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Certificazione e catasto energetico, ogni territorio per conto proprio
di Bartolomeo Buscema

Palese disuniformità delle procedure legate alla “clausola di cedevolezza” contenuta nel D.Lgs. 192/05. Regione siciliana fra quelle che hanno già adempiuto agli obblighi europei

Tags: Certificazione Energetica, Catasto Energetico



CATANIA - Il 12 dicembre scorso è stato presentato, presso il ministero dello Sviluppo economico (Mise), il Rapporto sullo Stato di attuazione della certificazione energetica degli edifici. Il documento 2013, redatto dal Comitato termotecnico italiano (Cti), evidenzia subito una palese disuniformità delle procedure a livello regionale, legata alla cosiddetta “clausola di cedevolezza” contenuta nel D.Lgs. 192/05 che ha consentito alle Regioni di recepire la certificazione energetica degli edifici in modo autonomo e di elaborare proprie procedure di calcolo.

Pur essendo la certificazione obbligatoria su tutto il territorio nazionale, tale clausola, su scala regionale, ha determinato tre modalità attuative della certificazione energetica. Alcune Regioni hanno semplicemente recepito la Direttiva 2002/91/CE (EPBD); altre, tra cui quella siciliana, hanno emanato un regolamento regionale per l’attuazione delle Linee Guida Nazionali (LGN); altre ancora non hanno recepito la Direttiva 2002/91/CE (EPBD).

Veniamo ora alla certificazione di sostenibilità ambientale.
Le Regioni Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Valle d’Aosta, Toscana, Veneto, Trento e Sicilia hanno adottano il protocollo Itaca (Istituto per l’innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) per la valutazione della sostenibilità energetica e ambientale degli edifici. La Provincia autonoma di Bolzano ha predisposto, invece, un proprio protocollo denominato “Casa Clima Nature”. Il Friuli Venezia Giulia è l’unica Regione che ha reso obbligatorio, dal 31/10/2011, la redazione della Certificazione energetica ambientale per le nuove costruzioni e per l’ampliamento e la ristrutturazione edilizia di immobili che ospitano uffici e residenziali

Infine, per quanto concerne i catasti energetici regionali, il rapporto evidenzia una certa solerzia da parte delle autorità preposte. Infatti, oggi sono nove le regioni che hanno già realizzato catasti energetici per il deposito e la gestione dei contenuti degli Attestati di prestazione energetica; saranno dodici l’anno prossimo.

La prima Regione a istituire un catasto è stata la Lombardia nel 2007, seguita da Piemonte ed Emilia Romagna (2009), mentre Calabria, Umbria e Sicilia ne hanno già avviato la predisposizione. Basilicata, Campania, Lazio, Molise, Puglia, Sardegna e Toscana e la Provincia autonoma di Bolzano non hanno ancora un proprio catasto. C’è da dire, però, che le Regioni Lazio, Sardegna e Toscana e la Provincia autonoma di Bolzano hanno propri database interni.

Oltre al catasto dei certificati energetici (Ape), cinque Regioni dispongono di un catasto degli impianti di climatizzazione: Emilia Romagna, Lombardia, Trento, Veneto e Sicilia. Ne prevedono la costituzione, le Regioni Abruzzo, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Umbria, Valle d’Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano.

Vogliamo qui evidenziare l’importanza del catasto degli impianti di climatizzazione che, collegato con il catasto dei certificati energetici, costituisce per le amministrazioni uno strumento efficace per elaborare politiche d’incremento dell’efficienza energetica degli edifici le quali - meglio sempre ricordarlo - è il punto chiave su cui poggia l’intera politica energetica europea.

Articolo pubblicato il 03 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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