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Quotidiano di Sicilia

Primarie Pd: nuove alleanze, soliti veleni
di Antonio Leo

Asse tra i renziani e i cuperliani di Sicilia (cioé Faraone e Crisafulli, fino all'altro ieri nemici giurati). Fausto Raciti candidato per la leadership regionale. Ma Giuseppe Lupo, segretario uscente, accusa: "Accordo di potere"

Tags: Pd, Sicilia, Ars, Crocetta, Faraone, Renzi, Lupo, Assemblea Regionale Siciliana, Partito Democratico



Il Pd si spacca, ma questa non è la notizia (anzi per la precisione non è nemmeno una notizia). La novità è che, dietro una mano di vernice fresca (verde e rosa) – la candidatura a segretario regionale e vice dei giovani rampanti Fausto Raciti e Mila Spiccola - si è creato in vista delle primarie sicule del 16 febbraio un rassemblement di correnti a coltelli alternati: renziani, cuperliani e giovani turchi. Che in Sicilia vogliono significare due nomi, Davide Faraone e Vladimiro Crisafulli. Don Camillo e Peppone dei nostri tempi, al di qua dello Stretto si capisce. Fino all’altro ieri nemici giurati, con il primo – renziano di ferro per i non avvezzi alle cose politiche - che non si dava pace delle maggioranze bulgare ottenute dal Rais di Enna – in favore di Cuperlo - alle primarie nazionali del Pd.
 
Si sa, però: corsi e ricorsi nell’Isola avanzano a velocità supersonica. Il ticket Raciti-Spicola è destinato ad infiammare quella che doveva essere una campagna elettorale tranquilla, in cui Giuseppe Lupo sarebbe stato riconfermatissimo segretario regionale dei democrats. E, invece, no.
 
Il contrordine compagni potrebbe essere – diretta o indiretta - promanazione di Rosario Crocetta in persona, almeno stando alle dichiarazioni feroci di Lupo. Non si spiegherebbe altrimenti l’intemerata di quest’ultimo: “Crocetta si tenga fuori dal congresso e si occupi di trovare soluzioni per il pagamento degli stipendi ed il funzionamento dell'amministrazione regionale dopo l'impugnativa della legge Finanziaria”.
 
Ma qui la faccenda si fa più complicata, perché il presidente con il Megafono fino a ieri l’altro faceva “a botte” con Davide Faraone, arrivando addirittura a chiederne le dimissioni dalla segreteria nazionale per il brutto pasticcio delle spese pazze all’Ars in cui l’uomo del sindaco di Firenze è coinvolto. Sarà stata firmata una tregua? È presto per dirlo.
 
Le dichiarazioni di Raciti, ex segretario nazionale dei giovani democratici e fedelissimo del sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Berretta, appaiono comunque molto concilianti. “Il nostro obiettivo - ha dichiarato Raciti - è quello di riorganizzare un partito in evidente difficoltà”. Da annotare che la polemica con la gestione Lupo è evidente, anzi palese: “Doveva essere lui – ha continuato- a guidare il percorso di ricostituzione unitaria del partito e invece s’è proprio opposto”.
 
Lo scopo, insomma, è ricucire i fili di una comunità che in Sicilia è stata ridotta a brandelli negli ultimi mesi, tornando a sostenere il presidente della Regione. “Il rapporto col governo Crocetta – ha spiegato il candidato alle primarie - è uno dei temi che ci ha spinto a scendere in campo con un progetto nuovo di rilancio del partito. La Sicilia rischia l'isolamento istituzionale e sociale e noi siamo qui per aiutare la giunta Crocetta a ricostruire il rapporto con l'isola e le forze che gli hanno permesso di vincere, in un contesto complicato, dovuto all'elevato astensionismo e alla frammentazione del centrodestra: perché non dimentichiamoci che il Pd in Sicilia non ha la maggioranza dell'elettorato”.
 
Ma almeno per ora la ricomposizione dei cocci appare molto difficile. Anzi l’asse Faraone-Crisafulli non ha fatto altro che rinfocolare le polemiche. “Non condivido l'idea che un'intesa unitaria di partito possa fondarsi su un accordo di potere per la spartizione di poltrone di governo e sottogoverno”, accusa Giuseppe Lupo.
 
Raciti respinge al mittente: “Non è opportuno abbassare il livello della discussione a una polemica su un’ipotetica spartizione di poltrone alla quale noi non siamo interessati: la gente non ha alcun interesse alla beghe di partito, è arrivato il momento di cambiare stile”. O Partito, verrebbe da esclamare.
 

Articolo pubblicato il 28 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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