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C’era una volta la Sicilia ospitale. Ora quart’ultima per integrazione
di Angela Michela Rabiolo

È tra le regioni meno ambite dagli immigrati, in fondo alla classifica relativa all’indice di occupazione. Dati Unar 2013: nell’Isola 139mila stranieri, il 2,8% contro il 7,4 della media Italia

Tags: Immigrazione, Integrazione



PALERMO - Le notizie trasmesse quotidianamente portano a pensare che la presenza degli immigrati sia in continuo aumento. Non passa giorno senza il racconto di un nuovo sbarco e purtroppo, sempre più spesso, di una nuova tragedia.

I dati del dossier statistico 2013 realizzato dal centro studi Idos e dall’Unar mostrano come da poco più di 3 milioni di residenti stranieri nel 2007 si è passati a 4.387.721 nel 2012, pari al 7,4% della popolazione complessiva italiana. A causa della crisi economica, l’aumento registrato nel 2012 è stato però molto contenuto: +8,2% tra i residenti e +3,5% tra i soggiornanti non comunitari.

In Sicilia, gli stranieri residenti in regione al primo gennaio 2013 risultano essere oltre 139mila, per un’incidenza del 2,8%, inferiore quindi alla media nazionale (7,4%) e la quarta più bassa in Italia dopo quelle di Sardegna, Puglia e Basilicata. Al polo opposto ci sono le regioni del Nord e del Centro, storicamente ed economicamente più attrattive.

La maggior parte degli stranieri si concentra nella provincia di Palermo (oltre 29mila, il 21% di tutti gli stranieri residenti in Sicilia, di cui oltre due terzi nel solo Capoluogo); seguono le province di Messina e Catania. I Comuni in cui spicca la loro incidenza sul totale dei residenti sono però di dimensioni piccole o medio-piccole: Acate (Ragusa), Santa Croce Camerina (Ragusa), Malfa (Messina), Mazzarrone (Catania).

I non comunitari regolarmente soggiornanti al primo gennaio 2013 risultano essere quasi 94mila, di cui una minoranza -il 38,4% del totale (poco meno di 36mila)- sono titolari di un permesso di durata illimitata. Tra i restanti 58mila in possesso di un permesso soggetto a rinnovo prevalgono quelli presenti per lavoro (circa 26mila, il 44,5%), cui seguono i presenti per motivi familiari (circa 21mila, il 36%). Anche in Sicilia, come in Calabria e Puglia, si rileva una quota consistente di soggiornanti per motivi di asilo o umanitari (14%, corrispondente a oltre 8mila stranieri).

La Sicilia non si rivela una terra ospitale: è quartultima per potenziale di integrazione degli immigrati in Italia (precede solo Basilicata, Puglia e Calabria), con un indice di 42,8 su scala da 1 a 100.

In generale, le province siciliane a più alto potenziale di integrazione sono quelle di Agrigento ed Enna, mentre Siracusa, Caltanissetta e Ragusa (penultima tra tutte le province italiane) detengono i livelli più bassi.

La nostra regione offre quindi molto poco dal punto di vista dell’integrazione e non bisogna stupirsi se la Sicilia è meta poco ambita, attestandosi alla settima posizione iniziando dal basso tra tutte le regioni italiane: di fatto, la Sicilia precede solo altre regioni meridionali. Tra le province, Enna si trova alla novantasettesima posizione per attrattività seppure abbia un grado di integrazione più soddisfacente rispetto ad altre zone della regione.

Per quanto riguarda l’occupazione, la Sicilia detiene il sesto più basso indice in Italia precedendo solo, nell’ordine, Trentino, Molise, Basilicata, Calabria e Puglia. Al suo interno, le province che offrono agli immigrati le condizioni di inserimento lavorativo relativamente migliori sono Agrigento (sessantanovesima in Italia), Caltanissetta, Palermo; i livelli meno soddisfacenti, invece, si riscontrano a Enna, Siracusa e Trapani (dal novantasettesimo al novantanovesimo posto in Italia) e, soprattutto, a Ragusa (centounesimo posto nella graduatoria nazionale, prima solo di Foggia e Cosenza). I contratti di lavoro sono però di natura precaria e ciò comporta un alto tasso nella scadenza dei permessi di soggiorno che poi non possono più essere rinnovati con ben il 19,4% di tali titoli che, validi a inizio 2011, sono scaduti durante l’anno senza venir più rinnovati (la media nazionale è dell’8,8%). La Sicilia ha quindi il più basso tasso di continuità dei permessi di lavoro tra le regioni italiane.

L’esiguità e precarietà del lavoro dipendente si traduce in un maggior tasso di imprenditorialità che si attesta al 7,6%, di 0,6 punti percentuali più alto della media nazionale del 7,0%. Il valore è il quinto più elevato d’Italia, con punte del 12,0% nelle province di Agrigento e Palermo e dell’8,7% di Catania.

Articolo pubblicato il 24 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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