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Quotidiano di Sicilia

Il governo Crocetta senza maggioranza
di Raffaella Pessina

Domani giornata di fuoco: vertice politico, Aula Ars e decisione Commissario. Pistorio: “L’Udc senza il Pd non partecipa a nessuna riunione”

Tags: Ars, Rosario Crocetta, Giovanni Ardizzone, Carmelo Aronica, Giovanni Pistorio



Tutte le decisioni politiche siciliane della settimana sono state rinviate a domani. A tale data infatti è stata fissata la riunione tra Crocetta e il gruppo del Pd all’Ars, prevista per ieri pomeriggio, così come è stata rinviata la riunione della commissione Affari Istituzionali che doveva discutere sul ddl di istituzione dei liberi consorzi.
 
Sempre domani si terrà la seduta d’Aula, in mattinata, nel corso della quale il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone dovrebbe parlare in difesa della onorabilità del Parlamento siciliano, dopo l’inchiesta che ha coinvolto politici della passata e presente legislatura per le spese folli dei gruppi parlamentari. Sempre domani è atteso il responso del commissario dello Stato, Carmelo Aronica, sulla manovra finanziaria, approvata dall’Ars martedì della scorsa settimana. Gli uffici del prefetto hanno ricevuto i faldoni della manovra alla fine della scorsa settimana e ormai dovrebbero avere terminato di esaminare i capitoli del bilancio e le norme della legge di stabilità per verificarne la tenuta e le compatibilità costituzionali.

Lo stop potrebbe arrivare sulle norme del bilancio che riguardano gli accantonamenti per 400 milioni a salvaguardia delle cosiddette entrate incerte, spesa che il governo ha 'congelato’fino al 30 giugno in attesa di chiudere l'accordo col Tesoro sulla cessione di quote di patto di stabilità, proprio alla luce dei colloqui informali avuti con gli uffici del commissario durante l'esame dei documenti contabili e finanziari. Un altro argomento a rischio sarebbe il fondo finanziato dalla manovra a copertura dei residui attivi.

Giovedì sarà anche il momento dei chiarimenti tra il governatore, che rischia di perdere i propri alleati e Pd e Udc che metteranno sul tavolo le condizioni per restare a fianco di Crocetta. Ieri il segretario del Pd in Sicilia, Giuseppe Lupo ha incontrato a Roma il 'renziano’Faraone per discutere della situazione politica in Sicilia ed è per questo che “ufficialmente” è stata rinviata la riunione con Crocetta.

In realtà potrebbe essere stato un rinvio diplomatico per superare la fase di stallo e l’imbarazzo dei rapporti, al momento tesi, fra il governatore e il suo partito. Sull’incontro romano Lupo ha detto: “è stata una riunione interlocutoria. Faraone farà delle verifiche per cercare un’intesa unitaria”, riguardo alle  primarie del 16 febbraio (nell'ambito del congresso regionale del partito). Rispetto all’apertura del presidente della Regione sul rimpasto di governo e al suo ruolo, Lupo ha ribadito di non essere “mai stato interessato a entrare nella giunta e di continuare “a non esserlo”.
 
Oggi invece è previsto il vertice di maggioranza al quale il Pd ha fatto sapere lunedì scorso che non vi parteciperà. Dello stesso parere l’Udc. “Senza il Pd - afferma il segretario siciliano, Giovanni Pistorio - l'Udc non partecipa ad alcuna riunione”. E aggiunge: “Tra l'altro io non sono stato invitato, evidentemente sono sgradito al presidente Crocetta”. Pistorio spiega che la convocazione è arrivata solo al capogruppo dell'Udc all'Assemblea siciliana, Lillo Firetto.

I rapporti tra il governatore Rosario Crocetta e i suoi alleati sono arrivati al capolinea dopo l'inchiesta sulle 'spese pazze’dei gruppi parlamentari e alcune dichiarazioni a caldo fatte Crocetta rispetto all'ingresso in giunta di deputati-indagati, poi in qualche modo ammorbidite dallo stesso Governatore. Infine sul rinvio dell’esame della legge di istituzione dei liberi consorzi sono intervenuti criticamente i grillini. “Nonostante i proclami del governo, la verità è che questa riforma la vogliamo veramente solo noi” hanno scritto in una nota. “Se da questa commissione non uscirà un testo entro la settimana, la questione riforma Province sarà un capitolo chiuso e l'appuntamento con le urne una certezza”. “Governo e maggioranza – conclude la nota – escano una volta per tutte dall'equivoco e dicano con chiarezza che non sono in grado di portare a termine la riforma per le solite beghe interne, delle quali, come al solito, finiscono per fare le spese i cittadini”.

Articolo pubblicato il 22 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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