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Quotidiano di Sicilia

Azzardo, da vizio a patologia: nuovi strumenti di contrasto
di Anna Claudia Dioguardi

Secondo il rapporto “Gioco ergo Sum2” (Censis) in Sicilia sono circa 100 mila i ludopatici. Ambulatori territoriali e piani di prevenzione: le azioni promosse dalla Regione

Tags: Ludopatia, Ignazio Tozzo, Salvatore Requirez, Gioco D'azzardo



PALERMO - Ludopatia: una “febbre” che conta circa 800 mila contagiati in tutto il territorio nazionale. Un termine ormai purtroppo appartenente al linguaggio comune per indicare quella che, da maggio 2013 è stata classificata come vera e propria patologia e pertanto inserita nei Lea (livelli essenziali di assistenza).

Mentre le casse dell’erario continuano ad aumentare i propri introiti, visto che, nel 2011, la raccolta del giocato è stata pari a 76,7 miliardi, ad aumentare è anche il numero degli “adepti” di questi marchingegni mangiasoldi e di tutto ciò che, tra gratta e vinci e centri scommesse perde, per molti, il carattere ludico proprio del gioco mettendo a rischio risparmi e rapporti sociali di chi sviluppa tale dipendenza.

In Sicilia si stima che i giocatori siano tra gli 80 e i 100 mila. Secondo il rapporto “Gioco ergo Sum2” realizzato dal Censis e pubblicato a maggio 2012, l’Isola è, relativamente all’anno 2010, al 18° posto della classifica nazionale per giocato pro-capite, con 839 euro in media contro i 1.310 dell’Abruzzo. Tre delle ultime cinque province italiane per variazione percentuale del gioco pro-capite, inoltre, sono siciliane.
 
La più “ludica” risulta essere la provincia di Messina con 980 € di giocato pro-capite, mentre sul fronte opposto si colloca Enna, con 585 €. Provincia, quest’ultima, che però registra una variazione percentuale del volume del giocato tra il 2004 e il 2010 pari al 233,6 % a fronte di una media nazionale del 154,80%.

Per molti anni definita “vizio”, viene oggi riconosciuto alla ludopatia il suo carattere di malattia che pertanto può e deve essere curata, ma soprattutto prevenuta, attraverso gli strumenti del Servizio sanitario nazionale.

È proprio su questa scia che si sta muovendo la Regione siciliana che, come spiega Ignazio Tozzo, dirigente generale del dipartimento Attività sanitarie e Osservatorio Epidemiologico “si sta attrezzando individuando i referenti in ogni Asp per questo settore”. Obiettivo ultimo è quello di “dar vita a veri e propri ambulatori territoriali ai quali i malati potranno rivolgersi per essere curati dalla dipendenza da gioco d’azzardo all’interno delle Asp”.

Tozzo sottolinea come l’inserimento nei Lea sia stato un passaggio importante, ma non sufficiente: “Occorre individuare risorse precise da assegnare specificamente a questo settore - sottolinea il dirigente - per poter, così, garantire ai malati di gioco d’azzardo un sistema di cura all’interno del sistema sanitario e redigere piani di prevenzione che fino ad oggi non esistono”.

Ma la creazione di ambulatori territoriali non è l’unica azione promossa, in tal senso, dalla Regione. Salvatore Requirez, dirigente del servizio promozione della salute della Regione spiega, infatti che l’intenzione, nell’ottica generale della prevenzione e pertanto anche sul fronte della ludopatia, è quella di agire in quattro fasi: “Il primo target è generale – spiega - bisogna operare nel sistema dell’informazione e inviare messaggi positivi contro il gioco patologico, le superstizioni e le false convinzioni numerologiche o statistiche. In secondo luogo occorre operare a livello ambientale perché i messaggi positivi passino anche attraverso la società, la scuola, la famiglia. Terzo livello di prevenzione è l’individuazione dei soggetti a rischio per motivi familiari o sociali sui quali intervenire con strategie preventive prima che prendano la via del gioco. Il quarto target è quello che soggetti che hanno giocato o giocano in maniera non ancora ‘malata’ ma problematica. In questo caso l’intervento può servire a evitare l’eventuale passaggio alla fase della dipendenza patologica”. Curare, quindi, ma anche e soprattutto prevenire per arginare il dilagare di un fenomeno che negli ultimi anni sta svuotando di soldi e serenità sempre più italiani.
 

 
Asp 8 di Siracusa. Prevenzione ed assistenza ai dipendenti
 
Una prima esperienza di assistenza territoriale ai dipendenti da gioco d’azzardo è stata già messa in atto dai Sert di Siracusa che, nel 2012 hanno trattato 67 pazienti ludopatici realizzando un progetto che sarà utilizzato come “pilota” per le altre province.
Roberto Cafiso, direttore dell’area dipendenze patologiche dell’Asp8, sulla base di tale esperienza diretta sottolinea come la ludopatia “si confermi un fenomeno abbastanza diffuso e pericoloso soprattutto tra i più giovani e per questo va arginato”.
Sulla stessa scia il commento di Daniele La Barbera, Direttore della clinica di psichiatria dell’Università di Palermo che pone l’accento sulla multifattorialità di questa malattia.
“È difficile –spiega - individuare percorsi per prevenire l’insorgenza di questa patologia almeno a breve termine. Essa è legata sia ad aspetti educativi che familiari, ma anche alle condizioni socio economiche, alle difficoltà relazionali ed ai modelli pedagogici”.

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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