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Uno studente su cinque fa uso di cannabis
di Redazione

E' quanto emerge da un'indagine del Dipartimento politiche antidroga. Ecco le cinque principali conseguenze dannose secondo Giovanni Serpelloni, a capo del Dpa

Tags: Cannabis, Marijuana, Studenti, Scuola, Droga, Stupefacenti, Dipendenza



Oltre il 21% degli studenti italiani, almeno una volta negli ultimi 12 mesi, ha fatto uso di cannabis. È quanto emerge da un'indagine del Dipartimento Politiche Antidroga (Dpa) sull'uso di sostanze stupefacenti e tossicodipendenze in Italia, i cui principali dati sono stati estrapolati dall’Agenzia Adnkronos Salute.
 
La ricerca - di grande attualità dopo le polemiche nate intorno alla proposta di liberalizzare la marijuana anche in Italia, avanzata da alcuni politici - ha coinvolto un campione di 34.385 ragazzi di età compresa tra i 15-19 anni. A fumare gli spinelli è il 26% dei maschi e poco meno del 17% delle ragazze.
 
Percentuali in crescita rispetto agli ultimi anni: rispetto al 2012, lo scorso anno si è infatti registrato un incremento del 2,29%. Dati in controtendenza rispetto a quelli della popolazione adulta, che dal 2008 sono invece in costante calo.
Nell'indagine pubblicata sull'ultima Relazione al Parlamento, nella popolazione generale (15–64 anni) il consumo di cannabis negli ultimi 12 mesi è risultato essere pari al 4,01% (5,2% maschi e 3% femmine).
 
Per Giovanni Serpelloni, capo del Dpa, un'eventuale liberalizzazione della cannabis potrebbe però modificare il quadro: “Quando si legalizza una sostanza psicottiva - spiega all’Adnkronos Salute - si registra un aumento del numero delle persone che fanno uso di queste sostanze. E - aggiunge - aumentano di conseguenza anche le patologie correlate. È già successo con l'alcol”.
 
Secondo l'esperto, a correre i maggiori rischi sono i più giovani. “La cannabis - spiega - è una sostanza neurotossica che compromette funzioni cerebrali, soprattutto nei ragazzi sotto i 21 anni, età in cui termina il processo di maturazione cerebrale”.
 
Il responsabile del Dipartimento antidroghe elenca quindi, nel dettaglio, quali tipi di danni può provocare un uso costante della cannabis:
1) Alterazioni cognitive
2) Difficoltà nella memorizzazione e nell'apprendimento
3) Un calo della motivazione
4) Il rischio della schizofrenia
5) L’alterazione del sistema di gratificazione.
 
“E c'è di più - aggiunge -. È stato provato da uno studio scientifico che chi consuma cannabis prima dei 18 anni, dopo venti anni, quindi intorno ai 40, può avere una perdita del potere intellettivo di ben 8 punti”.
Il Dpa nell'indagine del 2013 ha inoltre rilevato il fenomeno cannabis su internet. Da un'analisi a largo spettro effettuata sui database accessibili sia dagli enti istituzionali che dalle aziende di settore è stato possibile stimare che il numero dei siti tematici, che offrono sostanze o ne promuovono l'uso, ha abbondantemente superato nel corso dell'anno gli 800.000 (dato sottostimato).
 
Una decisa progressione se si ricorda il dato riferito al 2008 di circa 200.000. L’analisi ha messo in relazione l'andamento in crescita dei siti dal 2008 al 2013 che pubblicizzano in vario modo l'uso di cannabis con l'andamento dei consumi nella popolazione tra i 15 e i 19 anni. Questa fascia di età, infatti, è quella che più utilizza internet e frequenta i social network.
 
Dallo studio emerge che al forte aumento della pressione del marketing è corrisposto, con un tempo di latenza di 14-24 mesi, un aumento dei consumi di cannabis nelle fasce giovanili, “invertendo una tendenza alla diminuzione che si osservava dal 2008 e creando, dal 2011, un incremento di circa 3 punti percentuali”. Il Dpa ricorda infine che questi siti, spesso, offrono contemporaneamente anche altre sostanze stupefacenti quali oppiacei, cocaina, cannabinoidi sintetici, mefredone, piperazine.
 

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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