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Palermo - Emergenza casa: alta tensione e ancora zero soluzioni valide
di Gaspare Ingargiola

L’amministrazione ha scritto una lettera alla Prefettura per valutare possibili strade da percorrere. Sono 9.800 le famiglie in difficoltà che attendono un’assegnazione definitiva

Tags: Palermo



PALERMO - A Palermo le situazioni difficili non mancano mai e una di queste, da anni, è sicuramente l’emergenza abitativa, ossia l’individuazione di alloggi e immobili in grado di ospitare famiglie disagiate o sfrattate per morosità, indigenti e senza casa.

L’emergenza scaturisce anche dal mancato sfruttamento degli oltre mille fra immobili comunali e beni confiscati a Cosa nostra, nella maggior parte dei casi resi inutilizzabili da anni di incuria. E così le graduatorie di chi ambisce a un tetto sulla propria testa si allungano inesorabilmente e con esse cresce il fenomeno delle occupazioni abusive, che sono certamente una risposta (disperata) a un’esigenza indifferibile ma dietro cui, almeno così la pensa il sindaco Leoluca Orlando, sembra celarsi in certi casi l’ombra del racket mafioso che punta a “recuperare” le proprietà perdute sfruttando gli indifesi.

I numeri dell’emergenza parlano chiaro: in attesa di una sistemazione temporanea ci sono 1.100 famiglie e sono 9.800 quelle che attendono un’assegnazione definitiva. Un’enormità. Pochi giorni fa circa un centinaio di persone, guidate dai comitati di lotta per la casa, dall’associazione “Prendo casa”, dalla rete sociale di sostegno e dai Cobas, si è radunato davanti la sede della Prefettura per chiedere il blocco di sfratti e sgomberi e l’avvio di un tavolo tecnico per lo sfruttamento degli immobili in disuso. Il neoprefetto Francesca Cannizzo è stato interpellato anche da Orlando e dall’assessore alla Cittadinanza sociale, Agnese Ciulla, in una lettera che spiega qual è la situazione attuale e quali passi ha compiuto finora l’amministrazione. Al prefetto è stato chiesto di sollecitare un incontro con la Regione e di coordinare gli interventi con la cabina di regia per le “Emergenze e nuove povertà” istituita presso il ministero delle Politiche sociali.

I problemi principali sono di ordine normativo e finanziario. Quelli di ordine normativo sono presto detti: per quanto riguarda i beni in disuso di proprietà dello Stato (come le caserme), il recente Decreto del fare concede alle Regioni, eccezion fatta per quelle a Statuto speciale, di utilizzarli per l’emergenza abitativa. Serve una legge siciliana in materia. Quanto ai beni confiscati, attualmente il sequestro o la confisca valgono per le società immobiliari ma non per i singoli appartamenti, che poi l’amministratore giudiziario è libero di affittare a privati. Altra criticità è l’assenza di fondi per le ristrutturazioni: occorrerebbero grosse cifre per rendere abitabili sia i beni comunali, magari da adibire a dormitori o alloggi temporanei, sia i beni confiscati, attualmente in condizioni fatiscenti (e sono la maggior parte) perché la manutenzione latita da un decennio. Da Palazzo delle Aquile fanno sapere che in alcune case manca di tutto, dall’impianto elettrico e idrico alle finestre, mentre altre hanno subito cedimenti.

La conferma è arrivata anche dall’assessore Ciulla, che ha stimato “intorno al 50% la quantità di appartamenti confiscati che necessitano di manutenzioni urgenti, prima che vadano perduti, ma sui quali non si può intervenire se non cambia la normativa. Alcuni sono inaccessibili, altri oggetto di contenzioso, altri ancora soggetti a ipoteche. Di fatto, nessun bene confiscato è pronto per essere consegnato”.

Per la verità, il Comune ha già avviato alcuni interventi, ma finora i risultati sono andati al di sotto delle aspettative. Per esempio il Peep, il piano aperto alle cooperative sociali per il recupero degli edifici degradati del centro storico o delle ex aree industriali, finora non ha prodotto granché: il bando per il centro storico non è stato ancora pubblicato, quello per le aree industriali ha ricevuto pochissime offerte. Nella loro lettera al prefetto il primo cittadino e l’assessore hanno proposto di discutere con gli altri enti un piano di intervento in dieci punti, tra i quali “una normativa regionale per l’autorecupero di immobili di proprietà pubblica e una modifica alla fiscalità per immobili utilizzati per locazioni con canoni sociali”.

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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