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Crisi, suicidi a quota 149 nel 2013. Anche in Sicilia tragico aumento
di Giuseppe Paternò di Raddusa

Cresce pure il numero di persone che hanno tentato di togliersi la vita: ben undici al di qua dello Stretto. Link lab: lo scorso anno ci sono stati 19 casi nelle Isole contro i 14 del 2012

Tags: Suicidio, Crisi, Lavoro



PALERMO - A volte ci vuole più coraggio a non suicidarsi che a suicidarsi, scrive Luciano De Crescenzo ne I pensieri di Bellavista. E le sue parole, pubblicate nel 2005, suonano tristemente profetiche – o quantomeno rivelatorie. Si parla, ahinoi, di suicidio: se nel 2012 si attestava un aumento di suicidi del 12% nel nostro Paese, rispettivamente con oltre il 35% delle “morti silenziose” registrate al Nord, il 32,4 % al Centro, il 19,1% nelle Isole e il 13,2% nel resto del Mezzogiorno. Dati all’epoca già preoccupanti, legati soprattutto all’incedere letale della crisi economica in corso, ma non solo: persino tra i bambini sotto i tredici anni il numero di suicidi aveva registrato un infelice incremento.

E la situazione, dopo un anno, non è migliorata: i dati di Link Lab (Laboratorio di ricerca socio-economica dell’Università degli Studi Link Campus University di Roma) in merito ai suicidi per cause derivate dalla crisi economica - resi noti dopo due anni di monitoraggio incessante – parlano chiaro. Ben 149 persone si sono date la morte per motivazioni economiche, 60 in più rispetto agli 89 casi registrati nel 2012.

Il bilancio è drammatico: il numero di suicidi per tali cause, nel biennio 2012-2013, sale dunque a 238 morti.
“Le analisi delle ultime ore dell’Istat continuano a lanciare segnali preoccupanti: il reddito delle famiglie italiane in valori correnti diminuisce in tutte le regioni italiane – afferma Nicola Ferrigni, docente di Sociologia alla Link Campus University – e il sistema Italia fatica a trovare soluzioni a problemi divenuti ormai insormontabili come la perdita del lavoro, il ritardo con cui vengono percepiti gli stipendi, l’impossibilità di pagare affitti e rate del mutuo”.

Negli ultimi quattro mesi del 2013 i suicidi ricollegati a problemi dovuti alla crisi economica costituiscono il 40% circa del totale registrato nell’intero anno, con un aumento rilevato all’inizio di ottobre (che conta in tutto 16 morti), di novembre (12) e dicembre (addirittura 18). I dati di Link Lab rivelano inoltre che un suicida su due è un imprenditore (68 i casi nel 2013 contro i 49 del 2012), che sono raddoppiati (58 casi contro 28) i suicidi tra i disoccupati e triplicati (19 contro 7) tra cittadini sommersi dai debiti. Nel 2012 il Nord indossava la maglia nera, con il maggior numero di suicidi: ma la situazione è notevolmente cambiata nel 2013.

Il fenomeno si è reso tristemente omogeneo in tutte le aree geografiche della nazione: anche il Mezzogiorno, da sempre meno soggetto alle pratiche del suicidio dovuto alla crisi economica, è passato da 13 morti nel 2012 a 29 nell’anno successivo. Il Nord-Ovest continua a registrare dati drammatici (35 vittime nel 2013 contro le 12 del 2012), seguito dalle regioni centrali (33 casi contro 23, 22,1%) e dal Nord-est (32, in linea con i dati del 2012). Allarmante anche il dato registrato nelle Isole: 19 casi contro i 14 rilevati nel 2012.

E la causa principale, ancora una volta, è la crisi economica – mancanza di denaro, condizioni economiche disastrose e irrisolvibili - motivo principale dei 108 suicidi (72,5%) del 2013. Seguita dalla perdita del lavoro (26 casi registrati) e dai debiti verso l’erario (13 casi registrati).

Non meno seria è la situazione dei tentati suicidi: nelle regioni meridionali si passa dai cinque casi nel 2012 ai 25 del 2013. Nelle isole, invece, sei casi nel 2012 a fronte di 15 nel 2013. Undici, in tutto, i tentativi di suicidio causati da motivazioni economiche in Sicilia, registrati dai dati di Lab Link. E se tutto questo ci appare impensabile e tragico, è incredibile e quasi paradossale come invece la Grecia – che di certo a condizioni economiche non è messa meglio di noi – presenti il tasso minore di suicidi in tutta Europa (fonte: EU.R.E.S., Ricerche Economiche e Sociali).

Articolo pubblicato il 14 febbraio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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