Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Deputati e mafia, le confessioni di Alfonso Cicero
di Redazione

"Ci sono parlamentari che agiscono in modo pericoloso". Il presidente dell'Irsap, minacciato di morte da Cosa nostra, getta nuove ombre sull'Assemblea regionale siciliana. Che si spacca sulle sue dichiarazioni. Ardizzone: "Faccia nomi e cognomi"

Tags: Regione Siciliana, Alfonso Cicero, Irsap, Giovanni Ardizzone, Nello Di Pasquale, Nello Musumeci, Ars



"Ci sono deputati che agiscono in modo pericoloso”. L’accusa di Alfonso Cicero, presidente dell’Irsap sotto scorta in quanto minacciato di morte dalla mafia, è l’ennesimo macigno piovuto sull’Assemblea regionale siciliana. La tesi del dirigente ha fatto sobbalzare dalle sedie molti parlamentari siculi, su cui continuano ad aumentare le ombre. Dallo scandalo della Formazione a quello del Ciapi, passando per la più recente inchiesta giudiziaria che vede coinvolti ben 83 deputati, di questa e della scorsa legislatura, per utilizzo illecito dei rimborsi elettorali. Mai come adesso la credibilità di Palazzo dei Normanni è compromessa.
 
E Cicero, durante la presentazione di un protocollo di legalità tra l’Irsap e la Camera di Commercio di Palermo, non le ha di certo mandate a dire: “Quando si tocca un’area industriale, si toccano interessi pericolosi di una vasta area grigia, è sbagliato generalizzare il discorso delle responsabilità a tutta l'Assemblea, ma certo ci sono deputati che agiscono in modo pericoloso. E ciò vale in particolare per il Centro-Sicilia” (leggasi i parlamentari di Enna e Caltanissetta).
 
Si tratta di affermazioni gravissime, che se confermate minerebbero definitivamente un’Istituzione già logorata. Per questo Giovanni Ardizzone, presidente dell’Ars, è andato su tutte le furie. “Non è la prima volta – ha dichiarato Ardizzone - che ci troviamo dinnanzi a dichiarazioni di questa portata, non solo di Cicero ma anche di altri esponenti. Si cerca di delegittimare l'istituzione Parlamento e mi sembra che ogni volta ritorniamo sui soliti discorsi”.
 
Quello che in queste ore si chiede a gran voce sono i nomi. Cicero, infatti, ha dichiarato di aver fatto “denunce ben precise con nomi e cognomi di alcuni deputati che continuano a sostenere ambienti affaristico-mafiosi che nelle aree industriali sono una minaccia non solo per chi li vuole contrastare, ma anche per il tessuto economico della Sicilia”.
 
Per Ardizzone non basta. “Ritengo opportuno – ha aggiunto il presidente dell’Assemblea - che sia lo stesso Cicero a dovere fare nomi e cognomi: ognuno di noi sa nella propria coscienza se è una persona per bene e se lotta contro la mafia”.
 
Dello stesso tenore la replica di Nello Musumeci, presidente della commissione regionale Antimafia: “Le dichiarazioni del geometra Cicero sono gravi e se dovessero esser fondate porrebbero l’Ars di fronte all'esigenza di fare assoluta chiarezza”.
 
Musumeci ora vuole vederci chiaro: “intendiamo conoscere i nomi e i cognomi dei deputati che in questa Assemblea mantengono rapporti con Cosa nostra, ma se non verrà acclarato, l'autore si assumerà la responsabilità nelle sedi opportune”.
 
Intanto le confessioni del capo dell’Irsap hanno spaccato non solo il Parlamento, ma anche gli stessi gruppi. Come il Megafono. Se il capogruppo del movimento di Rosario Crocetta, Giovanni Di Giacinto, s'è unito al coro di sdegno che s'è alzato all'Ars durante la seduta parlamentare, un altro esponente dello stesso partito, Nello Di Pasquale, invece ha preso nettamente le difese di Cicero.
 
Intervenendo in aula, Di Giacinto ha detto: “Probabilmente qualcuno butta un pugno di sabbia rispetto all'Assemblea regionale e, poi, è difficile recuperare quel pugno di sabbia che è stato buttato. È chiaro che noi ci auguriamo che, al più presto, il nostro presidente della Commissione antimafia convochi il dottore Cicero perché faccia nomi e cognomi”. “Nessuno di noi può stare ad aspettare per sapere chi è il mafioso o a subire - ha aggiunto Di Giacinto - vogliamo sapere nome e cognome di chi sono i mafiosi in quest'Aula".
 
Ma Di Pasquale, poco dopo, ha preso le distanze dal suo capogruppo e dagli altri deputati intervenuti per stigmatizzare le dichiarazioni di Cicero. E prendendo la parola in aula, il deputato del Megafono ha sostenuto: “Su questa vicenda c'è stato troppo allarmismo, si tratta di una persona che, ad oggi, sta rischiando la vita per il suo lavoro e per la Regione siciliana, io non me la sento di aderire al coro che quasi mette sotto inchiesta il dottore Cicero”.
 
E a difesa del dirigente Irasp è intervenuto anche Marco Forzese, deputato dei Democratici riformisti per la Sicilia: “Ieri sera a sala d'Ercole è andata in scena la ribellione della casta. Non capisco le ragioni delle reazioni di alcuni deputati rispetto alle parole del presidente dell'Irsap Alfonso Cicero. Chi non ha il carbone bagnato può dormire sonni tranquilli. Quando Cicero afferma che ci sono deputati che rappresentano interessi mafiosi afferma il vero e anche io ho rassegnato all'autorità giudiziaria quanto mi è constato personalmente”.
 

Articolo pubblicato il 12 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus