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Quotidiano di Sicilia

Nuova direttiva europea sugli appalti pubblici
di Emiliano Zappalà

Attenzione all’ambiente e all’offerta economicamente più vantaggiosa

Tags: Edilizia, Appalti, Unione Europea



CATANIA - Il Parlamento europeo ha emanato lo scorso 15 gennaio la nuova direttiva sugli appalti pubblici, già concordata con il Consiglio nel giugno 2013. I cambiamenti non saranno pochi, alcuni di portata anche molto vasta. In particolare il nuovo decreto prevede alcune clausole precise per cui gli uffici pubblici saranno d’ora in poi tenuti ad acquistare in via prioritaria beni e servizi che abbiano il più basso costo ambientale durante l’intero arco di vita dei prodotti stessi, ovvero dal momento in cui vengono prodotti e immessi sul mercato a quello in cui verranno gestiti come rifiuti. È dunque questa una condizione che potrebbe avere un enorme impatto dal punto di vista ambientale e che sicuramente può essere considerata come una nota estremamente positiva, quasi una piccola rivoluzione.

Il nodo centrale dell’intera direttiva europea in materia di appalti è infatti il tentativo di indurre gli Stati membri a soddisfare i propri bisogni di prodotti e servizi, seguendo in prima battuta il criterio dell’offerta “economicamente più vantaggiosa”, da valutare sempre secondo precisi parametri di sostenibilità ambientale. Si tratta dunque di un tentativo preciso di abbassare sprechi, consumi eccessivi e danni inutili per l’ambiente. È quello che comunemente si potrebbe definire il dare il buon esempio.

Come ha dichiarato il relatore del Parlamento in materia di appalti, le autorità pubbliche spendono circa il 18% del Pil per appalti di forniture, opere o servizi, rendendo l’appalto una leva decisiva per il raggiungimento di obiettivi sociali specifici. Per questo motivo “Le nuove regole inviano un segnale forte ai cittadini, che hanno il diritto di vedere il denaro pubblico utilizzato in modo efficace”.

In questo senso il nuovo decreto supera la vecchia direttiva 2004/18/Ce ponendo in secondo piano il criterio di aggiudicazione dell’appalto coincidente semplicemente con il prezzo più basso per porre in risalto invece il prezzo fondato sul rapporto costo/efficacia, con maggiore importanza attribuita all’elemento del costo del ciclo di vita del prodotto. Quest’ultimo, sempre secondo la direttiva, dovrà essere composto da due voci; la prima è riferita ai costi diretti sostenuti dall’Amministrazione in relazione all’acquisizione e all’utilizzo del prodotto stesso e alla sua manutenzione e gestione a fine vita e quindi guarda nello specifico al consumo energetico e alle tecniche di raccolta e riciclaggio impiegate al momento dello smaltimento. La seconda voce è invece riferita ai costi indiretti da addebitare a questioni ambientali, come quelli relativi all’abbassamento di emissione dei gas serra, alla gestione di sostanze inquinanti rilasciate e all’attenuazione dei cambiamenti climatici.

Spetta adesso al Legislatore nazionale il compito di allineare alle nuove norme comunitarie con quelle che erano state invece inserite nel “Codice appalti” italiano, il digs 163/2006, all’interno del quale l’articolo 81 manteneva ancora sullo stesso piano il criterio del prezzo più basso e quello dell’offerta più vantaggiosa. Un compito che come immaginiamo non sarà affatto facile, ma di certo necessario e adesso anche obbligato.

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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