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Scacco matto alla mafia: confiscati beni per oltre 2 miliardi di euro
di Redazione

Questo il bilancio 2013 della Direzione investigativa di Palermo, insieme alle sezioni di Agrigento e Trapani. Quest'ultima ha appena sequestrato a Castelvetrano un terreno al cognato del boss Matteo Messina Denaro

Tags: Mafia, Dia, Direzione Investigativa Antimafia, Matteo Messina Denaro, Confische, Sequestri, Palermo, Agrigento, Trapani, Castelvetrano



La confisca di beni mobili e immobili, aziendali, quote e capitali societari, autoveicoli e imbarcazioni, per un valore complessivo di oltre 2 miliardi e 220 milioni di euro e il sequestro di beni per oltre 170 milioni di euro: il bilancio delle confische effettuate nel 2013 dalla Direzione investigativa antimafia di Palermo, insieme alle sezioni di Agrigento e Trapani, nell'ambito dell'attività finalizzata all'aggressione dei patrimoni illecitamente accumulati dalla mafia.
 
Nel corso dell'anno sono state inoltre arrestate 11 persone con l'accusa di associazione mafiosa e altri reati. Nel settore degli appalti pubblici, di concerto con le Prefetture delle province di Palermo, Agrigento e Trapani, la Dia ha proceduto al monitoraggio di 264 appalti, nonché al controllo, attraverso i cosiddetti “accessi”, dei cantieri.
 
“I risultati conseguiti - si legge in una nota - sono stati corroborati dalla costante sinergia con la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, guidata dal Procuratore Francesco Messineo, e con le Autorità Giudiziarie di Agrigento e Trapani”.
 

 
Continua la stretta anche nel 2014: sequestrato terreno a cognato di Messina Denaro.
 
L'azione della Dia continua senza sosta anche nel 2014. La Direzione investigativa antimafia di Trapani, infatti, ha sequestrato a Castelvetrano un terreno a Vincenzo Panicola, 43 anni, detenuto, cognato del boss latitante Matteo Messina Denaro e marito di Anna Patrizia Messina Denaro, recentemente arrestata dalla Dia per estorsione, nell'ambito dell'operazione "Eden". Il terreno è intestato alla donna.
 
Il provvedimento, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Trapani, è un sequestro per equivalente, a compensazione della somma di trentamila euro depositata in banca e riconducibile a Panicola, di cui si è accertata la distrazione ad opera della moglie.
 
Vincenzo Panicola - insieme al cognato latitante, a Filippo Guttadauro, Leonardo Bonafede e Franco Luppino - è componente del mandamento mafioso di Castelvetrano ed è anche accusato di avere curato e gestito la latitanza dei membri del mandamento, in particolare del cognato, attraverso il continuo scambio di messaggi, recapitando e ricevendo "pizzini", programmando estorsioni, incendi, approvvigionamento di fondi e reinvestimento di capitali.
 
Panicola, prima della detenzione, era un imprenditore che operava nei settori della manutenzione di impianti di produzione, installazione, distribuzione e utilizzo dell'energia elettrica, delle costruzioni edili e stradali, dei lavori di pulizia.

Articolo pubblicato il 30 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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