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Primarie Pd, convergono Renzi, Cuperlo e Crocetta
di Raffaella Pessina

Raciti in vantaggio con il 66,8% delle preferenze su 25 mila iscritti votanti. Aspirante segretario regionale: “Candidato per l’unità del partito”

Tags: Ars, Matteo Renzi, Rosario Crocetta, Giampiero DÂ’Alia



PALERMO - Sono stati proclamati, alla convenzione del Pd siciliano, i tre candidati alla segreteria regionale che si confronteranno alle primarie del 16 febbraio. Quasi 25.000 gli iscritti che hanno votato: i dati arrivati dalle segreterie provinciali hanno certificato il vantaggio del cuperliano Fausto Raciti (66,8%), sostenuto dalle aree di Renzi, Cuperlo e del Megafono di Crocetta; lo insegue a distanza, con il 22,2%, il segretario uscente Giuseppe Lupo, molto critico verso la scelta di convergere su Raciti (‘colpevole’ fra l’altro, a suo dire, di essere sostenuto da Mirello Crisafulli) e nei confronti del governo regionale; e la civatiana Antonella Monastra (5,5%).

Raciti ha dichiarato che il rimpasto non sarà una priorità. Piuttosto si dovrà affrontare il progetto di governo. Raciti rilancia la necessità di una rimodulazione del patto di governo, ricostruendo il rapporto tra giunta e Pd. “I blocchi di potere conservatori sono ancora forti ed è urgente - ha aggiunto Raciti - garantire più slancio all’azione riformatrice di governo”. Intanto è stato messo un punto sulla riforma delle province, dopo l’incontro romano dei giorni passati tra il ministro Udc Giampiero D’Alia e l’esponente della segreteria nazionale Pd Davide Faraone, confronto che è servito anche a chiarire le posizioni dei due partiti della maggioranza siciliana dopo la ‘svolta’ di Pier Ferdinando Casini a favore del centrodestra.

Ieri si è tenuta un’altra riunione per mettere a punto una riforma delle province da approvare entro il 15 febbraio per evitare di andare alle urne, mentre per il 18 è prevista una verifica di maggioranza, durante la quale, alla luce di quanto sarà emerso dopo le primarie del Pd, si potrà parlare di rimpasto. “Era necessario - ha detto ancora Raciti - dopo le tensioni recenti, un chiarimento con l’Udc, ma nessuna ingerenza di Roma, solo scelte logistiche”, assicura, facendo capire che si prepara a gestire una nuova fase del partito in Sicilia: “La mia - conclude - è una candidatura unitaria, per l’unità del partito e compito del segretario uscente sarebbe stato quello di agevolare questo processo, invece di opporvisi, comportandosi come se in questi anni non ci fosse stato. Gli incarichi di partito sono stati usati come trampolino di lancio per ruoli istituzionali. E’ l’ora di voltare pagina”.

Giuseppe Lauricella e Antonio Ferrante hanno ottenuto, rispettivamente, il 3,3% e il 2% delle preferenze, non superando lo sbarramento del 5%. Sull’esito incombe proprio il ricorso dell’escluso Lauricella che parla di scorrettezze e anomalie: “Non si possono fare altri passaggi congressuali se prima non si chiariscono certi aspetti oscuri: tesserati che hanno votato il cui voto non risulta, altri riconosciuti e legittimati in sede di presentazione della candidatura, non riconosciuti quali soggetti legittimati a votare”. Per Lauricella se la competizione, “già complicata, fosse stata almeno corretta, nulla da ridire. Ma se si opera in modo politicamente scorretto e giuridicamente illegittimo, allora non va bene”.

Intanto questo pomeriggio riprendono i lavori parlamentari con la seduta d’Aula prevista per le 16. In attesa di esaminare i ddl sulla riforma delle province, all’ordine del giorno vi saranno le “Disposizioni per la riqualificazione dei beni immobili confiscati alla criminalità organizzata.” (nn. 579-607 IV stralcio – 623/A), “Disposizioni in materia di pagamenti della Pubblica Amministrazione. Anticipazione finanziaria alla soci età Riscossione Sicilia.” (n. 500/A) e “Promozione della ricerca scientifica in ambito sanitario.

Articolo pubblicato il 11 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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