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Quotidiano di Sicilia

Regione, tagliare per crescita e sviluppo
di Carlo Alberto Tregua

Chi è causa del suo mal...

Tags: Regione, Sviluppo



Il presidente della Regione e i consiglieri-deputati regionali (ma non tutti, per fortuna) se la prendono con l’eccellente prefetto Aronica, Commissario dello Stato, perché ha impugnato la gran parte della Finanziaria 2014, compilata da incompetenti o funzionari in malafede.
Lo affermiamo con chiarezza, perché chi ha redatto quel documento sapeva perfettamente che non avrebbe potuto vedere la luce, in quanto tutte le spese clientelari previste, basate su favori e raccomandazioni, sarebbero state decapitate.
C’è stata malafede, perché Giunta e Assemblea hanno voluto dimostrare ai clientes che erano favorevoli al loro ladrocinio, ma la sua fine, dicono, è dipesa dal Commissario.
Chiunque venga a conoscenza di questa ennesima vergognosa vicenda capisce perfettamente che codesta classe politica e burocratica si sta suicidando, essendo sorda e insensibile all’immensa protesta che proviene da tutta la Sicilia, protesta che non ha nulla a che fare con i sessantamila privilegiati-raccomandati, che vorrebbero ancora riceve lo stipendio senza lavorare.

L’assessore Bianchi sta disperatamente tentando di rielaborare un secondo documento finanziario, ma egli non ha nessuna possibilità di cambiare le cose fino a quando il presidente della Regione, che non vogliamo nominare, non comunicherà a quotidiani e televisioni regionali che l’era dei raccomandati-sfaccendati è finita e che la Regione non può pagare sessantamila stipendi a babbo morto.
In questo quadro, risulta sorprendente che dipendenti e dirigenti regionali, anziché fare un atto di contrizione, rinunziando al plus dei loro stipendi rispetto ai colleghi delle altre Regioni, chiedano aumenti. Si tratta di irresponsabili che non tengono conto della tragica difficoltà in cui si trova la popolazione siciliana, tranne loro che sono privilegiati.
Né atto di contrizione abbiamo sentito dai quasi 250 dipendenti dell’Ars, che avrebbero dovuto rinunziare, parimenti, al plus dei loro stipendi rispetto a quelli dei colleghi degli altri Consigli regionali.
La vergogna del settore pubblico regionale cresce ogni giorno, ma tutti quelli che lo compongono non si vergognano affatto.
 
E allora, cosa fare per indurre alla ragione codesti irresponsabili? O ci pensano i deputati regionali rinsaviti, o ci pensa lo Stato, che in base all’articolo 8 dello Statuto, data la situazione, scioglie l’Assemblea, manda a casa per inefficienza il presidente della Regione e nomina tre Commissari che taglino le spese clientelari, che elencheremo in un’apposita pagina fra qualche giorno, e indica nuove elezioni entro tre mesi, ai sensi dell’ultimo comma dello stesso art. 8.
Non importa chi rielabori la nuova Finanziaria 2014, se l’attuale Giunta o i Commissari dello Stato; importa, invece, che si riduca all’osso la spesa corrente, eliminando inefficienza, disorganizzazione, clientelismi e favoritismi, oltre che potenziale corruzione; si recuperino risorse dalle minori spese e si girino ad attività produttive, a cantieri da aprire subito, a massiccia riparazione idro-geologica del territorio e a piani turistici, agricoli, energetici,  per raggiungere l’autosufficienza dei consumi con la produzione interna.

A monte di tutto vi è l’inderogabile necessità per la Regione di redigere il Piano aziendale generale e quelli sezionali per singola branca amministrativa.
Vi sono bravi, capaci e onesti dirigenti fra i circa 1.800, in condizione di compilarlo. Ma vi è la folle paura che i documenti redatti con professionalità e onestà farebbero emergere una verità ineludibile: diecimila dipendenti regionali in esubero, oltre mille dirigenti regionali in esubero, fermo restando che i precari non avrebbero più alcuna possibilità di accasarsi, in quanto il loro peccato d’origine consiste nella raccomandazione a suo tempo avuta per entrare nei posti ove oggi si trovano.
Il balletto della presunta crisi, per il ventilato passaggio dell’Udc all’opposizione, è l’ultimo tassello di una situazione insostenibile. L’unica alternativa al commissariamento dello Stato è una larga intesa di scopo, per la durata di sei mesi, che rimetta a posto la macchina regionale e faccia partire la crescita. Ci sarà questo buon senso? Lo auguriamo.
 

Articolo pubblicato il 08 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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