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Fuga dal Mezzogiorno, nel 2012 via oltre 150 mila cittadini
di Giuseppe Patern├▓ di Raddusa

Istat: su 381 mila trasferimenti tra regioni una buona metà fissa come destinazione il Nord Italia. In Sicilia il saldo tra ingressi e uscite è del -2,1%, peggio di tutti la Campania (-4,7%)

Tags: Mezzogiorno, Istat, Emigrazione



PALERMO - “Morte o immortalità io le conoscevo; e Sicilia o mondo era la stessa cosa”, cantava Elio Vittorini nelle prime pagine della IV parte del suo romanzo-capolavoro, Conversazione in Sicilia, melanconico nostos in Trinacria di un giovanotto trasferito a Bologna. Vittorini, tuttavia, ci teneva a smentire la connotazione geografica della sua affermazione, stabilendone il valore universale: nella nota post-epilogo del romanzo sostiene che “come il protagonista di questa Conversazione non è autobiografico, così la Sicilia che lo inquadra e accompagna è solo per avventura Sicilia; solo perché il nome Sicilia mi suona meglio del nome Persia o Venezuela”. Ci perdonerà dunque il buon Elio se lo derubiamo della sua – invero ambigua – constatazione per farne oggetto di quest’articolo.

Dati alla mano (per l’anno 2012), si evince – fonte: Istat – che riguardo al bilancio tra flussi d’ingresso e uscita di popolazione, ed eventuali redistribuzioni all’interno del Paese, il Nord è l’unica realtà a presentare risultati positivi: l’aumento degli abitanti si certifica a 39mila unità, frazionati rispettivamente a 22 mila verso il Nord-Ovest, e 17 mila al Nord-Est. Il dato relativo al Mezzogiorno, invece, è abbastanza drammatico: il numero di flussi in uscita è superiore a quelli in entrata, registrando un saldo negativo di oltre 61 mila unità verso le restanti ripartizioni, tra cui 22 mila in favore del Centro.
Il saldo migratorio interregionale (per regione) in Sicilia è del – 2,1%.

Un po’ come il Silvestro protagonista dell’opera vittoriniana, e come tanti altri dei figli (illustri o meno) pronti a salpare verso terre dell’abbondanza più ospitali: la Sicilia non riesce a tenere stretti i suoi abitanti.

Città più robuste finanziariamente ed economicamente più stabili attraggono di più: i poli attrattivi garantiti dal Settentrione si dimostrano ancora una volta irresistibili. Per quanto riguarda i trasferimenti di residenza interregionali per ripartizione d’origine e destinazione (sempre per l’anno 2012, sempre fonte Istat), risulta che su 381 mila trasferimenti tra regioni una buona metà (oltre 190mila, il 50% sul dato finale) fissa come destinazione una località del Nord Italia, mentre il 24,4% una regione dell’Italia centrale, e il 25% una località del Mezzogiorno (circa 96 mila unità). Meridione che, ancora una volta, indossa la maglia nera dei trasferimenti interregionali: è da qui che parte infatti il 41,3% (157 mila unità) dei flussi interregionali (e non si tratta di andare a fare le vacanze al nord, sia chiaro!).

Istat non nega la presenza sporadica di spostamenti verso Sud (70 mila unità circa, maggiormente dalle regioni centrali), ma la situazione resta lievemente drammatica. A poco serve tentar di piangere con un solo occhio, quando si fa riferimento ai dati più allarmanti di regioni come Campania, Calabria, Puglia e Basilicata (con rapporti di flussi tra entrate e uscite di popolazione rispettivamente fermi al -4,7, - 4,5, -3 e -3.2, rispetto al -2,1 della Sicilia sopra citato): l’emorragia di abitanti è un pericoloso segnale di avvertimento. Gattopardi in fuga, a quanto pare. Verso il freddo, e verso inedite opportunità.

Articolo pubblicato il 02 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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