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Agrigento - Strade disastrate: città in rivolta
di Umberto Trupiano

Anche la Procura vuole vederci chiaro: iscritti nel registro degli indagati i dirigenti di Utc e Manutenzioni. Proteste contro il Comune dopo l’incidente che ha ucciso una giovane di 24 anni

Tags: Agrigento, Marco Zambuto



AGRIGENTO – In provincia l’inizio del nuovo anno è stato caratterizzato dagli strascichi e dalle polemiche per la morte di Chiara La Mendola, una ragazza di 24 anni che il 30 dicembre scorso ha perso la vita a causa di un incidente stradale verificatosi in via Cavaleri Magazzeni, una delle strade più frequentate di contrada Cannatello. La giovane ha perso il controllo del proprio ciclomotore a causa di una grossa buca presente sull’asfalto, occultata dall’acqua piovana e con al centro una grossa pietra.

Una giovane vita, dunque, è stata spezzata per colpa di una buca che, come tante altre in città, si sarebbe dovuta eliminare da tempo e con pochi soldi. Una morte inaccettabile che ha suscitato dolore e indignazione nei cittadini, con centinaia di persone che hanno preso parte al funerale, dando vita a un corteo funebre senza precedenti, scandito anche dalle grida di rabbia contro il sindaco, l’amministrazione comunale e la politica in genere.

La gente, insomma, vuole sapere perché l’amministrazione comunale non abbia provveduto a eliminare per tempo la buca che ha provocato la morte di Chiara e che cosa si stia facendo per intervenire sulle altre imperfezioni presenti sulle strade agrigentine. Qual è il motivo per cui non si interviene in tempo, nonostante le denunce e le lamentele?

E così mentre la famiglia della giovane ha dato incarico a un legale di preparare un dossier sul tragico incidente e la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per accertarne le cause – due dirigenti comunali, il capo dell'Utc Giuseppe Principato e il responsabile delle Manutenzioni Gaspare Triassi, sono stati già iscritti nel registro degli indagati - il sindaco Marco Zambuto ha confermato come nel luogo dell’incidente le condizioni del manto stradale siano davvero precarie, accusando dei ritardi una burocrazia troppo lenta. “Già da tempo - ha dichiarato il sindaco - questa via di Agrigento, come del resto tutte le altre strade, è stata inclusa in un Piano viario per cui, tra protocolli d’intesa, redazione di progetti, nulla osta, pareri, autorizzazioni, contratti, registrazioni, decreti, note informative e certificazioni antimafia, sono passati circa quattro anni”.
“Questi tempi biblici della burocrazia italiana – ha concluso - e questi riti dei fascicoli che svolazzano da un tavolo all’altro della Pubblica amministrazione stanno distruggendo il Paese”.

Per dovere di cronaca, inoltre, è giusto ricordare come della situazione viaria di Agrigento si sia più volte occupato il Consiglio comunale per denunciare lo stato di cose derivanti dal degrado di molte strade, che è stato sempre riconosciuto precario e pericoloso. Ma quando si è trattato di concretizzare il benché minino intervento tutto è finito in una bolla di sapone. Come sempre, tante chiacchiere e zero risultati.

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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