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Quotidiano di Sicilia

Anche per la morte c’è una via di fuga
di Carlo Alberto Tregua

Etica & Valori

Tags: Morte



Agostino di Tagaste, Vescovo di Ippona, ha scritto molto sul libero arbitrio, cioè sul distacco fra le Regole che il Creatore ha formulato per fare funzionare l’Universo, la Natura e tutti i soggetti attivi e passivi, e la volontà dell’Uomo, il quale è dotato di discernimento, per cui consapevolmente può scegliere fra il bene e il male.
Quando l’Uomo sbaglia, incolpi se stesso, quando sceglie il bene sa che è un atto di propria volontà. Il Creatore, sempre secondo Agostino, non interviene nelle vicende terrene per non falsare le Regole che lui stesso ha formulato.
Ecco alcuni semplici concetti espressi nel De gratia et libero arbitrio scritto nel 426 d.C, cioè appena quattro anni prima della morte e quindi in una fase matura della sua età.
Perché queste riflessioni partono dall’assunto prima indicato? Perché è indispensabile che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità per quello che fa, bene o male, o per quello che non fa. 

Nella nostra vita si incontrano continuamente difficoltà che spesso sembrano insormontabili. è proprio l’approccio alle difficoltà del vivere che indica le capacità delle persone umane, fondate sulla conoscenza e sulla cultura, mai sull’arroganza e sulla presunzione.
Ognuno deve avere la consapevolezza della pochezza che rappresenta rispetto all’Universo. Tuttavia non c’è limite alla volontà e non c’è paura che tenga.
Claudio Abbado (1933-2014), il grande direttore d’orchestra appena scomparso, sosteneva proprio questo: “La paura non esiste, il limite non esiste”. Ovviamente l’affermazione va presa per quella che è, nel senso che in ognuno di noi c’è sempre la possibilità di superare il proprio limite e di puntare ad obiettivi che spesso sono inimmaginabili. Anche la questione della paura che non esiste ha un senso. Di che dovremmo avere paura? Della sofferenza, della povertà, della malattia e della morte? Questi elementi fanno parte della nostra persona fisica, ma quella umana è ben di più e ben più grande, perchè comprende il cervello, l’intelligenza e lo spirito. L’insieme delle quattro parti dà la dimensione vera della vita terrena ed ultraterrena.
 
Avere paura significa non vivere, ovvero vivere nella continua incertezza, il che significa mettersi in una condizione di difficoltà. è nota la frase di Giovanni Falcone: “Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola”.
Non aver paura non significa avere coraggio, ma vivere nel modo più equilibrato tutte le vicende che ci capitano, quelle belle e quelle brutte, senza esaltarsi nè deprimersi. Ma così, obietterebbe qualcuno, non si vivrebbero momenti eccezionalmente buoni. è vero, ma neanche momenti di depressione.
Per vivere in modo equilibrato occorre avere una via di fuga, cioè una soluzione che consenta di risolvere il problema che abbiamo davanti. è, infatti, la continua ricerca di soluzioni dovrebbe essere una costante della nostra vita. Essere operosi, positivi, costruttivi e ottimisti è un modo per riempire di contenuti gli anni, i giorni, le ore ed i minuti. Contenuti veri rivolti al bene degli altri e, per conseguenza al bene di noi stessi. 

Sentiamo un’obiezione. La morte non ha via di fuga, ad essa non c’è soluzione. Vivaddio, è bene che sia così. Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma, sosteneva Antoine-Laurent Lavoisier (1743-1794). Dunque, anche il corpo, fatto di cellule, deve cessare e trasformarsi per alimentare la vita di altri esseri e del mondo. E allora, se cessa il corpo finisce la vita? Non lo credo, perché a mio avviso il corpo è uno strumento dello spirito, e lo spirito è energia che, per chi ci crede, è la stessa cosa del Supremo Architetto, presente sempre in noi stessi, appunto, sotto forma di energia.
Ognuno di noi può dialogare, in ogni istante della propria vita, con Lui, senza bisogno di alcun intermediario. Quando il corpo finisce la sua funzione e inizia quella di trasformarsi in altra sostanza organica, lo Spirito continua a vivere.
L’uomo si è posto sempre il problema della mancanza di dialogo fra lo Spirito e il vivente, non c’è se si pensa col corpo, c’è se si pensa con lo spirito. Il dialogo non è fatto di parole perché non c’è fisicità in quanto lo spirito vive senza spazio e senza tempo. Ma così dialoga e continua a vivere per l’eternità.
 

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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