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Turismo del golf, la Sicilia non va in buca
di Valerio Barghini

L’osservatorio turistico della Regione analizza la percezione che si ha della nostra Isola come meta golfistica. Isole Baleari e Cipro ci danno una lezione di come fare di questo sport un vero business

Tags: Turismo, Golf



PALERMO - Nel 2012 il numero di tesserati nell’isola era pari a 459, lo 0,5 per cento del totale nazionale. Più sotto solo Calabria e Molise. Stiamo parlando dei siciliani iscritti alla Federazione Italiana Golf. Un dato che sembrerebbe sottolineare quanto in Italia sia considerato “minore” qualsiasi sport diverso dal calcio.

Proprio il golf, però, è stato oggetto di un recente studio condotto dall’Osservatorio Turistico del Dipartimento del turismo, sport e spettacolo della Regione in collaborazione con la Federgolf. Un’indagine esplorativa sul turismo del golf (settore che fa parte di quello più ampio del turismo sportivo) condotta su due fronti: uno teorico (desk), che ha analizzato sulla carta il profilo del turista-golfista, le dinamiche del mercato a livello nazionale e internazionale e la percezione che si ha della Sicilia come meta golfistica; uno più sul campo, sul green verrebbe da dire (field) attraverso un questionario somministrato a 125 utenti in occasione del Sicilian Open Golf del 2012 tenutosi dal 29 marzo al primo aprile al Verdura Golf & Spa Resort di Sciacca, in provincia di Agrigento, uno dei dieci tracciati da golf suddivisi fra le sette strutture (le altre sono il Donnafugata Golf Resort di Ragusa, due campi da 18 buche ciascuno; il Picciolo Golf Club di Castiglione di Sicilia, un campo e 18 buche; i Monasteri Golf Resort di Siracusa, un campo e 18 buche; il Madonie Golf Club di Collegano, un campo e 18 buche; il Disio Golf Resort di Marsala, un campo e 3 buche; il Villa Airoldi di Palermo, un campo e 9 buche) dislocate prevalentemente nella zona orientale della nostra regione.

Uno status, quello dei campi da golf (230 nel Bel Paese), che rileva il trend nazionale, con il 71 per cento dei green concentrato nel Nord Italia, il 19 per cento nel Centro e appena il 10 per cento nel Sud.
Una piccolissima parte rispetto a 32mila campi presenti nel mondo, 16mila dei quali localizzati negli States contro i quasi 6.500 del Vecchio Continente. Per soddisfare le esigenze dei quasi 59 milioni di golfisti sparsi per l’universo. Un trend che si rispecchia anche nella distribuzione geografica degli affiliati: il 75 per cento dei golfers si trova nel Nord del Paese, il 21 nel Centro e solo il restante 4 per cento al Sud e nelle Isole.

Dati che letti così, però, non rendono giustizia a quelle che sono le enormi potenzialità del turismo sportivo. Anche in considerazione (soprattutto) del fatto che al concetto di golf si associa sempre quello di rilevanti capacità di spesa. Non solo con riferimento al settore specifico ma anche a tutto l’indotto. A confermarlo, due dati. Il primo: un golfista dedicated (cioè che colui il quale “sistematicamente” gioca a golf) spende in media 687 euro, somma del 170 per cento superiore a quella stanziata dagli infrequent golfers, vale a dire i giocatori “sporadici”. Il secondo: nei giorni del Sicilian Open i “turisti del golf” hanno affrontato, per food and beverage, una spesa pro capite pari a circa 140 euro, a cui vanno aggiunti 84 euro per shopping e 96 euro per i trasporti necessari per raggiungere Sciacca.
 

 
Il turista del golf. Si ferma in media 1 giorno in più di quello “tout court”
 
Quando si fa un’indagine, però, è più che mai necessario fare pure dei confronti. Sia in casa propria che all’estero. Ecco, dunque, che l’indagine prende a riferimento il turismo golfistco di due realtà italiane similari alla Sicilia: la Sardegna (isola nell’immaginario collettivo percepita come un unicum territoriale) e la Puglia (con caratteristiche di turismo simili alla Sicilia). E due realtà straniere, Cipro e le Baleari, simili alla nostra regione. E qui il divario si più netto, a conferma che all’estero il golf è molto più “sentito” che in patria, con degli indicatori che denotano come l’Italia sia un Paese golfisticamente ancora giovane: nel 2010 gli indici di Sicilia, Sardegna e Puglia (golfisti/popolazione) era al di sotto di quota 0,21, livello sopra il quale il Paese si considera “maturo”. Anche se in terra di Trinacria vi è una notevole incidenza di clientela straniera rispetto al totale dei turisti ospitati nei Golf Resort, il 63 per cento del totale. Un dato confermato dalla permanenza dei “turisti del golf” 4,4 giorni in media (secondo l’indagine) contro i 3,6 dei turisti “tout court” che giungono in Sicilia.
Uno studio condotto per fornire indicazioni di sviluppo agli addetti del settore (considerato da tutti gli analisti come in continua crescita e non. Perché, in fondo, il golf non è certo figlio di un dio minore: né sportivamente, né turisticamente.

Articolo pubblicato il 20 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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