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Quotidiano di Sicilia

Tangenti per termovalorizzatori mai usati, spunta scatola vuota inglese
di Redazione

Una società di diritto britannica sarebbe stato gestita per far transitare 15 milioni di euro. All'intero dell'articolo i nomi degli uomini coinvolti nell'affare e la ricostruzione di tutta la vicenda 

Tags: Tangenti, Sole 24 Ore, Termovalorizzatori, Sicilia



Nel grande affare dei termovalorizzatori in Sicilia emerge anche il ruolo di una strana "scatola vuota", una società di diritto inglese. Sarebbe stata gestita da un manager svizzero e usata per fare transitare 15 milioni di euro. Si tratta, scrive il Sole 24 ore on line, di pagamenti che vengono definiti "impropri".
 
Nella seconda puntata dell'inchiesta sulle tangenti pagate in Sicilia per i termovalorizzatori mai realizzati (il giornale parla di 38 milioni) vengono citati alcuni nomi: Roberto Mercuri, ex braccio destro del banchiere Fabrizio Palenzona, successivamente indagato per una presunta truffa alla Ue; Antonino Craparotta, ex amministratore delegato di Enel Produzione, poi coinvolto nello scandalo delle tangenti Siemens; l'imprenditore pugliese Roberto De Santis, amico di Massimo D'Alema. De Santis era azionista insieme ad Enel di una delle società che si aggiudicarono le gare per i termovalorizzatori. 
 

La ricostruzione della prima puntata a cura di Rosario Battiato (pubblicata oggi sul Quotidiano di Sicilia)
 
Sui termovalorizzatori obsoleti spunta una tangente di 38 milioni
 
A distanza di oltre un decennio dalla prima gara per i quattro termovalorizzatori siciliani previsti nel piano rifiuti varato dalla giunta Cuffaro, le sorprese non sono finite. L'ultima indiscrezione è giunta ieri dal Sole 24 Ore che ha svelato la perizia della società di revisione Ernst & Young e l'inchiesta della Procura di Bolzano. In ballo ci sarebbero tangenti per 38 milioni di euro.
 
Non smette di far parlare (male) di sé l'affare termovalorizzatori inaugurato ormai quasi dodici anni fa. Dopo il blocco sancito dalla passata giunta Lombardo, il futuro dei quattro inceneritori era stato definitivamente affossato dalla giunta Crocetta e dalle sentenze dal Tar. “Tre recenti sentenze del Tar Sicilia Palermo, nel rigettare i ricorsi proposti dai raggruppamenti temporanei d'impresa avverso l'annullamento in autotutela della predetta procedura – aveva spiegato qualche mese fa Nicolò Marino, magistrato e assessore al ramo - hanno evidenziato l'esistenza di un collegamento sostanziale tra tutte le offerte ammesse che, secondo il giudice amministrativo, non potevano che essere previamente concertate 'a tavolino'”.
 
Adesso nuove indiscrezioni emergerebbero per un affare che si fa sempre più oscuro. In ballo questa volta ci sarebbero mazzette per 38 milioni di euro pagate nell'ambito dei progetti per la costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia. Il Sole 24 Ore ha ripreso la posizione degli analisti della società di revisione Enrst & Young al termine di un audit commissionato da Gea, il colosso tedesco quotato in Borsa che avrebbe dovuto fornire chiavi in mano, con l'italiana Pianimpianti, tre dei quattro maxi-impianti siciliani.
 
Nella relazione gli esperti di Enrst & Young scrivono che sarebbero emersi “indizi che fanno presumere che un valore pari a 38 milioni di euro non abbia diretta correlazione con le commesse; che tale importo sia entrato a far parte delle commesse per effetto di sovrafatturazioni; che le transazioni per l'importo sopra citato siano state realizzate attraverso Pianimpianti e Lurgi; che le persone coinvolte sono state oggetto di indagini penali in Italia e in Germania per accuse di corruzione e che hanno fornito informazioni incomplete e contraddittorie sui fatti”.
 
A indagare sul giro di presunte tangenti c'è un'inchiesta della Procura di Bolzano, coordinata da Guido Rispoli. Il quadro in cui si trova a indagare il pm vede un complesso puzzle aziendale. Un capo della vicenda muove da un'indagine sulla tedesca Lurgi (subholding interamente posseduta da Gea) la cui controllata Lentjes aveva il 20% di Pianimpianti, poi ridotto all'8,23 per cento. La società tedesca, secondo quanto scoperto dal magistrato, aveva pagato tangenti per aggiudicarsi il termovalorizzatore romano di Colleferro, in provincia di Roma, e che operando nella stessa maniera sembrava interessata ad accaparrarsi altri appalti in giro per l'Italia. Gli atti furono inviati a Palermo, ma l'indagine non ebbe seguito.
 
In Sicilia la gara era stata bandita nel 2002 dall'allora presidente della Regione e commissario delegato all'emergenza Totò Cuffaro. Le quattro società vincitrici della gara (Tifeo, Platani e Pea, controllate dal gruppo Falck-Actelios attraverso Elettroambiente, e Sicil Power, controllata da Daneco e Waste Italia) non avrebbero però goduto dei frutti della vittoria, perché nel 2007 la Corte di Lussemburgo annullò i bandi per violazione delle norme europee. I bandi furono riproposti dall'Arra, la vecchia Agenzia regionale per i rifiuti e le acque guidata da Felice Crosta, ma andarono deserti perché recavano una clausola che imponeva al vincitore l'implicito risarcimento dell'aggiudicatario precedente. Fu Lombardo a mettere definitivamente fine ai giochi.
 

 
 
Un affare che ha generato intreccio di ricorsi e contenziosi
 
L'affare dei termovalorizzatori siciliani ha originato un intreccio di ricorsi e contenziosi e un'indagine della Procura della Repubblica di Palermo. La magistratura palermitana si è mossa sulla base di un dossier che nel 2008 fu trasmesso da Guido Rispoli, oggi procuratore di Bolzano. Il fronte dell'indagine sulle presunte corruzioni è coordinato dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci che si occupa di reati contro la pubblica amministrazione.
 
Sono state controllate le posizioni di vari soggetti, sono state delegate indagini bancarie ma al momento non ci sono indagati. Ha trovato invece riscontro la segnalazione di Roberto Scarpinato, oggi procuratore generale, che alla Commissione sulle ecomafie parlò di una cordata di politici, imprenditori, mafiosi e professionisti per gli appalti della discarica di Bellolampo. Il contesto è stato ricostruito attraverso indagini mirate.
 
Più complesso il contenzioso scaturito dalla gara per Bellolampo prima annullata, poi di nuovo bandita e vinta da un consorzio di imprese che fanno capo alla Falck. La stessa Falck ha fatto ricorso contestando un onere improprio: il giudizio è in fase di appello dopo una sentenza negativa del Tar. Altri giudizi non ancora definiti riguardano altri aspetti del contenzioso amministrativo.
 

Articolo pubblicato il 31 gennaio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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