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Quotidiano di Sicilia

Crocetta come Letta non taglia e si nasconde
di Carlo Alberto Tregua

Solo i risultati parlano

Tags: Enrico Letta, Rosario Crocetta



Abbiamo un presidente della Regione che parla in modo estemporaneo, senza acquisire su ogni questione la necessaria documentazione. Cosicché è stato costretto in almeno dieci casi, pubblicati puntualmente sul QdS, a fare retromarcia.
Parole al vento che disorientano i siciliani, i quali, invece, avrebbero bisogno di punti fermi e incontrovertibili, sia per quanto riguarda la diagnosi che ancor più per le terapie, ovvero le soluzioni ai problemi.
Per contro, riconosciamo a Crocetta l’onestà e la capacità di denunciare alle Procure abusi, ipotesi di corruzioni e di truffe. Ma la denunzia non basta. Una Regione come la nostra, in ginocchio, nella quale il Pil è diminuito del 4,3 per cento (Svimez), come ha scritto sul Corriere della Sera di domenica 22 dicembre Gian Antonio Stella, in una pagina nella quale ha anche riportato dati del QdS, non può più basarsi su parole o intenzioni. Occorrono progetti e cronoprogrammi puntuali per la loro realizzazione.

Crocetta imita Letta quando spara numeri fasulli sui tagli, perché effettivamente essi sono talmente di misere dimensioni che non incidono sul bilancio della Regione. Mentre noi abbiamo più volte pubblicato con un elenco analitico, voce per voce, quali debbano essere tali tagli, per un ammontare complessivo di 3,6 miliardi. I pazienti lettori che volessero leggerli potranno farlo andando sul QdS.it.
Per uscire dalle chiacchiere ed entrare nei progetti, reiteriamo le soluzioni che più volte abbiamo prospettato, che partono dal taglio della spesa inutile e improduttiva prima indicata.
Se la Regione recupera 3,6 miliardi potrà finalmente finanziare le opere e i servizi su cui sono già stati stanziati i fondi europei. I quali sono stati messi in stand by proprio perché la spesa regionale è andata in tanti rigagnoli clientelari e improduttivi tali da danneggiare fortemente il tessuto economico e sociale siciliano.
Auspichiamo che Crocetta in questa fine di anno faccia un esame di coscienza sereno e cerchi di capire perché la sua azione di oltre un anno di governo sia stata priva di risultati e non abbia per nulla invertito la tendenza, nè si sia approssimata alla ripartenza della crescita e dello sviluppo.
 
Se il suo esame di coscienza sarà approfondito, Crocetta capirà che bisogna cambiare registro per ricominciare a far crescere il Pil, dato sintetico che spiega in un lampo se le cose vanno bene o male.
Per fare crescere il Pil occorre sostenere la rete delle quasi centomila piccole e medie imprese siciliane, le quali possono diventare il motore dello sviluppo.
Il sostegno non deve essere solo attraverso il braccio finanziario della Regione che è l’Irfis, per il momento silente ed immobile, ma mediante la semplificazione delle procedure amministrative, la digitalizzazione immediata delle stesse, la responsabilizzazione dei dirigenti con la rescissione dei contratti per quelli inutili, la lotta senza quartiere alla corruzione e all’inefficienza.
La Regione deve diventare una macchina amministrativa che funzioni, in modo da emettere i provvedimenti richiesti da imprese, cittadini ed enti locali in trenta giorni.

Crocetta rifletta sulla responsabilità di una parte dei circa 1.800 dirigenti. Egli ne deve selezionare 200 ai quali affidare le principali funzioni di sviluppo e di controllo sulla macchina amministrativa, per snidare i fannulloni, i distaccati e tanti altri dipendenti della Regione che percepiscono regolarmente lo stipendio senza nulla dare in cambio.
Fra le iniziative più importanti, segnaliamo la costruzione di almeno 25 impianti industriali per la produzione di energia elettrica e biogas, utilizzando come materia prima i rifiuti solidi urbani. Ve ne sono 34 in Italia e diverse centinaia in Europa. Quelli dell’ultima generazione non inquinano e risolvono definitivamente il problema dei rifiuti.
Ancora, la costruzione delle opere pubbliche con l’apertura dei cantieri regionali e comunali. Chi non provvede deve essere mandato a casa.
In conclusione, bisogna rimettere a posto il funzionamento di tutti gli uffici affinché osservino regole generali che governano la vita dei cittadini. E li servano, senza servirsene!
Ps. Nell’editoriale di ieri, un refuso ha ribaltato il senso dell’ultima frase, che si deve leggere: Tanto il Diavolo non può vincere. Me ne scuso con i lettori.

Articolo pubblicato il 28 dicembre 2013 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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