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Quotidiano di Sicilia
Anni di sprechi e disservizi per i cittadini ma nessun responsabile per il flop Amia
di Gaspare Ingargiola

Ex vertici della società tuttora impuniti nonostante una voragine di debiti pari a 214 mln di euro

Tags: Leoluca Orlando, Rifiuti, Palermo, Amia, Sergio Marino



PALERMO – Qualcuno certamente ricorderà come negli anni Novanta l’Amia, che un tempo gestiva il servizio di igiene ambientale per conto del Comune di Palermo, fosse talmente florida da lanciare un’operazione di “decorazione” dei cassonetti, abbelliti con disegni artistici. Oggi quei tempi sembrano lontanissimi: la società, ormai fallita, è collassata su se stessa dopo anni di gestioni scriteriate, fatte di compensi d’oro per i suoi vertici, sprechi di varia natura e, soprattutto, tanti, tantissimi disservizi ai danni dei palermitani.

L’azienda per la nettezza urbana nacque sulle orme della Amnu, l’Azienda municipalizzata nettezza urbana fondata nell’ormai lontano 1968. Negli anni, l’Amnu subì diverse trasformazioni, diventando Azienda municipalizzata igiene ambientale (Amia, appunto) nel 1985, “Azienda speciale” nel 1999 e, infine, società per azioni nel 2001. Inizialmente svolgeva servizi di raccolta e trasporto rifiuti, ma, nel corso de decenni, estese le sue attività a tutti i servizi di igiene ambientale e di manutenzione stradale.
 
Una storia finita dopo 45 anni nel fallimento, provocato da una voragine di debiti profonda 214 milioni di euro. E pensare che subito dopo la dichiarazione di insolvenza, nel 2010, l’ex sindaco Diego Cammarata sosteneva che i bilanci dell’azienda fossero in ordine. Già ad aprile di quell’anno il ministero dello Sviluppo economico nominò due commissari straordinari: Sebastiano Sorbello e Paolo Lupi (con un compenso di circa 203 mila euro l’anno) per far luce sull’andamento dell’azienda, mentre sette mesi dopo arrivò anche un terzo commissario, Francesco Foti (già giudice della trasmissione televisiva Forum, pagato circa 169 mila euro l’anno). Negli anni a seguire i tre puntarono il dito contro il mancato adeguamento del contratto di servizio e contro il Piano aziendale predisposto dall’amministrazione, che a loro parere non avrebbe consentito di colmare i buchi di bilancio.

L’ennesimo cambiamento è arrivato con l’attuale sindaco Leoluca Orlando, che ha condotto contro i commissari una battaglia mediatica a colpi di dichiarazioni e comunicati stampa, culminata in una nota inviata alla Procura nella quale ha invitato “ad accertare quali eventuali profili di responsabilità, anche penale, possano configurarsi” nel comportamento dei tre funzionari inviati da Roma.

Nel frattempo, al posto dell’Amia, il Consiglio comunale ha decretato la nascita, con relativo Statuto, di una nuova società di igiene ambientale, la Rap, e i palermitani si sono visti recapitare a casa la più alta tassa sui rifiuti che si ricordi, la Tares, senza per questo assistere a un reale miglioramento nella gestione del servizio di raccolta, come risulta evidente dalla cronaca di questi giorni.

Ma volendo mettere da parte le criticità del presente viene da chiedersi: dove affonda le sue radici il fallimento di un’azienda che fino a pochi anni fa dipingeva i propri cassonetti? Di recente non ha sortito alcun effetto il processo d’appello a carico degli ex vertici Amia che, in primo grado, erano stati condannati per un falso in bilancio da 61 milioni di euro nel biennio 2005/2006. Gli imputati erano l’ex presidente ed ex senatore di Udc e Pdl, Enzo Galioto (in primo grado condannato a due anni e mezzo), l’ex direttore generale Orazio Colimberti e gli ex membri del collegio sindacale Camillo Triolo, Angelo Canzoneri, Francesco Arcudi, Gaetano Mendola e Paolo Gargasso Gattuso.
 
Tutti prosciolti perché l’amministrazione Cammarata non ha voluto sporgere querela - la qual cosa avrebbe fatto scattare un’aggravante - e così è scattata la prescrizione. Assolti perché il fatto non costituisce reato, invece, gli altri membri del Cda: Antonino Giuffré, Gaetano Mendola e Vincenzo Gargano. Annullata, infine, con rinvio a un nuovo processo, la condanna a 18 mesi per Giuseppe Costanza, anch’egli ex membro del Cda. Alla fine, dunque, nessun responsabile.

“È gravissimo – ha detto sulla questione l’attuale sindaco Leoluca Orlando - che la precedente amministrazione non abbia sporto querela”. Il primo cittadino ha anche annunciato che il Comune si costituirà parte civile nel processo per bancarotta fraudolenta e aggravata che dovrebbe prendere il via a giorni.


Dalle assunzioni scriteriate alle note missioni a Dubai

PALERMO - La crisi finanziaria dell’Amia affonda le sue radici negli anni dal 2005 al 2008 per due cause principali: la nascita della controllata Amia Essemme - che stabilizzò oltre 900 lavoratori socialmente utili facendo innalzare il numero di dipendenti a 2.800 unità e il tetto stipendi a oltre 25 milioni di euro l’anno - e alcune scelte quantomeno discutibili tra cui l’assunzione di 100 amministrativi, i 700 telefonini aziendali, gli ormai celebri viaggi a Dubai (24 trasferte da 1 milione di euro per tentare di vincere un appalto sui rifiuti mai ottenuto), un altro milione circa per consulenze varie, senza dimenticare i premi per dirigenti e amministrativi.
Ma l’assurdo si è raggiunto in occasione dell’affitto da una ditta spagnola, dal 2004 al 2008, di 12 mila cestini stradali alla modica cifra di 620 euro l’uno, per una spesa complessiva da 7,5 milioni di euro. Spropositi che si sposano con casi che hanno davvero del clamoroso, come le 90 assunzioni tra il 2007 e il 2008 quando l’azienda era già in profondo rosso o i 400 pensionati sostituiti “per via ereditaria” dai figli.
Episodi che hanno fatto crescere enormemente le spese (sia generali sia per il personale) senza che a questo corrispondesse, per esempio, un adeguamento del contratto di servizio da parte di Palazzo delle Aquile.
Poi c’è l’indotto, visto che il fallimento dell’Amia ha lasciato buchi di milioni di euro nei confronti dei fornitori: basti pensare che i curatoli fallimentari (Paolo Bastia, Andrea Gemma e Mario Serio per Amia Spa, Francesco Macario per Amia Essemme) stanno ancora conteggiando i soldi da dare a chi li attende ormai da anni.


Dopo il caos delle festività ecco i primi provvedimenti

PALERMO – Passano gli anni, cambiano le amministrazioni comunali e le aziende ma resta sempre la stessa tremenda costante: con cadenza regolare Palermo si ritrova sommersa dai suoi rifiuti. Cataste di spazzatura per le strade, cassonetti stracolmi, sporcizia che dilaga non solo nei quartieri periferici ma anche in pieno centro storico. E tutto questo proprio nel momento in cui i palermitani si ritrovano a dover versare la seconda rata della salatissima Tares.
Le manutenzioni ai mezzi per la raccolta latitano, l’accordo tra Rap e lavoratori è stato raggiunto con grande ritardo e ancora ci sono alcuni dettagli da chiarire.

Anche per questo motivo le festività in città sono state ancora una volta scandite dai cassonetti stracolmi, con le notti del capoluogo illuminati dai soliti, orrendi roghi di immondizia che ormai si verificano periodicamente in quasi tutti i quartieri cittadini.

A causa di quanto accaduto il presidente della Rap, Sergio Marino, ha deciso il trasferimento di capi area e capi servizi a causa di una "situazione intollerabile”. “Nonostante gli inviti, le raccomandazioni e le disposizioni di servizio – ha detto Marino - affinché si potessero ottenere risultati soddisfacenti in un momento in cui la città è già particolarmente gravata da un arretrato significativo, i risultati ottenuti sono deludenti”.

“Non si è stati nelle condizioni – ha aggiunto - di garantire un servizio efficiente ed è mancata una attenzione di tutti nei confronti della comunità. Un segno di rinnovamento non può non passare attraverso le adozioni di provvedimenti forti che diano a tutti il segno della effettiva volontà di cambiare un’azienda da troppo tempo prigioniera di logiche che non possono mai appartenere a chi deve garantire servizi primari”.

Sulla questione occorre poi registrare anche le parole del sindaco Orlando: “Le disfunzioni sul servizio che si sono registrate, giustamente oggetto di protesta da parte dei cittadini palermitani non possono più essere tollerate”.
“Esprimo il mio apprezzamento e la mia condivisione - ha concluso il primo cittadino di Palermo - per ogni consequenziale scelta chiara e forte e per una gestione che sia concretamente discontinua rispetto al disastro funzionale e gestionale delle aziende Amia ormai fallite”.

Articolo pubblicato il 04 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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