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Province, ultima settimana: abolizione o voto
di Redazione

Domani il testo del governo Crocetta per l'istituzione dei liberi Consorzi sarà discusso all'Ars. Per il Movimento cinque stelle è "una riforma brutta", ma alla rete spetta l'ultima parola. Centrodestra sulle barricate

Tags: Province, Liberi Consorzi Dei Comuni, Comuni, Crocetta, Assemblea Regionale, Sicilia, Movimento Cinque Stelle, Regione



Una settimana, anzi meno. Se entro sabato l’Assemblea regionale non approverà la trasformazione delle Province in liberi consorzi dei Comuni, alla fine della primavera tutti i siciliani saranno chiamati ad eleggere i presidenti e i consiglieri degli Enti intermedi aboliti soltanto a parole, ma nei fatti a tutt’oggi esistenti sotto la guida di commissari nominati a Palermo.
 
Come abbiamo scritto più volte in quest’ultimo mese, la strada è quanto mai in salita. Il disegno di legge già approvato in commissione Affari istituzionale non piace a nessuno tra i banchi delle opposizioni. Al plurale, non è un lapsus. Non piace, infatti, ai Cinquestelle che, dopo aver annunciato in un primo momento battaglia, hanno deciso di affidarsi al loro giudice supremo, ossia la rete.
 
La posizione dei grillini è lapidaria: “Una riforma brutta e che faremo di tutto per cambiare in aula”. Il gruppo parlamentare del M5S all’Ars non è per il “no”, che “rimetterebbe in piedi i carrozzoni tanto criticati dal Movimento”, ma “non è neanche per un sì convinto, visto che la legge che domani approda a sala d'Ercole non è quella per la quale ha lottato il Movimento, che ha definito la norma più che una riforma epocale, un brodino per il goveno Crocetta”. Per questo, i deputati, come accaduto già per la mozione di sfiducia al presidente della Regione, Crocetta, fanno appello alla base, alla quale chiedono un'indicazione precisa tramite una votazione online.
 
Se la consultazione dovesse essere positiva la strada per il governo Crocetta sarebbe certamente in discesa, in quanto il “magic number”, cioè i 46 deputati necessari per far passare il testo, avrebbe buone probabilità di essere agguantato.
 
Viceversa schizzerebbero alle stesse le quotazioni del ritorno al voto. Il centrodestra, infatti, non pare disposto a fare aperture, sebbene Rosario Crocetta qualche giorno fa abbia chiamato in causa il partito di Angelino Alfano, il Ncd, chiedendo coerenza tra le scelte nazionali e quelli locali in merito all’abolizione delle Province.
 
Messaggio che, al momento, il gruppo siculo del ministro dell’Interno pare non aver raccolto. “Il disegno di legge sulla riforma delle Province, approvato dalla commissione affari istituzionali, che dovrà essere approvato entro il prossimo 15 febbraio, non è frutto di un confronto approfondito, ma il risultato incompleto di un percorso affrettato e dettato da tempi risicati”. Lo ha affermato il capogruppo del Nuovo centrodestra all'Ars Nino D'Asero incontrando, con il coordinatore del Ncd in Sicilia Giuseppe Castiglione, i giornalisti a Catania.
 
“È stato varato un ddl - ha aggiunto D'Asero - che non rappresenta una svolta, come invece dovrebbe essere. La normativa che prevede l'abolizione delle province e il passaggio ai liberi consorzi di Comuni o alle aree metropolitane non tiene conto di competenze, territori, confini e servizi. Basta al clamore e a imposizioni dall'alto con norme blindate. La Sicilia ha bisogno di una riforma seria che tenga conto di competenze, servizi e semplificazione e che stabilisca anche i vari livelli di governo. Per questo voteremo contro questo disegno di legge e proponiamo un articolo di legge ad hoc”.
 
“A un anno dall'approvazione della legge che doveva riformare il governo degli enti locali - ha osservato Castiglione - non esiste se non un testo molto confuso che non definisce funzioni e competenza. Chiediamo al Governo che entro questa settimana possa affrontare in maniera coerente e seria un provvedimento organico di riforma degli enti locali”. Intanto le lancette corrono.
 

Articolo pubblicato il 10 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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