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Messina - Elezioni: il Tar respinge i ricorsi. Accorinti è saldamente in carica
di Francesco Torre

Istanze inammissibili. Al ricorrente resta la segreteria cittadina del Pd, fino al prossimo congresso. Riconteggio escluso: Calabrò perde la battaglia giudiziaria per Palazzo Zanca

Tags: Elezioni, Tar, Messina, Renato Accorinti



Messina - Per il Tar di Catania, i ricorsi per il riconteggio dei voti del primo turno delle amministrative sono inammissibili. Renato Accorinti rimane sindaco e siederà sulla poltrona del primo cittadino fino alla fine del proprio mandato. “È una notizia che mi fa felice perché poter tentare di fare il mio dovere e lavorare per la città è solo una gioia”, è stato il suo commento a caldo dopo il pronunciamento dei giudici. Silenzio totale, invece, da parte dell’altro candidato sindaco Felice Calabrò, che sperava di poter rientrare a Palazzo Zanca per via giudiziaria e che, adesso, si dovrà accontentare di portare in spalla la segreteria cittadina del Pd fino al prossimo congresso.

Un passo indietro - Calabrò e Accorinti arrivarono al ballottaggio del 23 e del 24 giugno 2013 dopo un primo turno al photofinish. Il candidato con la “s” moscia, infatti, dopo una campagna elettorale da predestinato, si vide scippata la poltrona di sindaco per appena 59 voti, totalizzando il 49,94% dei voti. In quei giorni furono tante le contestazioni sul lavoro nei seggi, alcuni risultati arrivarono al comitato elettorale con grande ritardo e non vi fu uniformità di giudizio nella considerazione delle schede contestate. Il ballottaggio, poi, decretò una strabiliante vittoria di Accorinti.

Il 13 luglio, ampiamente anticipati, arrivarono i primi ricorsi, a firma di Alessia Currò, Giovanna Venuti e Giovanni Cocivera. Calabrò giurò di non saperne niente ma intanto nel giro di qualche giorno spuntarono altri ricorrenti: Eleonora Falduto, Giovanni Smedile, Rita Todaro. Tutti seguiti dall’avvocato Catalioto, ex assessore della Giunta Genovese. E Accorinti, decise di stare con le mani in mano in attesa del verdetto? No, incaricò un altro avvocato, Arturo Merlo, per effettuare un controricorso che dimostrasse l’inammissibilità della richiesta. Fu la mossa vincente.

La sentenza - I giudici del Tar di Catania nel pomeriggio di venerdì 31 gennaio hanno ritenuto inammissibili le istanze dei ricorrenti sia per difetto d’interesse che nel merito. Da semplici elettori, i firmatari non avrebbero tratto alcun giovamento diretto da un ribaltamento del risultato elettorale, come invece avrebbe potuto Calabrò. Quanto alla consistenza in sé del ricorso, poi, per i giudici non era evidente “l’onere della prova”, così come le censure riportate sembravano troppo generiche. Molto fumo, insomma, e niente arrosto.

Si chiude quindi qui il discorso sulle amministrative. Rimane apertissimo, invece, il tema dell’amministrare. Ed è qui che Accorinti dovrà vincere la partita più complicata.


“Futuro migliore”. Una nuova partenza per il sindaco

Messina - “Non hanno precisato quali dovrebbero essere i risultati corretti, né hanno fornito prove di una diversa ricostruzione. In sostanza, i ricorrenti mirano ad un nuovo scrutinio sezionale, ma non riescono a dimostrare che dagli affermati vizi di verbalizzazione delle sezioni, con la conseguente assegnazione di voti da parte dell’Ufficio centrale ai candidati alla carica di sindaco, sia effettivamente derivata un’alterazione del risultato elettorale”. La sentenza dei giudici del Tar di Catania è chiara e condanna Calabrò all’oblio (almeno per il momento). Nuovo giubilo per il clan Accorinti, con il sindaco che finalmente appone una propria fotografia nel “muro dei sindaci”. “Ho atteso questo momento con la massima serenità come sempre ho fatto nella mia vita, tanto che non avevo neanche telefonato all’avvocato. Adesso, però, non abbiamo davvero scampo. Voglio lavorare tantissimo. Questa città merita un futuro migliore, chiedo a tutti di partecipare a questa grande avventura”.

Articolo pubblicato il 04 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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