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Immunoterapia (2° puntata): rieducare le cellule per sconfiggere il cancro
di Patrizia Penna

Farmaci come l’ipilimumab agiscono sulle molecole delle “neoplastiche” per potenziare il sistema immunitario. Per diverse forme di tumore, come leucemie e linfomi, è una terapia consolidata

Tags: Immunoterapia, Tumore



ROMA – Lo scorso sabato, il Quotidiano di Sicilia, ha dedicato ampio spazio a quella che la rivista internazionale Science ha a giusto titolo ribattezzato come “la più importante innovazione scientifica del 2013”. Stiamo parlando dell’immunoterapia che segna una svolta epocale nell’approccio stesso alla lotta al cancro. (leggi l'articolo pubblicato l'11 gennaio 2014)

Fino ad oggi, infatti, la medicina ha potuto contare solo su chemioterapia e radioterapia, unici strumenti di aggressione delle cellule cancerogene che però finiscono spesso per destabilizzare fortemente il malato poiché minano fortemente le difese immunitarie dell’organismo umano. I limiti intrinseci a chemioterapia e radioterapia sono tangibili e spesso si sono tradotti nell’amara consapevolezza che la cura può essere anche peggiore del male stesso.

L’immunoterapia, invece, è una metodologia medico-scientifica per programmare il nostro sistema immunitario a difendersi dagli attacchi delle patologie tumorali già sviluppate nell’organismo di un individuo. La tecnica è basata sul principio secondo cui le cellule neoplastiche esprimono sulla loro superficie delle molecole (chiamate antigeni) che consentono la preparazione di vaccini (immunoterapia attiva), o la somministrazione di cellule immunocompetenti (linfociti) provenienti dal paziente stesso, potenziate.

“Quello che stiamo vivendo negli ultimi quindici anni è l’avverarsi di un sogno”. Parte da lontano Alberto Mantovani, immunologo appassionato e uno fra gli scienziati italiani più quotati al mondo, nonché direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Mi) e professore di Patologia dell’università di Milano. “Un sogno cominciato con i padri fondatori dell’immunologia, a partire da Paul Ehrlich che agli inizi del secolo scorso aveva immaginato di usare le armi del sistema immunitario contro il cancro. Un sogno non realizzato per quasi un secolo”.

Anche se la prestigiosa rivista americana parla del 2013 come dell’anno della svolta, in verità la nascita dell’immunologia si colloca nel lontano 1908, anno in cui Ehrlich fu insignito del premio Nobel per la medicina. Ci sono voluti decenni per arrivare a risultati concreti. “Si è cominciato a utilizzare anticorpi contro il cancro negli anni ‘90 del secolo scorso, grazie alle tecnologie degli anticorpi monoclonali – spiega Mantovani -. Oggi per diverse forme di tumore, comprese alcune delle più comuni, come quelli di mammella, colon-retto, leucemia e linfomi sono ormai terapie consolidate. Quando un tumore cresce vuol dire che ha superato le difese dell’organismo; semplificando possiamo dire che o le addormenta o le inganna, deviando la risposta del sistema immunitario, addirittura sfruttandone alcune componenti a proprio vantaggio”.

“Negli ultimi due anni – aggiunge Mantovani - c’è stata un’accelerazione che ha portato al letto del paziente alcune scoperte fondamentali. Si sapeva da alcuni anni che determinati antigeni hanno la funzione di frenare il sistema immunitario. Uno di questi è il Ctla-4, un altro è il Pd-1. Entrambi impediscono che le cellule T scatenino le difese dell’organismo contro la neoplasia”.

Dunque, in poche parole, l’immunoterapia punta essenzialmente ad inibire il Ctla-4 così da impedire l’indebolimento del sistema immunitario favorendone piuttosto il potenziamento, incidendo così positivamente sulla sopravvivenza del paziente. “Nel 2013 - si legge sul sito web della Fondazione Veronesi - sono stati resi noti dati mai visti prima: su 1.800 pazienti trattati con ipilimumab (che è uno dei farmaci utilizzati nell’immunoterapia, nda) il 22% erano vivi dopo 3 anni. Le terapie anti Pd-1 sono ancora allo studio, ma si guarda con un certo ottimismo anche alla combinazione dei due farmaci”.

Un altro farmaco che presenta gli stessi effetti è la “trabectedina”, il cui utilizzo è particolarmente frequente nella cura dei tumori all’ovaio e dei sarcomi: essa agisce direttamente sui cosiddetti macrofagi, ovvero quelle cellule del sistema immunitario che, “corrotte” dal tumore, lo aiutano a crescere e a svilupparsi. Nel tentativo di perfezionare ulteriormente il meccanismo di “rieducazione” delle cellule del nostro sistema immunitario su cui si basa questa terapia rivoluzionaria, la scienza continua per la sua strada, che è quella della ricerca. La speranza di sconfiggere il cancro, è viva più che mai.

Articolo pubblicato il 18 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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