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Catania - Giustizia: l’impegno non basta: servono gli uffici e il personale
di Desirée Miranda

Nell’organico ci sono carenze fino al 25%, con il rischio che si paralizzino alcuni servizi essenziali. Il presidente Scuto: “Risultati molto buoni ma gli amministrativi sono allo stremo”

Tags: Catania, Alfio Scuto



CATANIA- È un bilancio in chiaroscuro, anzi più scuro che chiaro, quello dell’anno giudiziario catanese appena trascorso. A spiegare il quadro della magistratura etnea elogiando l’impegno degli uomini, ma anche constatando evidenti difficoltà è il presidente della Corte d’Appello, Alfio Scuto, in occasione dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario lo scorso sabato a palazzo di giustizia.
 
“Nel distretto risultati molto buoni e perfino ottimi, come nel campo della formazione dei magistrati e dell’informatizzazione dei servizi, - afferma il presidente – ma anche profili di forte criticità come le condizioni di stremo del personale amministrativo, non rinsanguato da specifiche immissioni da circa un ventennio, ovvero per la lamentata situazione logistica degli uffici della sede, che rischia perfino di mortificare la potenzialità e il dinamismo dell’ambiente giudiziario catanese”.
 
Un quadro che rispecchia la condizione del sistema Paese, aggravato dalla riforma delle circoscrizioni che ha tagliato le sedi distaccate dei tribunali. “Può serenamente affermarsi che la Magistratura tutta nella sua componente requirente e giudicante – continua Scuto – non ha lesinato sforzi per corrispondere al meglio delle aspettative di Giustizia dei cittadini e ha conseguito, anche quest’anno, i migliori risultati possibili per assicurare la tutela dei loro diritti, sia in campo civile che in quello penale”, afferma ancora il presidente della Corte d’Appello. Alte le percentuali di deficit di organico secondo le stime della relazione relativa al periodo tra il primo luglio 2012 e giugno 2013: 14,51% per gli uffici giudicanti e 19,15% per gli uffici requirenti, mentre si parla di una scopertura superiore al 25% per quanto riguarda il personale tecnico-amministrativo, tanto che il presidente del tribunale di Catania ha anche paventato il rischio “di una paralisi di alcuni servizi essenziali”. C’è poi il problema della logistica tanto che a Catania restano “forti preoccupazioni per i profili logistici di gestione dell’accentramento delle ben sette sezioni distaccate già presenti nel circondario”, afferma Scuto. Per quanto riguarda la giustizia civile, inoltre, il presidente sottolinea come “iniziano a vedersi i frutti dell’applicazione di nuovi strumenti organizzativi e istituti processuali”.
 
Ridotta la pendenza dei procedimenti contenziosi e camerali del 10,34%, sia perché ne sono pervenuti meno che per una maggiore produttività del personale. Ridotta anche la pendenza nel settore del lavoro. Presso la Corte d’appello, in generale, dalle relazioni dei presidenti dei Tribunali del distretto, è chiaro come si riesca a smaltire la sopravvivenza annua, ma non a intaccare significativamente l’arretrato accumulatosi negli anni e il piano di smaltimento di cui all’articolo 37 del decreto legge numero 98 del 2011, “subirà certamente, a seguito della soppressione delle sezioni distaccate di tribunale, ripercussioni negative”, dichiara ancora Scuto. Per quanto riguarda il settore penale, particolare impegno è stato posto nell’attività di contrasto alle organizzazioni criminali che operano nel settore dell’immigrazione clandestina e della criminalità organizzata.

“La riorganizzazione della Dda e la creazione di un gruppo specializzato per i reati contro l’economia hanno consentito interventi più incisivi nel settore delle estorsioni, dove si registrano importanti segnali di una maggiore fiducia dei cittadini che hanno denunciato”, afferma Scuto. Capitolo a sé è infine, quello relativo alla giustizia minorile per cui Catania resta una delle città italiane dove è più grave il problema del coinvolgimento dei minori in attività criminali. “Una situazione - dice Scuto - legata strettamente al basso grado di istruzione scolastica, particolarmente nella città di Catania, che favorisce l’inclusione perversa dei giovani in ambienti di criminalità minorile di rilevante gravità”.

Intanto fuori dal Tribunale, come in ogni piazza d'Italia, i Radicali hanno protestato per chiedere l'indulto, “l'unico modo per interrompere l'attuale violazione dei diritti umani”, spiega Gianmarco Ciccarelli dei Radicali di Catania.

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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