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Province, M5S verso il sì. Valenti: "Termine 15 febbraio non perentorio"
di Redazione

LIVE. L'assessore alle Autonomie locali ritiene che c'è tempo fino alla prossima settimana. La base dei Cinquestelle ha votato per l'abolizione

Tags: Province, Liberi Consorzi Dei Comuni, Comuni, Crocetta, Assemblea Regionale, Sicilia



20:00 - Il 15 febbraio non è un termine perentorio. "Il termine del 15 febbraio non è perentorio, lunedì scadono i mandati dei commissari delle Province, poi c'è ancora qualche giorno di tempo per decidere, per cui se la legge dovesse essere approvata prossima settimana saremmo ancora in tempo". Lo ha chiarito l'assessore alle Autonomie, Patrizia Valenti, intervenendo in aula dove è in corso la discussione generale sulla riforma delle Province
 
20:00 - Province: pollice verso della base, grillini orientati per il sì. Voterà "sì" il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all'Ars sulla riforma delle Province. E' questa, infatti, l'indicazione che è arrivata dalla base del Movimento, dopo una consultazione on line degli attivisti riconosciuti dai meetup siciliani. Non è stata marcata, però, la differenza tra favorevoli e contrari: i "sì", infatti, si sono attestati su una soglia vicina al 60% (59,81), a conferma dello scarso gradimento del testo arrivato in aula, cosa che rispecchia anche l'atteggiamento dei parlamentari del gruppo, che a più riprese ne hanno criticato parecchi aspetti.
 
Non è, comunque un "sì" scontato quello dei 14 deputati Cinquestelle. L'orientamento di voto potrebbe infatti cambiare se la legge dovesse avere stravolgimenti rispetto al programma del Movimento e al ddl presentato dal gruppo. "Non è la legge per cui ci eravamo battuti", affermano i deputati. "Le continue marce indietro del governo, che ha ritirato quasi tutti i suoi emendamenti, le hanno tolto gran parte della sostanza. Cercheremo di migliorarla in aula. Al momento le poche cose da salvare sono la scomparsa degli organi politici e la gratuità dei liberi consorzi . E queste sono due tra le cose che, se dovessero saltare, ci spingerebbero a votare contro".
 
19:10 - "Occupiamo l'aula".  "Per impedire la mortificazione di questo Parlamento siamo disposti anche a occupare l'aula". L'ha detto in aula il capogruppo del "Lm-verso Fi", Santi Formica, criticando il governo rispetto alla gestione del testo di riforma delle Province e parlando di "accordi fatti nei sottoscala"
 
18:55 - Riprende l'esame della riforma. Il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, ha riaperto la seduta parlamentare, sospesa due ore fa. All'ordine del giorno c'è la discussione generale sulla riforma della Provincia, i deputati stanno intervenendo sull'ordine dei lavori, contestando il governo. Un'intesa sul ddl ancora non c'è.
 
17:17 - Una partita di ping-pong. Da oltre quattro ore il governatore Rosario Crocetta è chiuso nella stanza del governo, a Palazzo dei Normanni, per cercare di trovare la quadra sulla riforma delle Province. I colloqui sono cominciati poco dopo mezzogiorno: prima con maggioranza e opposizione, poi solo con la maggioranza, poi di nuovo con l'opposizione e ancora con maggioranza e opposizione. I deputati entrano ed escono dalla stanza del governo, ma al momento l'intesa non c'è. Tant'è che su richiesta dei capigruppo, la seduta parlamentare, con all'ordine del giorno la riforma delle Province, è stata rinviata di alcune ore.
 
16:48 - Tutto rinviato alle 18.  Seduta lampo all'Ars, aperta e subito rinviata alle 18. Il vice presidente dell'Ars, Antonio Venturino, ha informato l'aula che il rinvio è stato chiesto dai capigruppo. Si cerca ancora una intesa sulla riforma delle Province tra maggioranza e opposizione, una strada che appare in salita.
 
Nonostante le colombe della maggioranza abbiano mediato, all'interno della coalizione rimangono i mal di pancia di alcuni deputati sul testo emendato dal governo, mentre l'opposizione non è affatto convinta delle proposte messe sul tavolo: elezione dei presidenti dei Liberi consorzi allargata a tutti i consiglieri dei Comuni che aderiranno al consorzio (dunque la conferma dell'elezione di secondo livello) e funzioni per i futuri consorzi da assegnare con una successiva legge entro sei mesi mantenendo del testo attuale solo competenze generiche.
 

 
LA GIORNATA. Tensione alle stelle nella maggioranza sulla riforma delle Province, tanto che le opposizioni hanno abbandonato la riunione, in corso a Palazzo dei Normanni col governatore Rosario Crocetta. Alcuni deputati della minoranza, presenti al vertice, riferiscono che l'intesa che era stata raggiunta dalla maggioranza a Roma “in realtà non esiste”. “È stato imbarazzante assistere alle liti tra Crocetta e Cracolici”, dice il capogruppo del “Pid-verso Forza Italia”, Toto Cordaro. In questo clima, le opposizioni hanno deciso di lasciare il vertice e di rimanere in attesa di segnali da parte della maggioranza nel caso in cui riuscisse a raggiungere un accordo.
 
Nella stanza del governo, dove è in corso il vertice, il clima s'è surriscaldato quando Antonello Cracolici, presidente della commissione Affari istituzionali, ha riferito di avere chiesto un parere agli uffici su alcuni emendamenti del governo al testo base, incardinato in aula, e ha cominciato a leggere un documento. A quel punto Crocetta lo avrebbe interrotto più volte, provocando la reazione di Cracolici che ha stracciato il foglio.
 
Le opposizioni, intanto, avevano posto tre quesiti di mediazione a maggioranza e governo: elezione diretta dei presidenti o delle assemblee dei Liberi Consorzi, numero dei consorzi e competenze. “Il testo del governo è incostituzionale, su questo non c'è dubbio: l'elezione diretta è indispensabile”, dice il capogruppo della “Lista Musumeci-verso Forza Italia”, Santi Formica, che già ieri in aula aveva posto la pregiudiziale, poi respinta dal voto parlamentare.
 
Dopo una lunga discussione, a tratti molto accesa e un faccia a faccia tra Rosario Crocetta e Antonello Cracolici (Pd), le colombe della maggioranza, guidate da Lino Leanza (Articolo 4), sono riuscite a mediare e a ricompattare la coalizione, riunita a Palazzo dei Normanni col governatore, attorno al testo di riforma delle Province condiviso nel vertice al Nazareno (sede nazionale del Pd).
 
Stemperate le tensioni, la maggioranza sta tentando il coinvolgimento delle opposizioni, che sono tornate al tavolo della riunione, nella stanza del governo. Rispetto al testo emendato dal governo, l'ipotesi sul tappeto è quella di cercare un compromesso rispetto alle richieste delle minoranze sull’elezione diretta. La maggioranza vorrebbe introdurre una via di mezzo: cioè l'elezione del presidente dei Liberi Consorzi da parte dei consiglieri di tutti i Comuni che aderiranno al consorzio (senza voto ponderato dunque, che rimane valido invece per la composizione delle assemblee).
 
Ma l’ipotesi che alla fine l’accordo non soddisfi nessuna delle parti è tutt’altro che da escludere. Tanto che si fa strada la soluzione di una proroga dei commissariamenti delle Province (una strada che, lo ricordiamo, è già stata bocciata a dicembre dall’Ars).
 

Articolo pubblicato il 13 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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