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Palermo - Gesap: è corsa contro il tempo per sciogliere il nodo Provincia
di Gaspare Ingargiola

Anche l’Enac ha sollecitato Palazzo Comitini: “Evitare di mettere a rischio la gestione aeroportuale”. L’Ente sovracomunale dovrebbe versare la propria quota per l’aumento di capitale

Tags: Palermo, Gesap, Enac, Vito Riggio



PALERMO – Entro venti giorni la Provincia dovrebbe versare la propria quota per l’aumento di capitale sociale della Gesap, l’ente gestore dell’aeroporto Falcone-Borsellino di Palermo, in compartecipazione fra la stessa Provincia, il Comune e la Camera di Commercio. C’è il serio rischio, nel caso in cui questi soldi venissero a mancare, che la società perda la concessione quarantennale concessa dall’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac).

La conferma è arrivata nei giorni scorsi dallo stesso presidente dell’Enac, Vito Riggio: “Pur rendendomi conto delle attuali difficoltà in cui versa la Provincia di Palermo, il nostro dovere di vigilanza sul trasporto aereo ci impone, come previsto dalla normativa, di sollecitare un intervento a favore dell’aumento di capitale, per evitare che un importante scalo come quello di Palermo debba incorrere in procedure che potrebbero mettere a rischio la gestione aeroportuale”. Palazzo Comitini ha chiesto venti giorni di tempo per approvare il bilancio e trovare così i nove milioni di euro necessari.

La vicenda della mancata sottoscrizione della seconda tranche dell’aumento di capitale è strettamente legata alla decisione di Palazzo Comitini, pare su input dell’amministrazione regionale, di assicurare prima e di negare poi la propria quota sociale, a differenza di quanto fatto da Comune e Camera di Commercio. A conti fatti, finora il diniego del commissario Domenico Tucci ha rappresentato un ostacolo quasi insormontabile per l’intero processo di privatizzazione della Gesap. L’aumento di capitale è necessario, oltre che per rinnovare la concessione Enac, anche per mettere in vendita una società con i conti finalmente in ordine dopo anni di passivo.

L’allarme era stato lanciato già nei giorni scorsi dal presidente della società, Francesco Giambrone, che ha sollecitato la Regione a fare i passi necessari affinché Tucci procedesse con lo stanziamento. Inquieti anche i sindacati, già preoccupati per la privatizzazione che metterebbe a rischio, a loro dire, i livelli occupazionali. Alla fine l’operazione dovrebbe essere condotta in porto, anche perché il bando per l’advisor è già stato pubblicato dopo che Comune e Camera di Commercio hanno sommato le loro quote e messo in minoranza la Provincia.

Ma resta in piedi la questione della licenza Enac: un’eventuale revoca sarebbe un duro colpo per i lavoratori e per gli investimenti milionari sullo scalo. A proposito di quest’ultimi, dopo decenni di cantieri lumaca la Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta per capire se dietro i lavori a rilento ci sia stato un qualche interesse fraudolento. Gli indagati sono il direttore generale della Gesap, Carmelo Scelta, l’ex amministratore delegato, Giacomo Terranova, l’ex responsabile degli Affari generali e legali, Vincenzo Petrigni, e un dirigente, Giuseppe Listro. A Punta Raisi sono ben otto i cantieri ancora aperti (ampliamento del piazzale aeromobili, centrale tecnologica, terza sala check-in, edificio servizi, nuova hall arrivi, sorveglianza perimetrale, nuova rete Itc e impianti perimetrali, opere antisismiche) per un totale di 80 milioni di euro, che si aggiungono a quelli già completati, anch’essi con tempi dilatati, per il nuovo curb arrivi (apertura prevista a giugno) e per il consolidamento del costone roccioso (con questi fanno altri 82,7 milioni di euro per un totale che supera i 160 milioni).

Il Consiglio di amministrazione della Gesap ha imposto una tabella di marcia molto rigida per il termine dei cantieri e, a quanto risulta, ha pienamente collaborato con le indagini dei magistrati. Nonostante ciò, il deputato regionale del Pd all’Ars, Fabrizio Ferrandelli, ha chiesto, in un’interrogazione urgente al presidente della Regione e all’assessore regionale ai Trasporti, “se non sussistano le condizioni per l’immediata rimozione dei vertici della società a seguito dell’inchiesta della Procura di Palermo”. Per il parlamentare democratico “oltre agli aspetti giudiziari che rischiano di avere risvolti penali rilevanti, siamo di fronte a sconsiderati meccanismi gestionali che hanno finito, in questi anni, per creare danni incalcolabili allo sviluppo dell’aeroporto e a tutta la Sicilia occidentale”.

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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