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Messina - Test truccati e raccomandazioni. All’Università è ancora scandalo
di Francesco Torre

Caratozzolo, docente di Statistica al dipartimento di Scienze economiche, ottiene di nuovo la cattedra. Il sostituto procuratore Liliana Todaro contesta reati gravissimi a sei persone

Tags: Messina, Università



MESSINA - Compravendita di esami, minacce di morte, infiltrazioni mafiose e politiche, intercettazioni esplicite, test truccati. Sono questi gli ingredienti dell’Operazione Campus, il cui scandalo deflagrò nel luglio scorso, ennesima prova del marciume che regna sovrano in quella cloaca che è da tempo l’Università degli Studi di Messina. Una narrazione che ben conosciamo ma che in questo caso si seppe rinnovare grazie alla tecnologia: tramite l’uso di un microchip invisibile e consegnato al candidato, quest’ultimo riceveva dall’esterno le risposte ai quiz.

Un singolo esame poteva costare dai 2 ai 4 mila euro, e l’ammissione alla Facoltà di Medicina, così come l’abilitazione alla professione di commercialista, anche 50.000 euro.

Oggi il sostituto procuratore Liliana Todaro ha chiuso le indagini, contestando reati gravissimi a sei persone. Innanzitutto Domenico Antonio Montagnese, calabrese ritenuto vicino agli ambienti della ‘ndrangheta, promotore e organizzatore dell’associazione. Poi il docente di Statistica e matematica al dipartimento di Scienze economiche aziendali Marcello Caratozzolo e l’ex consigliere provinciale Dino Galati Rando. Per tutti e tre già a luglio erano scattati gli arresti domiciliari, e ora dovranno rispondere di associazione a delinquere aggravata finalizzata alla corruzione e al millantato credito, voto di scambio e numerosi altri reati contro la Pubblica amministrazione. Nel documento del Pm, però, sono finiti anche Paola Rigano, Alessandra Taglieri e Massimo Pannacci.

In estate, allo scoppiare dello scandalo, il neo rettore Pietro Navarra aveva espresso pubblicamente sdegno, e proposto la costituzione di parte civile dell’Università nel processo. Oggi, invece, non solo non ci risulta il mantenimento di questo impegno, ma è stata anche accettata la richiesta di reintegro al ruolo del professor Caratozzolo, che dunque continuerà ad avere a che fare con studenti ed esami come se nulla fosse successo. Con tanti complimenti al pro rettore con delega alla legalità Antonio Saitta.



Formazione. Corsi d’oro: tornano in libertà sette imputati

MESSINA - Dopo sei mesi di arresti domiciliari, tornano in libertà sette imputati dell’inchiesta Corsi d’oro, che ha messo in ginocchio il sistema della formazione professionale nella provincia di Messina, soprattutto in relazione ai rapporti tra alcuni enti e la politica. I giudici della seconda sezione penale del Tribunale hanno accettato le richieste dei difensori di Daniela D’Urso, moglie dell’ex sindaco Giuseppe Buzzanca, di Chiara Schirò, moglie del deputato Francantonio Genovese, dell’ex consigliere comunale Elio Sauta e della moglie Graziella Feliciotto, dell’ex assessore Melino Capone, di Natale Lo Presti e di Nicola Bartolone. Per Elio Sauta e Melino Capone, però, la Procura ha già richiesto la misura della detenzione in carcere, su cui dovrà esprimersi la Corte di Cassazione. Tutti gli indagati devono rispondere di associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate al finanziamento di progetti formativi.

Articolo pubblicato il 01 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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