Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Bonifiche congelate tra Stato, industrie e criminalità
di Rosario Battiato

Rapporto di Legambiente: responsabilità a vari livelli, l’unica verità è che il territorio continua a restare mortalmente inquinato. Le operazioni varrebbero circa 30 mld, grande opera per rimettere in sesto il Paese e l’occupazione

Tags: Inquinamento, Bonifica, Legambiente



PALERMO – Le bonifiche mancate sono lo specchio dell'Italia, quel Paese che non è più in grado di restituire ai propri cittadini territori martoriati da decenni di inquinamento industriale. I siti contaminati d'Italia – 39 siti di interesse nazionale con priorità di bonifica e oltre 6 mila aree di interesse regionale – attendono in alcuni casi da oltre 15 anni i primi passi per avviare le operazioni di risanamento del territorio. Le operazioni di bonifica sono incastrate tra la 'melina' delle aziende responsabili dell'inquinamento e la proverbiale lentezza della macchina burocratica statale e regionale. Il QdS ha pubblicato un'inchiesta sul tema lo scorso 23 gennaio, “Bonifiche ambientali, solo balle”, e ieri se ne è discusso alla Camera grazie al rapporto di Legambiente dal titolo “Bonifiche nei siti inquinati: chimera o realtà?”.

I dati dell'associazione del cigno rendono l'idea dell'enorme business che vale il mercato delle bonifiche in Italia: 30 miliardi di euro per la riqualificazione di circa 100 mila ettari di territorio inquinato. La storia, con protagonisti differenti soltanto di nome, si ripete pressoché in tutta Italia tanto che “il risanamento in Italia sembra fermo a 10 anni fa, nonostante i drammatici effetti sulla salute” che in diverse zone mettono in pericolo la popolazione, “da Taranto a Crotone, da Gela e Priolo a Marghera, passando per la Terra dei fuochi”.

Il dato complessivo, riassunto nel report, rileva che dal 2002 sono state concluse 19 indagini ed emesse 150 ordinanze di custodia cautelare; con 550 persone denunciate e 105 aziende coinvolte. Anche in questo caso la criminalità potrebbe sguazzare in questo stagno nel quale resta molto alto “il rischio di illegalità e di infiltrazione ecomafiosa”. Per avere un'idea della vastità del fenomeno basti guardare “alle 17 Procure della Repubblica” che hanno portato avanti le indagini “in diverse parti d'Italia, da Alessandria a Bari, da Bologna a Brescia, da Grosseto a Milano, da Trapani a Udine, a Venezia”.

I dati, che riguardano la categoria dei siti regionali, riportano bonifiche per poco più di 3 mila siti, ma su questo dato nazionale influisce molto il numero dei siti risanati in Lombardia (1300). In questo riepilogo dei dati Ispra emerge che “in Sicilia non risultano siti bonificati (sul totale delle 347 aree inquinate), in Basilicata sono 3 (su 316 siti inquinati), in Puglia 4 (su 198), in Sardegna 5 (su 171), in Calabria 7 (su 52), in Umbria 12 (su 64) e nel Lazio 18 (su 71)”.

L'assenza delle bonifiche non si ripercuote soltanto sulla mancata occupazione in opere di risanamento ambiente, ma anche sui costi sanitari che ogni anno lo Stato deve sostenere per curare i cittadini che vivono in quelle aree. Lo studio è stato diffuso l'anno scorso, ma alcuni degli autori, tra cui Fabrizio Bianchi, l'hanno ripreso in occasione della presentazione del dossier di Legambiente. Dalla ricerca del responsabile dell'unità di ricerca epidemiologia ambientale del Cnr è risultato che la riduzione dell'inquinamento e le bonifiche nelle aree industriali di Gela e Priolo permetterebbero di evitare in media ogni anno 47 morti premature, 281 ricoveri ospedalieri per tumori e 2.702 ricoveri per altre cause con benefici per la salute “che si osserverebbero dopo 20 anni dal risanamento e che durerebbero per 30 anni, si avrebbe un beneficio economico potenziale pari a 3,6 miliardi di euro per Priolo e 6,7 miliardi di euro per Gela”.

La realtà attuale è assai più misera. Stando ai dati diffusi dall'Arpa nelle scorse settimane ci sono appena sette aree del gelese con operazioni di bonifica completata all'interno dei quattro sin siciliani (Gela, Biancavilla, Priolo, Milazzo) e tutti sono sottoposti alla gestione di un “Commissario straordinario, - spiegano da Legambiente - pur rimanendo in capo al ministero dell’Ambiente la titolarità dei procedimenti”.

Articolo pubblicato il 29 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus