalizzazioni, recependo gran parte delle segnalazioni predisposte dall’Antitrust. Una volta fatte le riforme, occorre però applicarle. Credo che sia questo il compito dell’attuale esecutivo e sono convinto che saprà svolgerlo al meglio. Del resto, anche il piano di privatizzazioni appena annunciato risponde a un disegno di un’economia aperta, in grado di attrarre gli investimenti esteri. Certo, è importante vedere come sarà realizzato, ma, in generale, la vera sfida è questa: recuperare credibilità a livello internazionale, dare il segnale che si vuole proseguire sulle riforme strutturali. Mi sembra che il Governo si stia muovendo nella giusta direzione”.

Dal sito dell’Antitrust risultano essere 81 le imprese che hanno ottenuto il conferimento del rating di legalità, di cui abbiamo parlato nel 2012. Qual è la distribuzione territoriale delle imprese? A distanza di un anno dall’ultima intervista qual è la sua opinione in merito a tale strumento?
“In testa alla classifica, con circa il 26%, ci sono le imprese siciliane che si sono immediatamente attivate per ottenere il rating. Seguono le aziende laziali (15% circa) e quelle lombarde (9%). Questi dati dimostrano che lo strumento sta funzionando: il rating viene chiesto anche da grandi aziende note a livello internazionale. È un elemento reputazionale importante e mi aspetto un aumento considerevole delle domande di attribuzione del rating quando saranno varati i decreti che collegano alle ‘stellette’ benefici di tipo economico relativi alle graduatorie per ottenere il credito o contributi pubblici”.
 

 
Favorire gli investimenti semplificando la Pa

Nel 2012 ci segnalava la carenza di funzionari e, di conseguenza, la difficoltà nell’affrontare la mole di lavoro dell’Autorità. Parlava anche di nuove “leve”. Come si è evoluta la situazione?
“Abbiamo bandito concorsi e selezionato attraverso commissioni indipendenti i migliori: sono una decina di giovani validi e preparati che sapranno dare nuova linfa al lavoro, già ottimo, della struttura”.

Come ingranare la marcia dello sviluppo e della crescita del Mezzogiorno?
“Va creato un ambiente favorevole agli investimenti. Sono necessarie quelle riforme strutturali che gli investitori aspettano: certezza del diritto, giustizia veloce, semplificazione amministrativa, macchina burocratica efficiente. Ho più volte proposto l’introduzione di meccanismi che disincentivino e sanzionino i ritardi nell'adozione dei provvedimenti amministrativi e consentano a imprese e cittadini di conoscere preventivamente e in modo certo quali siano i tempi dell'azione amministrativa.  Questo invito ad innalzare l’asticella della certezza è stato fortunatamente, in parte, accolto dal Governo che, all’articolo 28 del ‘decreto del Fare’, ha previsto un meccanismo di indennizzo automatico e forfettario in virtù del quale, in caso di mancato rispetto dei tempi per concludere le pratiche, l’amministrazione è tenuta a corrispondere una somma pari a 30 euro per ogni giorno di ritardo, fino ad un massimo di 2.000 euro. Tale meccanismo sarà immediatamente operativo per le domande riguardanti l’avvio e l’esercizio delle attività d’impresa, a dimostrazione dell’importanza che un’amministrazione snella ed efficiente ha ai fini dello sviluppo e della crescita. Si tratta di riforme utili all’Italia intera e che al Sud potrebbero guidare una rinascita, non solo economica, ma innanzitutto culturale”.

Articolo pubblicato il 14 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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