Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Enna - I migranti salverebbero la città
di Redazione

Quasi 70 le etnie presenti in provincia, anche se spesso si tratta di flussi transitori verso altri Paesi. “Riempiono il vuoto del lavoro servile”, dice la Cgil. Ma permessi e rinnovi calano

Tags: Enna



ENNA - In occasione della giornata mondiale dei migranti del 18 dicembre, il servizio Migrazione della Cgil del capoluogo riassume i dati relativi al flusso dei cittadini di paesi terzi e rileva la perdita di attrattività del territorio locale in un momento storico di naufragio nazionale.

“Donne e migranti con le loro nuove imprese possono salvare il Paese”, afferma la segretaria generale della Camera del Lavoro territoriale, Rita Magnano. “Ma Enna riesce a salire sulla scialuppa di salvataggio? Può salvarsi anche con il contributo dei migranti, da considerare, tuttavia, soggetti con cui interagire nell’uguaglianza, con pari dignità. Al nostro Paese gli immigrati non devono servire per riempire il vuoto di lavoro servile, di fiducia e intraprendenza, ma per acquisire, insieme nel confronto, la consapevolezza di quanto ciascuna parte possa valere”.

Inoltre, poiché saper parlare la lingua è importante per poter acquisire il permesso di soggiorno –indispensabile per poter lavorare in regola-, la Cgil fa sapere della partnership con l’associazione Terra Matta al fine di istituire un corso di italiano di base che è stato finanziato dalla Chiesa Valdese.

Sono quasi 70 le etnie presenti in provincia ma, a differenza degli anni passati, i migranti oggi non si fermano più a Enna, anzi vanno via, verso altre città o stati, o addirittura verso i paesi di origine.

D’altra parte, le barriere che gli immigrati devono superare sono troppe. Una di queste è, per esempio, l’ottenimento della cittadinanza, che a Enna diventa più difficile. Succede infatti che a un minore, nato da madre che ha acquisito la cittadinanza in seguito a matrimonio con un italiano, non venga riconosciuta l’automatica acquisizione dello status di cittadino. Non parliamo delle discriminazioni in campo sanitario che gli immigrati devono subire. Solo qualche giorno fa si è appreso di un ambulatorio per gli immigrati organizzato dall’ASP. E dire che Enna sarebbe in testa alla classifica nazionale (18° posto) per l’inserimento sociale. Ma scende al 97° per l’inserimento lavorativo.

I nuovi permessi rilasciati dalla Questura nel corrente anno sono scesi di quasi il 50%, passando da 160 nel 2012, a 81. Anche i rinnovi sono diminuiti di 100 unità. La diminuzione, in provincia, riguarda soprattutto i cittadini europei (che da 2030 sono scesi a 1300), mentre i cittadini extracomunitari sono passati da 1220 a 1284. Complessivamente, a Enna l’incidenza degli immigrati rappresenta solo l’1,8% della popolazione (poco rispetto al 7,4% della media italiana e al 2,8 della media siciliana).
Oggi la città di Enna conta circa 800 stranieri; nel 2012 erano circa mille. E non si dica che gli immigrati siano assistiti e costituiscano un costo per l’Italia, perché produrrebbero circa 13 miliardi di euro l’anno, a fronte degli 11 spesi per i servizi di supporto.

Articolo pubblicato il 27 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus