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Il biocarburante sperimentato in unità della Marina militare
di Margherita Montalto

Il pattugliatore d’altura Foscari, ormeggiato in questi giorni ad Augusta, alimentato con Green Diesel. Tecnologia italiana: la miscela messa a punto in collaborazione con l’Eni

Tags: Biocarburante



ROMA - In questi giorni sul pattugliatore d’altura Foscari della Marina Militare Italiana, ormeggiato presso la banchina Tullio Marcon ad Augusta, è attivata la sperimentazione di un biocombustibile a base di Green Diesel, fase conclusiva del progetto di ricerca scaturito dalla collaborazione fra la Marina Militare e l’Eni.
 
Nel 2012, tra la MM e l’Eni era stato sottoscritto un accordo di collaborazione nel quale la MM dava disponibilità delle unità navali per lo sviluppo e la sperimentazione a bordo di un biocombustibile composto per almeno il 50% da GreenDiesel ottenuto attraverso la tecnologia “Ecofining”, sviluppata da Eni in collaborazione con Honeywell-UOP. Nel primo semestre 2013 è stata messa a punto la formulazione ottimale del combustibile, attraverso una serie di test di laboratorio e prove al banco su motori, avvalendosi delle strutture del Centro Ricerche di S. Donato. Nel secondo semestre, individuata la formulazione più idonea, si sono conclusi i test sia a banco che in sala emissioni sul prodotto finale.

Questa prima sperimentazione ha portato alla produzione complessiva di circa 30 mc di combustibile, di cui circa la metà è costituito da GreenDiesel prodotto in un impianto degli Usa su tecnologia Ecofining Eni/Honeywell-UOP, e l’altra metà è gasolio di alta qualità proveniente dalla raffineria di Sannazzaro.

Per il 2014 la sperimentazione proseguirà coinvolgendo più unità navali con propulsori di diverse caratteristiche. Saranno pertanto utilizzati quantitativi maggiori di prodotto (circa 150 mc) a partire dal Green Diesel che sarà prodotto nella bioraffineria Eni di Venezia, in avviamento nei primi mesi del 2014.

“Flotta Verde” è il nome del progetto che durerà un anno e che completerà la prima fase della sperimentazione del gasolio navale verde, il combustibile di nuova generazione. Il progetto ha preso avvio da un’esigenza operativa, poichè si è cercato di ottenere un’alternativa al combustibile navale di origine fossile (gasolio codice Nato F76), utilizzato a bordo delle Unità Navali. Un progetto “verde” e strategico che, grazie a navi militari eco-efficienti, in futuro, non solo potrà essere ridotto il consumo di derivati petroliferi, ma andrà ad allinearsi agli impegni che l’Italia e l’Unione Europea ha assunto in ambito internazionale circa il contenimento delle emissioni di inquinanti atmosferici e di gas serra, in conformità alle Linee guida della Strategia energetica nazionale.

Con tale ricerca si punta ad assicurare un combustibile che sia in grado di limitare sia i rischi di approvvigionamento da paesi a forte instabilità socio-politica, sia di rimarcare, con iniziative concrete, l’impegno della MM a favore delle problematiche ambientali, mediante l’impiego di combustibili non fossili. Le severe regole Nato sui combustibili ad uso militare non consentono l’uso di componenti bio-derived tradizionale, quale il Fame, che risultano non compatibili con i sofisticati propulsori utilizzati sui mezzi navali. Pertanto il combustibile in questione, contenendo una percentuale considerevole di elementi di origine rinnovabile (superiore al 50%), dovrebbe soddisfare i requisiti richiesti dalla Nato.

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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