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Messina - Dopo lo scandalo di Farmacia scacciare i "baroni" dall’Ateneo
di Francesco Torre

Da un giro di fatture false, la Gdf è arrivata a scoperchiare un sistema di concorsi pilotati. Sono arrivate le richieste di rinvio a giudizio per sette tra professori e dipendenti

Tags: Messina, Università



Messina - “Pacta servanda sunt” (i patti vanno rispettati) è il nome che gli agenti di Guardia di Finanza avevano voluto dare all'operazione che, scattata nel settembre scorso, aveva portato all’arresto due professori dell’Università di Messina (Giuseppe Bisignano, direttore del dipartimento di Farmacia, e Giuseppe Teti, ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica alla facoltà di Medicina e Chirurgia) e all’inserimento di altri cinque nomi nel registro degli indagati: l'ex rettore Franco Tomasello, l'addetto alla gestione economale Cesare Grillo, l'ex delegata del rettore per la formazione delle Commissioni d'esame Maria Chiara Aversa, il prof. Giuseppe Nicoletti dell'Università di Catania e il prof. Sandro Ripa dell'Università di Camerino.

Oggi, per tutti, sono arrivate le richieste di rinvio a giudizio, avanzate dal sostituto procuratore Diego Capece Minutolo, per i reati di concussione, peculato, abuso d'ufficio e falso.

L'ILLECITO - Nell'aprile scorso la Guardia di Finanza iniziò le indagini al dipartimento di Farmacia per delle fatture sospette poi risultate false. 8 mila euro di spese mai sostenute prelevate dal fondo economale con la complicità del direttore Bisignano e dell'addetto Grillo. Intercettando i suddetti, però, le Fiamme Gialle hanno scoperto ben altro. Proprio in quel periodo, infatti, l'Ateneo aveva bandito un concorso per ricercatore di Microbiologia e Microbiologia clinica, e quel concorso era destinato al figlio di Bisignano. Ma nella triade dei candidati ve ne era uno con molti più titoli del rampollo accademico. Nicoletti e Ripa cercarono allora di spingere la commissione giudicante a modificare i punteggi, ma non vi fu niente da fare. Il prof. Teti, invece, riuscì a convincere il candidato con più titoli a ritirarsi giusto cinque giorni prima della prova, promettendogli la vittoria in un altro concorso. E con questo obiettivo raggiunto andò tutto felice da Bisignano reclamando la restituzione del favore, richiedendo cioè un posto in università per una sua parente.

IL NEPOTISMO - Il comandante provinciale delle Fiamme Gialle Vincenzo Vellucci, commentando la vicenda nel settembre scorso, ebbe a dire che si trattava di “una consorteria criminale, un furto al futuro dei giovani”. Dello stesso avviso, però, non sono stati i “nuovi” organi universitari, per cui “i fatti oggetto di indagine non possono che essere considerati casi isolati”. Baronato e nepotismo all'Università di Messina sono sempre casi isolati. D'altra parte è solo una coincidenza che il rettore Pietro Navarra sia figlio di Salvatore, ex direttore sanitario del Policlinico, e che anche i suoi fratelli siano docenti universitari. Così come è una coincidenza che tra i prorettori vi siano Salvatore Cuzzocrea (figlio dell'ex rettore Diego) o Antonino Germanà (figlio del professore Giovanni, peraltro condannato anche lui per un concorso truccato). Mentre Senato e Cda continuano a negare l'evidenza, tante sono le circostanze curiose. La prima risale al mese scorso. Mario Centorrino, ex prorettore ed ex assessore comunale e regionale, condannato dalla Corte dei Conti, è stato nominato presidente del Nucleo di Valutazione d’Ateneo. È il padre del delegato del rettore Marco Centorrino. Ma è un altro caso isolato. Come quelli che seguiranno.

Articolo pubblicato il 17 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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