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Quotidiano di Sicilia

Renzi-Letta competizione virtuosa
di Carlo Alberto Tregua

Per acquisire astenuti e grilletti

Tags: Matteo Renzi, Enrico Letta



Matteo Renzi è stato eletto segretario del Pd domenica 15 dicembre, all’unanimità, ricevendo anche l’apprezzamento del suo acerrimo nemico, Massimo D’Alema. L’elezione è stata frutto del responso delle primarie dell’8 dicembre quando egli ha ricevuto 1,6 milioni di suffragi.
Ha cominciato bene il lavoro di segreteria, riunita a Roma mercoledì 11 dicembre alle ore 7,30. Il giovane segretario vuole dare immediata comunicazione della sua efficienza e chiarezza del programma.
Nel discorso di insediamento ha detto che occorre stilare con l’attuale maggioranza un cronoprogramma preciso, nel quale sono indicati puntualmente titoli e capitoli con i relativi tempi di realizzazione.
Insomma, l’opposto di quanto ha fatto fin’oggi questo governo che ha preferito galleggiare piuttosto che prendere decisioni efficaci.
Cosicchè Enrico Letta è stato messo alle corde e, per non farsi scavalcare, ha immediatamente fatto approvare dal Consiglio dei ministri un decreto legge per il taglio del finanziamento ai partiti, in osservanza del referendum dell’aprile del 1993 nel quale il 90,3 per cento dei partecipanti decretò quel taglio.
Ma, da buon “doroteo”, Letta ha previsto che tale taglio avvenga dal 2017, per cui per tre anni i partiti dovrebbero ancora godere di circa cento milioni l’anno di euro.

La reazione di Renzi non si è fatta attendere. Ha detto che il Pd è pronto a rinunziare alla seconda rata del 2013 (50 milioni) se Grillo firma la riforma elettorale. Forse è stata una finta, conoscendo in anticipo la risposta del comico genovese che è arrivata puntuale e negativa.
In ogni caso Renzi si ritrova a dover affrontare un esame elettorale difficile, cioè le Europee di fine maggio 2014. Non può sbagliare. Deve acquisire consensi sia recuperando gli astenuti che attraendo gli elettori del M5S, nonché pescare nel serbatoio del centro-destra. Un’azione ad ampio raggio che potrà avere successo, grande o piccolo, in relazione alle cose che realizzerà in questi sei mesi.
È proprio la realizzazione di riforme efficaci il punto di forza, che si trasformerebbe in punto di debolezza se risultasse negativo.
In questo quadro, anche Letta dovrà tentare di realizzare riforme per non farsi scavalcare, coinvolgendo il suo socio di minoranza, Alfano, ed anche Scelta civica.
 
Il quadro che rappresentiamo ha criticità perché ognuno dei due partner del Pd ha in mano il diritto di veto, essendo essenziale per fare maggioranza al Senato e quindi approvare i provvedimenti. Tuttavia l’equilibrio fra le tre forze non deve essere a danno delle riforme che vanno fatte, devono essere incisive, tagliare i privilegi e con essi la spesa pubblica improduttiva.
Proviamo ad indicare qualcuna di tali riforme. 1. Riforma elettorale a doppio turno, essenziale perché gli eletti per essere politicamente legittimati devono avere il consenso di almeno metà più uno degli elettori.
2. Il finanziamento pubblico dei partiti deve cominciare subito, dal prossimo primo gennaio.
3. Chiusura definitiva delle province con facoltà dei comuni di unirsi in consorzio, sin dal prossimo primo gennaio.
4. Accorpamento dei comuni sotto i cinquemila abitanti.
5. Chiusura delle ottomila partecipate e trasferimento delle incombenze a dipartimenti interni di Regioni e Comuni.
6. Contributo di solidarietà sulle pensioni liquidate con sistema retributivo e non contributivo. In tal modo si casserebbe un odioso privilegio.
7. Mettere in concorrenza sanità pubblica e privata con l’obiettivo di aumentare la qualità dei servizi e tagliare almeno cinque miliardi.
8. Istituire la Cassa integrazione per i dipendenti pubblici in esubero, il cui numero viene determinato dai piani aziendali dei singoli enti.
9. Obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni di acquistare beni e servizi a prezzi non superiori a quelli della Consip, che, a sua volta, dovrà rivederli per ottenere un abbassamento medio del 10 per cento.
10. Procedere a una revisione della spesa improduttiva e clientelare, ora effettuata nei confronti di soggetti privilegiati, in modo da costituire un risparmio di 50 miliardi per tagliare le aliquote più basse di imposte, le aliquote della previdenza ed immettere sul mercato liquidità necessaria a far prendere velocità alla ruota dei consumi.
Non bisogna dimenticare che dal 2015 vanno tagliati 50 miliardi l’anno di debito sovrano.

Articolo pubblicato il 18 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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